Il Tiramisù, fenomeno planetario. Batte anche il Colosseo!
Secondo il social network fotografico Instagramm che conta oltre 2 miliardi e mezzo di followers nel mondo, il famoso dolce al cucchiaio è diventato il simbolo del Made in Italy e attira milioni di turisti nel nostro Paese. La querelle sulla primogenitura. Chi l’ha inventato: i veneti o i friulani? La ricetta originale codificata dall’Accademia Italiana della Cucina. E per la Pasqua 2026 Dario Loison gli ha reso omaggio creando la Colomba al Tiramisù.
Quando gli istituti di ricerca parlano delle motivazioni per cui un turista straniero è attratto dall’Italia ai primi posti citano sempre il patrimonio monumentale, le città d’arte, i tesori custoditi nei musei, le bellezze dei nostri paesaggi. Il risultato cambia se, viceversa, prendiamo in considerazione i moderni canali social. Secondo Instagramm, il social network fotografico, canale social che conta oltre 2 miliardi di followers nel mondo e più di 40 milioni in Italia, ciò che spinge un turista straniero a preferire l’Italia ad altri Paesi è un piatto, per la precisione un dolce, il Tiramisù, considerato il piatto più famoso al mondo, che supera addirittura l’attrazione turistica italiana più popolare, il monumento più famoso di Roma “caput mundi”: il Colosseo.
Il cibo è diventato un’attrazione turistica e culturale del Made in Italy
La conferma dell’exploit del tiramisù è dei giorni scorsi e ad annunciarlo è stato Francesco Redi, fondatore della “Tiramisù World Cup”, in occasione della giornata interazionale del Tiramisù: il “World Tiramisù Day”.
In particolare, digitando “#tiramisù” su Instagram, il celebre dolce al cucchiaio registra ben 5,3 milioni di utilizzi (da quando esiste il social network fotografico). Ma il segreto del Tiramisù non è più solo la sua bontà, quanto il fatto di essere anche un contenuto altamente “instagrammabile”, riconoscibile, replicabile e condivisibile. Ed i suoi dati confermano un fenomeno oramai evidente nel mondo del turismo contemporaneo: “Il cibo è diventato un’attrazione turistica capace di competere e superare i grandi landmark culturali (punti di riferimento culturali) ha spiegato Redi, studioso di Politiche europee per il turismo. E lo sta a dimostrare anche il recente riconoscimento dell’Unesco che ha consacrato la cucina italiana patrimonio dell’Umanità.”
Ciò che è condiviso influenza la percezione delle destinazioni turistiche
L’analisi degli hashtag non misura direttamente i flussi turistici, ma racconta qualcosa di altrettanto importante, ovvero quello che le persone scelgono di condividere nel canale social più popolare. “Quello che viene condiviso oggi influenza profondamente la percezione delle destinazioni, la costruzione dell’immaginario turistico e anche le scelte di viaggio delle nuove generazioni – ha precisato Francesco Redi – non si tratta più solo di visitare un luogo, ma di vivere un’esperienza che meriti di essere raccontata online.”
In questo contesto, gastronomia, lifestyle e icone locali giocano un ruolo sempre più centrale e il tema è all’attenzione di chi si occupa di marketing territoriale. “Per le destinazioni turistiche questi risultati indicano una cosa: le attrazioni non sono più solo geografiche, ma anche culturali, gastronomiche e social – ha sottolineato Redi – ed è proprio in questa intersezione tra dati digitali, turismo e narrazione dei territori che si aprono nuove opportunità strategiche che devono essere prese in considerazione.”
Altri prodotti simbolo del Made in Italy: il Prosecco e lo “Spritz”
L’analisi diventa ancora più interessante restringendo il campo al Veneto, la regione che si contende l’invenzione del Tiramisù con il Friuli Venezia Giulia, e confrontando hashtag legati sia alle destinazioni sia alle attrazioni. In questo scenario, le città dominano ancora la classifica. Venezia in particolare (con le denominazioni “Venice”, “Venedig” e altre varianti linguistiche) supera i 33 milioni di contenuti, Verona raggiunge i 7,2 milioni.
Scorrendo la classifica subito dopo incontriamo elementi molto diversi dalle tipiche destinazioni turistiche: compaiono, infatti, i prodotti gastronomici e simboli della cultura locale: dal Prosecco (4,6 milioni) allo Spritz (2,2 milioni), da Padova/Padua (4 milioni) a Cortina d’Ampezzo (1,7 milioni).
Un altro dato interessante è il fatto che, nel complesso, l’hashtag “Dolomiti” considerando anche le varianti linguistiche raggiunge quota 10 milioni. Tuttavia, trattandosi di un territorio distribuito su tre regioni, la quota effettivamente attribuibile al Veneto risulta inferiore.
