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La cantina gioiello, tra i vigneti, delle sorelle Julia e Karoline Walch

La cantina gioiello, tra i vigneti, delle sorelle Julia e Karoline Walch Inaugurata a Civezzano, ai piedi del Monte Calisio

La cantina gioiello, tra i vigneti, delle sorelle Julia e Karoline Walch

Le imprenditrici altoatesine Julia e Karoline Walch all’ingresso della cantina

Inaugurata a Civezzano, ai piedi del Monte Calisio, la nuova “maison” Moncalisse. Progettata come una vera opera d’arte, la nuova struttura accoglie gli ospiti dell’enoturismo d’eccellenza: dalle visite guidate in cantina e nei vigneti alle masterclass. Un percorso che si completa nel nuovo Bistrot con terrazza panoramica, pronto ad accogliere chi ama il buon vivere, il design e desidera immergersi nel mondo spumeggiante delle bollicine Trentodoc.

Una cantina gioiello che si staglia, candida e luminosa, tra i vigneti. Una struttura avveniristica inserita nel paesaggio in modo armonico che abbraccia le linee ondulate della collina. Benvenuti in Trentino, in particolare a Seregnano, minuscola località del comune di Civezzano, ai piedi del Monte Calisio, dove nei giorni scorsi è stata inaugurata, all’insegna della sostenibilità ambientale, la nuova cantina Moncalisse, il sogno che oggi è realtà di due giovani e intraprendenti imprenditrici altoatesine: Julia e Karoline Walch, figlie della mitica Elena Walch.

Il progetto, firmato dall’architetto altoatesino David Stuflesser insieme a Nadia Moroder, è il nuovo punto di partenza della famiglia Walch che affronta con entusiasmo questa affascinante esperienza in uno dei territori più vocati del Trentodoc.

L’architettura si ispira alle curve sinuose e ai contorni della collina

 

Julia e Karoline Walch brindano con le bollicine Trentodoc Moncalisse

L’architettura della cantina si ispira alle curve sinuose che disegnano i vigneti della proprietà e trovano la genesi nella cultura e nell’identità del luogo. Le forme circolari si riflettono nei contorni della collina, nei profili dei muretti a secco, fino a ricongiungersi con le antiche “Coppelle”, incisioni rupestri risalenti all’età del Bronzo e del Ferro rinvenute proprio tra i filari, testimoni del fascino mistico che questo luogo possiede da millenni.

 

Abbiamo cercato di trasformare l’elemento primordiale dell’architettura – il muro – in un elemento del paesaggio, facendolo fluttuare fino a farlo diventare un edificio” ha  spiegato l’architetto David Stuflesser.

Il logo di Moncalisse ha infatti ripreso l’estetica circolare partendo dalla pianta della struttura vista dall’alto. Disegna così una doppia forma simmetrica: la “M” di Moncalisse e, contemporaneamente, l’intreccio e l’unione indissolubile delle due fondatrici: le sorelle Julia e Karoline Walch.

La solennità mistica della barricaia con le sue maestose altezze

Stefano Bolognani, l’enologo trentino chef de cave della Cantina Moncalisse

Il viaggio tra esterno e interno prosegue nel sottosuolo. All’interno della struttura ipogea, le linee delle pareti giocano con i contrasti tra luce e ombra, regalando all’ambiente volume, profondità e un’atmosfera teatrale. La barricaia, con le sue altezze maestose di 11 metri, evoca una solennità quasi mistica, simile a una cattedrale laica in cui la bellezza formale si sposa con la funzionalità tecnica.

L’architettura si sviluppa attraverso un dialogo tra due mondi: quello nascosto e silenzioso della struttura ipogea, dove avvengono i processi produttivi, e quello visibile e aperto della parte emergente, pensata per accogliere il pubblico e raccontare l’identità di Moncalisse. Origine e ambizione, precisione e profondità, passato e futuro segnano questo progetto” hanno confessato Julia e Karoline Walch.

 

La vinificazione delle uve (Chardonnay e Pinot Neo) avviene per gravità

Una panoramica della distesa di vigneti (12 ettari) dell’azienda Moncalisse a Seregnano

La scelta di collocare la maggior parte dei volumi nel sottosuolo consente di sfruttare la temperatura naturale del terreno (circa 13 gradi), garantendo le condizioni termiche costanti richieste dai lunghi affinamenti del Metodo Classico. In questo spazio nascosto, anche la lavorazione delle uve rispetta l’architettura: la vinificazione avviene interamente per gravità, un principio che tutela la materia prima con estrema delicatezza per garantire i massimi standard qualitativi.

