Igor Delaiti, dal Conservatorio alla Cantina per rilanciare i vini della famiglia

Igor Delaiti, dal Conservatorio alla Cantina per rilanciare i vini della famiglia

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I vini dell’azienda

Ad Aldeno, perla enoica del Trentino (ribattezzata da Veronelli la “Champagne d’Italia”). Il concertista trentino, giunto a metà del cammin di nostra vita, ha deciso di regalare ai suoi fans nuove emozioni attraverso i vini di casa. Spumante metodo classico al Moscato giallo secco, dal blend bianco “Zerla” (Chardonnay, Pinot Grigio, Pinot Nero, Incrocio  Manzoni). Pinot Grigio Ramato, dal Merlot al blend rosso “Borgognoni” (Teroldego-Lagrein) in onore della mitica nonna Giuseppina. 

Il concertista Igor Delaini in conversazione con il giornalista Giuseppe Casagrande a cena alla Storica Osteria Morelli di Canezza di Pergine

Conoscevo l’azienda agricola Delaiti di Aldeno, l’antica Altinum dei Romani posta sulla sponda destra dell’Adige alle pendici del Monte Bondone. A ridosso della via Claudia Augusta, per gli asparagi (squisiti), per le ciliegie (peccaminose) e per le mele (una bontà), non per il vino.

Galeotto fu un incontro conviviale alla Storica Osteria Morelli di Canezza di Pergine. Prima del clokdown, in occasione di una serata all’insegna del baccalà, gran cerimoniere ed anfitrione lo chef Fiorenzo Varesco.

Ed è qui che ho potuto apprezzare la produzione vitivinicola dell’azienda Delaiti. Un’azienda a conduzione familiare cui si sta appassionando sempre più Igor Delaiti, maestro di musica concertistica (si è diplomato al conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia. Insegna all’Istituto musicale “Antonio Vivaldi” di Bolzano). Giunto a metà del cammin di nostra vita ha deciso di regalare ai suoi numerosi fans nuove emozioni musicali attraverso i vini di famiglia.

Una passione, quella per il vino e l’enologia che gli ha trasmesso la mitica nonna Giuseppina Borgognoni e successivamente papà Guido.

Quella sera, assaggiando per la prima volta i suoi vini – vini sinceri, schietti e genuini – ho ricordato una frase di “Gino” Veronelli. Vate del buon vino e della buona tavola, eretico enoico come lui stesso amava definirsi (non enologo come semplicisticamente ed erroneamente taluni lo definivano). Frase che spesso ripeteva: “Il peggior vino contadino è migliore del miglior vino industriale”. 

Ecco, quella sera, ho ritrovato nei calici di Igor il concetto filosofico di Veronelli. Vini semplici, puliti, beverini senza tanti fronzoli e troppe pretese.

I vini della quotidianità, vini che, nelle diverse tipologie, rispecchiano il territorio, la passione.

Il lavoro in campagna (la cui gestione è affidata a papà Guido e al fratello Luca) e in cantina (Igor si avvale della consulenza di Loris Cazzanelli).

Due le linee che contraddistinguono i vini dell’azienda: la linea Delaiti, improntata sul frutto, sulla semplicità, sulla beva facile e immediata; la linea Borgognoni più strutturata, complessa, vocata alla longevità.

Pur agli esordi nel mare magnum della produzione vitivinicola nazionale, entrambe le linee della casa mi hanno favorevolmente colpito.

Un’esplosione di profumi il Moscato Giallo declinato nella versione secca, ideale come aperitivo. Fresco, sapido, di buona struttura lo Chardonnay.

Borgognoni il blend assemblato con i vini di famiglia

Un discorso a parte merita il blend “Zerla” (parola dialettale trentina che indica il falcetto), assemblaggio intrigante di quattro vitigni: lo Chardonnay, il Pinot Grigio, l’Incrocio Manzoni e il Pinot Nero.

L’ho assaggiato (vendemmia 2018) in occasione della serata conviviale in quel di Canezza abbinato ai tortelli di baccalà al burro, fiori di topinambur con crema di carciofi spinosi di Menfi.

Sapido, equilibrato, elegante con quella piacevole nota aromatica che ricorda l’Incrocio Manzoni. Piacevolissimo anche il Borgognoni Pinot Grigio Ramato (sempre della vendemmia 2018). Dal nerbo vivace e dalla struttura che consente abbinamenti anche audaci come quello proposto da Fiorenzo Varesco.  Trancio di baccalà in mantello di pancetta affumicata su guazzetto mediterraneo con ratatouille dell’orto e carciofo violetto gratinato.

Nei giorni scorsi ho assaggiato l’annata 2019 sia del blend “Zerla” che del Pinot Grigio Ramato, appena imbottigliati. Promettono bene per freschezza, sapidità e struttura. Entrambi faranno il loro esordio in società al prossimo Merano WineFestival.

Il capitolo rossi è legato alla tradizione del Merlot (Aldeno è considerata una delle capitoli italiane del Merlot). Vitigno che Delaiti propone in purezza o come blend nel classico taglio bordolese con il Cabernet Sauvignon. In attesa di un Pinot nero in purezza e del Borgognoni Rosso (matrimonio d’amorosi sensi tra i due vitigni simbolo del Trentino-Alto Adige: il Teroldego e il Lagrein). I

l battesimo avverrà in autunno e quel giorno brinderemo anche con le bollicine metodo classico Delaiti, altro fiore all’occhiello degli spumantisti di Aldeno.

Zona d’elezione dello Chardonnay, del Pinot Noir e del Meunier, località che 40 anni fa Veronelli, durante un incontro con il prof. Francesco Spagnolli dell’Istituto Agrario Fondazione  Mach di San Michele all’Adige, ribattezzò “la Champagne d’Italia”.

In alto i calici. (GIUSEPPE CASAGRANDE)

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