In questa “singolar tenzone” enogastronomica, Treviso, universalmente riconosciuta come la “Città del Tiramisù”, lancia la “Tiramisù Run”, una corsa ludico-motoria ideata dall’ex campione azzurro Salvatore Bettiol per celebrare il dolce al cucchiaio più famoso al mondo. Si disputerà l’11 ottobre in occasione della “Tiramisù World Cup” 2026 che vedrà sfidarsi nella Loggia dei Cavalieri, nel cuore del centro storico di Treviso, capoluogo della Marca “gioiosa et amorosa”, chef (amatoriali e professionisti) provenienti da tutto il mondo per preparare il miglior Tiramisù di sempre. L’anno scorso i concorrenti furono 250.
La querelle: ma chi l’ha inventato il Tiramisù? I veneti o i friulani?
Ma chi l’ha inventato il tiramisù? Se lo contendono sia i veneti che i friulani. Il gastronomo trevigiano Giuseppe “Bepi” Maffioli non ha dubbi: il Tiramisù al cucchiaio fu inventato a Treviso nei primi anni Sessanta del secolo scorso dal pasticcere Roberto “Loly” Linguanotto nelle cucine dello storico ristorante “Alle Beccherie” di Ado e Alba Campeol. Era la versione moderna del mitico “Sbatudin”, un composto di tuorlo d’uovo sbattuto con lo zucchero, utilizzato comunemente dalle famiglie contadine, a cui veniva aggiunto il mascarpone. Un ricostituente destinato soprattutto ai bambini, alle donne in gravidanza, pima e dopo il parto, agli anziani e ai convalescenti.
L’uscita nelle librerie del volume sul Tiramisù di Clara e Gigi Padovani (Giunti editore) ha aperto una querelle sulla primogenitura di questo dolce al cucchiaio. Stando alle testimonianze di alcuni Accademici della Cucina, il Tiramisù sarebbe stato creato a Pieris, minuscola frazione del comune di San Canzian d’Isonzo, nel Goriziano, dal pasticcere del ristorante “Il Vetturino”: era presentato in una coppa ripiena di una mousse al cioccolato, Pan di Spagna bagnato con Marsala, zabaione e panna montata. Per la prima volta questa coppa sarebbe stata servita il 19 maggio 1938 sul panfilo reale da Mario Cosolo, cuoco friulano della Regia Marina.
Un’altra versione ne attribuisce l’origine alla Carnia e per la precisione all’Albergo Roma di Tolmezzo dove negli anni Cinquanta la pasticcera Norma Pielli avrebbe modificato il “Dolce Torino” citato da Pellegrino Artusi sostituendo il burro con il mascarpone e l’Alchermes con il caffè.
Ecco la ricetta originale codificata dall’Accademia Italiana della Cucina
Gli ingredienti della ricetta originale del tiramisù codificata dall’Accademia Italiana della Cucina prevedono questi ingredienti: il mascarpone, le uova, lo zucchero, i savoiardi, il caffè e il cacao amaro in polvere. Per la preprazione si dovranno dapprima montare i tuorli d’uovo e lo zucchero, poi verranno aggiunti il mascarpone e gli albumi d’uovo montati. A questo punto si inzuppano i savoiardi nel caffè alternandoli con gli strati di crema di uova e mascarpone. Alla fine completerà questo autentico peccato di gola una spolverata di cacao amaro. Fondamentale per la riuscita ottimale della ricetta è la crema che deve rimanere morbida e abbondante per non essere assorbita dai savoiardi. Nella ricetta classica non compaiono né i liquori, né il cioccolato all’interno degli strati.
E Dario Loison gli ha reso omaggio creando la Colomba di Pasqua al Tiramisù
Dario Loison, vulcanico pasticcere vicentino, nel laboratorio di Costabissara quest’anno ha deciso di rendere omaggio al Tiramisù non copiando pedissequamente la ricetta classica, ma cercando di tradurre l’emozione di questo dessert nel linguaggio più esigente dei lievitati.
Il progetto si inserisce in una tendenza attuale della pasticceria che rinnova i lievitati con nuovi gusti ispirati ai classici dessert italiani, senza rinunciare alla centralità dell’impasto, alla misura e alla riconoscibilità.
In questo solco, la novità 2026 entra nella storica Collezione Genesi della linea Top come reinterpretazione contemporanea di un dolce classico. Una novità che dialoga con la memoria che ha un obiettivo preciso: portare nella colomba l’idea di dessert, mantenendo la leggerezza e l’equilibrio che definiscono un lievitato d’autore.
In alto i calici. Prosit! (GIUSEPPE CASAGRANDE)
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