 

Particolare attenzione l’architetto ha dedicato alla scelta cromatica con il bianco e il rosso che caratterizzano il progetto, un omaggio visivo al contesto ambientale. Le superfici in calcestruzzo rosso-marrone con inserti di porfido “bocciardato” richiamano direttamente il terreno, mentre l’involucro esterno, caratterizzato da un intonaco bianco grezzo, evoca la purezza delle rocce sedimentarie calcaree stratificate della zona evocando la lucentezza delle “perle bianche”, vale a dire le bollicine.

 

Dalla profondità della terra l’esperienza risale poi in superficie, per aprirsi sulla splendida terrazza panoramica rivolta a Sud del Bistrot: un invito alla sosta e alla contemplazione del paesaggio vitato, dove l’ospitalità di Moncalisse si mostra a cielo aperto.

Julia e Karoline Walch: “L’enoturismo sarà la nostra carta vincente”

 

L’enologo Stefano Bolognani, le sorelle Julia e Karoline Walch, il consulente francese Odilon de Varine.

La nuova realtà dedicherà una cura assoluta all’enoturismo, concepito come un’esperienza strutturata che guida il visitatore alla scoperta dell’architettura, del terroir e della filosofia di Moncalisse.

 

Con l’apertura della struttura puntiamo a dare un ulteriore slancio a Moncalisse, una realtà giovane, ma determinata a lasciare un segno nel prestigioso scenario del Trentodoc. Nasce un vero luogo d’esperienza dove poter toccare con mano la filiera delle nostre bollicine a partire dalla terra. La tenuta si propone come uno spazio di conoscenza aperto alle visite e alle degustazioni abbinate alle specialità locali, con il chiaro obiettivo di valorizzare gli aspetti unici e distintivi della nostra terra” hanno dichiarato le sorelle Julia e Karoline Walch.

Dodici gli ettari di vigneto che beneficiano di un microclima fresco e ventilato

 

Le vecchie viti di Chardonnay della parcella nobile del vigneto di Seregnano

Anche il contesto nel quale sorge l’edificio è fortemente identitario, a partire dalla sua collocazione geografica a 600 metri sul livello del mare, alle pendici del Monte Calisio, un’area di importante rilievo geologico famosa per le sue antiche miniere d’argento (da qui anche il nome Argentario).

I dodici ettari di vigneti d’altura beneficiano di un microclima alpino fresco e ventilato, ideale per lo Chardonnay e il Pinot Nero: un terroir ideale per dare vita a bollicine d’eccellenza. Il cuore della proprietà è costituito da una “parcella nobile” di un ettaro, caratterizzata da vecchie viti di Chardonnay, dove la biodiversità viene tutelata seguendo i più rigidi principi di sostenibilità ambientale.

I brindisi con il Montis Arcentarie Riserva 2017 e con il Millesimato 2019

L’avveniristica cantina Moncalisse progettata dall’architetto gardenese David Stuflesser

In occasione dell’inaugurazione ufficiale della cantina lo chef altoatesino Othmar Raich del ristorante Miil di Cermes ha studiato una proposta gastronomica (risotto al salmerino con pinoli, erbette, agrumi come primo piatto e branzino con foglia di vite, gambero di fiume e pane nero come secondo) da abbinare ai due gioielli  della “maison” Moncalisse: Montis Arcentarie Blanc de Blancs Extra Brut Riserva 2017 e Millesimato Extra Brut Riserva 2019. 

Straordinaria la complessità della Riserva 2017, figlia delle uve Chardonnay della storica vigna a pergola, ottanta mesi di affinamento in bottiglia, sboccatura nel gennaio 2025. Un Blanc de Blancs che non  ha nulla da invidiare ai grandi Champagne. 

Fresco, sapido, vibrante, di straordinaria eleganza anche l’Extra Brut 2019 (Chardonnay in purezza, 56 mesi di affinamento sui lieviti, sboccatura gennaio 2025).

Julia e Karoline Walch hanno annunciato che in futuro Moncalisse proporrà dei Trentodoc con caratteristiche particolari per quanto riguarda gli assemblaggi e i metodi di lavorazione nell’ottica di sorprendere gli amanti delle bollicine svelando le infinite potenzialità della “maison”. Che altro aggiungere? Semplicemente chapeau!

In alto i calici. Prosit! (GIUSEPPE CASAGRANDE)


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