La relazione sulla competitività europea lancia un allarme: senza l’industria né crescita né ripresa dell’occupazione. La sfida del futuro è di rendere più competitive le imprese Ue sul mercato globale.
Migliorare la produttività nel settore manifatturiero: questo l’imperativo categorico indicato nella Relazione sulla competitività 2013 della Commissione europea. Dopo una ripresa nel periodo 2009/2011, l’industria europea ha fatto registrare nuovamente una contrazione. La domanda interna nei Paesi dell’Ue rimane debole e la ripresa economica è attribuibile principalmente alla domanda esterna.
Occorre fare di più a livello Ue. Certo, bisogna fare di più, ma non come un buon proposito per il futuro, non basta! Occorre orientarsi su i punti di forza, affrontando e superando le debolezze strutturali a lungo termine nel settore manifatturiero. Prodotti di qualità, a elevata intensità di tecnologia e di conoscenze e continua formazione degli addetti sono gli aspetti positivi, congiuntamente all’aumento dell’export verso i Paesi Extra europei.
Ma bisogna fare i conti con il ritardo nel migliorare la produttività europea rispetto alle potenze industriali emergenti e ad alcuni dei suoi concorrenti principali, quali Stati Uniti e Giappone; nonché nel più lento assorbimento, da parte del mercato, dei risultati della ricerca (cosiddetto divario nella commercializzazione dei risultati della ricerca).
Lo sviluppo dei prossimi anni dovrà utilizzare un quadro istituzionale adeguato che comprenda l’istruzione, la ricerca, le tecnologie e le politiche in materia di innovazione, oltre alla qualità della governance. Se è così, non c’è da essere ottimisti in casa nostra.
In Italia, infatti, occorre fare i conti con una pubblica amministrazione alla deriva, un accesso al credito paralizzato, scarsi investimenti nell’istruzione e nella ricerca e una governance da ripensare. Proseguendo su questa strada, sarà impossibile uscire dal tunnel della crisi!
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