DOVI e AVPIF uniscono le forze: firmato il protocollo per la tutela delle viti a piede franco
Nettuno (RM) – Custodire le radici più antiche della viticoltura italiana per trasformarle in una risorsa strategica del futuro. È questo l’obiettivo al centro del protocollo d’intesa siglato tra DOVI (Denominazione di Origine dei Vitigni Italici) e AVPIF (Associazione Italiana per la Tutela delle Viti a Piede Franco ETS).
L’accordo, firmato ai Bagni Vittoria di Nettuno in occasione della presentazione del IX Nettuno Wine Festival, sancisce l’avvio di una collaborazione nazionale strutturata per la conservazione, la ricerca, la divulgazione e la valorizzazione di un patrimonio vitivinicolo tra i più rari e identitari del Paese.
Gli obiettivi dell’intesa
La partnership unisce competenze scientifiche, giuridiche, produttive e culturali per rispondere alle sfide della salvaguardia dei vigneti non innestati. Tra le azioni concrete previste dal protocollo figurano:
La ricognizione e catalogazione puntuale dei vigneti a piede franco sul territorio nazionale.
La creazione di una rete sinergica tra associazioni di categoria e produttori.
Lo sviluppo di studi e progetti di ricerca mirati.
La definizione di percorsi di valorizzazione enologica dedicati.
La promozione dei valori ambientali, storici, culturali e paesaggistici legati a queste vigne uniche.
Le voci dei protagonisti
«Con questa intesa vogliamo mettere a sistema esperienze e competenze, offrendo strumenti concreti alle aziende e ai territori che custodiscono i vitigni non innestati – dichiara Mario Lomartire, presidente di DOVI –. La tutela del piede franco unisce memoria e innovazione: significa difendere biodiversità, qualità e identità produttiva, ma anche costruire nuove opportunità di sviluppo sostenibile».
«Il protocollo segna un passaggio importante per la conservazione, la ricerca e la divulgazione – sottolinea Silvano Ceolin, presidente di AVPIF –. Queste vigne rappresentano un patrimonio irripetibile della cultura vitivinicola italiana. Proteggerle significa trasmettere alle generazioni future conoscenze, paesaggi e produzioni autentiche».
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