
Ci sono tanti modi di fare vino, c’è chi lo fa per il mercato chi per inseguire le classifiche e chi per incontrare il favore del pubblico, poi c’è chi nel valorizzare il proprio territorio raggiunge la sua piena realizzazione e non chiede altro.
Viticoltore di terza generazione Angelo Muto è tra questi e da sempre, così come è stato prima per il nonno e poi per il padre, la sua ambizione è quella di mettere nel bicchiere l’anima dei suoi luoghi. Siamo a Tufo provincia Avellinese famosa per la produzione del Greco, vitigno che qui trova la sua massima espressione.
Qui Angelo segue i cinque ettari di vigna e dal 2008 vinifica in proprio producendo le sue etichette diventate negli anni, grazie alla loro particolarità, un must per gli appassionati di questa tipologia e più in genere della viticoltura Campana.
Le vigne di Cantine dell’Angelo, in zona Campanaro, sono piantate sopra le vecchie miniere di zolfo dell’800 che sono state tra le principali fonti di lavoro del luogo. Il grande merito di Angelo Muto è quello di lasciare esprimere liberamente la natura del suo territorio senza nessun tipo di condizionamento e costrizione nella vinificazione, lasciando all’uva la libera lettura del territorio e della sua essenza minerale.
Già minerale, un tema su cui si sono spesi interminabili dibattiti e spesso usato anche a sproposito, per arricchire le descrizioni dei vini ma che a volte può essere una caratteristica innegabile. È il Caso di Miniere, un Greco di Tufo tra quelli di maggiore personalità in tutta l’area, in cui la complessità si svela al naso su uno sfondo olfattivo sulfureo.
Le sue prerogative annunciate già dal suo nome riescono sempre a sorprendere positivamente chi lo assaggia per la prima volta e chi lo incontra nei panel d’assaggio delle maggiori guide di settore, che gli attribuiscono sempre grandi punteggi. Essenziale e diretto come i vini che lo rappresentano, abbiamo scambiato un rapido “botta e risposta” con Angelo Muto che ringraziamo per la sua disponibilità:
Come arrivi al mondo del vino, è stata una casualità oppure è dovuta a nonno Angelo che ha avviato l’Azienda negli anni ’80?
La mia passione mi è stata trasmessa prima da mio nonno Angelo e poi da mio padre. Nel 2005 ho deciso di vinificare le mie uve e avviare la mia attività.
Conosco i tuoi vini da una decina d’anni e la loro qualità è sempre una certezza. Il segreto è nella straordinaria ricchezza dei suoli delle tue vigne?
Sicuramente i miei vini sono una pura espressione del territorio.
Qual è la filosofia che condividi con Cantine del Barone e Il Cancelliere nel progetto VITI Vignaioli in terre d’Irpinia?
Siamo tre amici che gestiscono le aziende rispettando quello che la natura ci offre. Vini autentici e rispetto del terroir è quello che ci unisce.
Il tuo Greco di Tufo “Miniere” è tra le espressioni più interessanti di questo vitigno. Vino identitario che rinuncia all’idea di omologazione. Si perde o si guadagna rinunciando ad inseguire gli stereotipi?
Il mio Greco di Tufo Miniere è identitario ed è per questo motivo che è molto apprezzato da tanti. Sicuramente per apprezzarlo in pieno ha bisogno di essere spiegato.
Qual è il tuo approccio alla cura del vigneto e alla gestione agronomica per ottenere la qualità di vini come il Torrefavale e la Coda di Volpe del Nonno?
Mi limito a lavorare le vigne curandole come se fossero creature percependo le loro necessità per poi operare nel modo più tradizionale possibile.
Negli ultimi anni si è molto discusso sulla “mineralità” a volte usata anche a sproposito. C’è chi dice non ci sia un’influenza diretta del territorio sui vini e c’è chi sostiene il contrario. Vista la particolare natura dei suoli delle tue vigne qual è la tua opinione a riguardo?
Posso dire con certezza che il suolo influisce sempre sui vini se si lavora la vigna rispettando il terroir. Per esperienza personale posso asserire che le mie vigne: Torrefavale, Miniere, e la nostra nuova creatura Raggiere seguite nella lavorazione e vinificazione allo stesso modo ci regalano espressioni territoriali diverse.
Bio, biodinamico, naturale ecc. sono un’opportunità o solamente un discorso di marketing?
Sono scelte strettamente personali non giudico ma capisco e rispetto ogni percorso.
Cosa si può fare per esprimere a pieno la grande potenzialità della viticoltura campana verso il grande pubblico?
È importante visitare i luoghi di provenienza di ogni vino è li che si possono capire tante sfumature.
Il vino italiano tra diminuzione dei consumi, vini dealcolati, dazi e nuove tendenze. Quale sono le azioni più importanti che i vignaioli possono fare?
Oggi c’è una crescente informazione e curiosità verso il mondo del vino. Il resto si supera.
Secondo te quale provvedimento legislativo o amministrativo aiuterebbe lo sviluppo della viticoltura campana?
Non servono secondo me provvedimenti legislativi, piuttosto puntare sulla promozione del territorio.
Se non avessi fatto il viticoltore qui dove ti sarebbe piaciuto farlo?
Non mi vedo in nessun altro posto che non Tufo. E’ il mio mondo e la mia terra.
Bruno Fulco
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