
L’estate che non c’è più: dai pranzi infiniti degli anni Ottanta alle cine-notti sdoganate dal salutismo

C’è un momento, durante i mesi caldi, in cui la voglia di un buon bicchiere di vino rosso non si ferma davanti alla colonnina di mercurio. È un richiamo atavico che sfida la calura, un piacere che chi ama la buona tavola fatica a ibernare. Oggi, però, tutto è cambiato: la spiaggia si vive di fretta, il pranzo si consuma al volo, e la notte ha smesso di essere un territorio di conquista gastronomica. Chi ha vissuto la gioventù a cavallo della caduta del Muro di Berlino ricorda un’estate ben diversa, fatta di eccessi e lentezze goduriose.
Quando il pranzo durava fino al tramonto
Negli anni Ottanta, la Riviera Adriatica viveva di un edonismo spensierato. I “goduriosi” di allora potevano permettersi di iniziare a pranzare a mezzogiorno e di attardarsi a tavola fino al tramonto, per poi lanciarsi direttamente verso le discoteche.
Al Lido di Spina, nei locali che facevano tendenza come il leggendario Barracuda o il Le Dune, si poteva cenare a ore impossibili, mentre fuori i netturbini spazzavano le strade del mattino. Si beveva quello che c’era, spesso vini non indimenticabili, ma con una fissa modaiola ben precisa: lo Chardonnay. Non tanto per le sue reali doti organolettiche, quanto perché pronunciare quel nome suonava internazionale, moderno, di classe.
Il coprifuoco moderno: cucine sbarrate
Oggi lo scenario è l’esatto opposto. La ristorazione balneare è stretta tra normative più rigide e un nuovo, pervasivo senso del salutismo.
Provate a cercare un piatto caldo dopo le 21:30: missione quasi impossibile. Le cucine chiudono tassativamente. Al massimo ci si può concedere una pizza veloce; per un drink, i bar resistono a malapena fino all’una. Discorso analogo per il ballo: dove un tempo, al Lido delle Nazioni, locali come la storica Rotonda dei Fratelli Carli o le mitiche notti del Barracuda (o altrove il TopKapi di Spina) garantivano divertimento sette giorni su sette, oggi la musica è cambiata. Si balla prevalentemente all’aperto, e solo per due o tre sere a settimana.
Meno risorse, più insalatone
Questo drastico ridimensionamento non è figlio solo delle leggi, ma anche di un mutamento sociologico. Il turismo è cambiato: arrivano flussi di persone che non hanno più né la voglia di strafare, né le risorse economiche per esagerare come un tempo.
Sulle tavole estive dominano le insalatone scondite e i cocktail analcolici. Un cibo e un bere funzionali, leggeri, privi di calorie e di eccessi.
Il paradosso generazionale è servito: chi vive la propria gioventù oggi non percepisce alcun peggioramento, considerando questa normalità sobria come l’unico standard possibile. Al contrario, la generazione che ha visto il crollo del Muro di Berlino si duole, inevitabilmente, di questa vita estiva piatta, fatta di “soli piatti senza calorie” e di notti spente troppo presto.
Forse il vino rosso d’estate, oggi più che mai, è rimasto l’ultimo rifugio di resistenza: un piccolo atto di ribellione enoica per ricordarci che il gusto, a volte, ha bisogno di un po’ di calore in più.
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