Tribuna

Finalmente anche a Roma la Georgia del vino si può

Per Riserva Grande la questione dei Vini Georgiani giunge al secondo atto. Il successo della prima degustazione avvenuta sul finire dello scorso anno, ha indotto Marco Cum  ad approfondire con la sua struttura la conoscenza di questa viticultura considerata ad oggi la più antica del pianeta.

L’evento organizzato in collaborazione con Tamar Tchitchiboshvili e Irakli Svanidze della Cantina 8 Millenium, è stato patrocinato dall’Ambasciate della Georgia in Roma, rappresentata in sala dall’Ambasciatore Costantin Surguladze accompagnato dal consiglio dei diplomatici. I turni di degustazione si sono ripetuti per due giorni e il numero dei tanti appassionati intervenuti, è stato limitato in presenza solamente dal contingentamento imposto dalle normative vigenti.

Gli Amber Wine hanno conquistato tutti, con il loro profilo tipico di una viticultura che vede come elemento centrale l’uso del Qvevri, ed un diverso ruolo di bucce e raspi che rivelano sempre ed in diversa misura il loro apporto tannico. La particolarità di questa viticultura arcaica per poterne apprezzare a pieno le prerogative impone però un approccio misurato e calibrato.

Il merito principale degli organizzatori è stato quello di proporre una selezione di vini e cantine che potessero essere compresi da palati educati alla viticultura tradizionale. Un giusto approccio per potersi misurare in seguito con la Georgia del vino a tutto tondo, oggi, a parte questo periodo infausto raggiungibile con molta facilità.

Ma la notizia che tanti appassionati aspettavano da tempo è la possibilità di reperire sul mercato queste etichette e, quelle in degustazione da ora sono acquistabili in delivery attraverso Riserva Grande. Vini giusti per approcciare la componente tannica normale per tutti gli Amber Wine, che non sono da considerare come i bianchi ma fanno categoria a se.

Il primo contatto è avvenuto con i vini della Cantina Vellino, caratterizzati da un tratto comune di rotondità e i profumi della frutta disidratata che ricordano i nostri passiti, eleganti  e dotati di grande persistenza. Così è stato per il Vellino  Mtsvane Qvevri 2018 che dopo la macerazione di 3 mesi affina in anfora e poi fa 6 mesi acciaio.  Stessa impronta per il blend al 50% di Mtsvane & Rkatsiteli 2017 che fa 4 mesi macerazione in acciaio rivelandosi però più dinamico nel sorso.

Poi il Tavkveri 2019, rosato che macera 4 ore in acciaio, Gustoso di frutto corposo, lamponi e frutti di bosco di intensità e lunghezza misurata per non stancare mai. Nel Rkatsiteli Qvevri 2018 che macera in anfora 6 mesi i profumi virano di nuovo sull’uva passa e l’albicocca disidratata mantenendosi in grande delicatezza.

Vellino propone anche il primo rosso in degustazione, Saperavi Qvevri 2018 che macera in anfora ed affina in acciaio per 6 mesi. Qui la grande tannicità del vitigno fa da tappeto ad un fruttato a tratti sotto spirito accompagnato da note balsamiche verdi.

Poi è stata la volta della Cantina Khutsishvili in cui emerge forse più delle altre l’aspetto tipico dei vini georgiani come dichiara al palato il Rkatsiteli Qvevri 2018, macerazione sei mesi in anfora poi sei mesi in acciaio, in cui i profumi si fanno più scuri, marcati e decisi lasciando più spazio ai richiami minerali.

Tendenze che si accentuano nel Kisi Qvevri 2017, stessa vinificazione del precedente, che rivela note ferrose ed un gradevolissimo finale amaricante. Profilo diverso per il Saperavi Qvevri 2017 ottenuto con la stessa tecnica, naso profumato floreale di rosa  e geranio dove il tannino è sempre spiccato ma aggiunge gradevolezza al sorso.

La straordinaria batteria di Abdushelishvili inizia con il Rkatsiteli Qvevri 2019 che affina 10 mesi in anfora, qui il naso è veramente di passito ma svuotato della sua pesantezza, agli aromi di miele, fichi, albicocche disidratate si aggiungono le profondità di note scure che richiamano la terra e le essenze di bosco. In bocca gusto pieno e grande persistenza senza risultare mai stucchevole.

Nel Rkatsiteli Qvevri 2018 che porta la sua permanenza in anfora a 18 mesi, il profilo del precedente si rafforza in profondità e spessore mentre emergono sottili e preziose note  pre-ossidative che lo elevano ancor di più in eleganza.

Il Saperavi di Abdushelishvili’s Qvevri 2017 viene vinificato con i raspi per 24 mesi in anfora. Il vino è di grande potenza, ma l’enormità del tannino non deborda, ne annullando gli aromi del piccolo frutto rosso ne scivolando in persistenze amare, ha soltanto bisogno di abbinamento per rivelarsi in toto per quello che è.

Poi tocca a 8millenium presentare i suoi vini partendo dal Rkatsiteli Qvevri 2018, 6/7 mesi in anfora senza travasi, poi dopo la separazione dalle fecce 12/14 mesi di affinamento ancora in anfora. Nonostante l’impiego del tipico vaso vinario Georgiano, i vini di questa azienda sembrano tendere verso un gusto più europeo, che può essere valutato personalmente come un pregio o meno. Di fatto presentano un profilo di grande eleganza e pulizia nella delicatezza delle note di frutta bianca estiva. Vini di grande equilibrio dal sorso accattivante.

Nel Rkatsiteli Qvevri 2017  vinificato come il precedente, con un solo anno in più i toni diventano più scuri e lasciano intuire una lenta virata verso il profilo aromatico dei passiti, che sarebbe interessante valutare nella progressione degli anni.

Anche per 8millennium due versioni di Saperavi in Qvevri, la 2018 e la 2017, entrambi dopo la fermentazione riposano 6/7 mesi in anfora senza travasi e, dopo la separazione dalle fecce affinano ancora 12/14 mesi in anfora. Nel primo la finezza dei profumi fruttati introduce alla note di spezie dolci e agli aromi del bosco. Il tannino anche qui è il protagonista che invita all’abbinamento. Nella 2017 inizia la sua evoluzione e pur mantenendosi più che muscoloso, lascia intravedere una tessitura tannica che anche mantenendolo indomito lo renderà più docile ed apprezzabile poi.

Di Napheri l’ultima Cantina in degustazione  Saperavi Qvevri 2019, anch’esso ottenuto attraverso lunghe macerazioni che esaltano gli aromi della frutta rossa piccola all’approccio e poi più profonda e matura, accenni speziati. In una bocca di grande struttura la presenza tannica anche qui invoca il cibo per instaurare un dialogo.  Bocca di grande struttura e sorso pieno.

Sempre Napheri conclude la splendida degustazione con il Goruli Mtsvane Qvevri 2019 che nella sua freschezza racchiude tenui note di fiori di campo,  frutta a polpa bianca richiami sfumati di agrume e miele. Bocca delicata ed elegante e ottima piacevole persistenza amaricante. Un evento certamente da ripetere perché sentito lo spessore dei vini, il pubblico che vorrà approfondire la viticoltura Georgiana è sicuramente destinato ad aumentare.

Bruno Fulco

 

 

 

 

 


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