Punti di Vista

C’è qualcosa che non va!

Secondo Coldiretti nell’ultimo anno le importazioni di formaggi similgrana dall’Ungheria hanno raggiunto i 2,7 milioni di chilogrammi, pari al 10 per cento del totale delle importazioni (27,3 milioni nel 2012). Qualcuno ci spiega com’è possibile.

Che si tratti di concorrenza sleale, non c’è alcun dubbio, tanto più se si dovesse accertare che venga venduto come Parmigiano Reggiano e Grana Padano. Saremmo di fronte ad una truffa gigantesca.

 

Eh, sì! Come rileva la Coldiretti, le importazioni italiane di formaggi duri di latte bovino non Dop ha raggiunto i 27,3 milioni di chili nel 2012, con un aumento del 88 per cento in dieci anni. Mentre ci preoccupavamo per tutelare il Parmigiano Reggiano all’estero, adesso dobbiamo fare i conti in casa nostra, cosa ancora più grave e preoccupante.

 

Secondo Coldiretti, questi prodotti di imitazione sono preparati da industrie casearie con sede all’estero, ma riconducibili a società di proprietà italiane. Siamo al paradosso. Italiani che vanno a produrre falso Parmigiano Reggiano e Grana Padano all’estero e poi lo fanno tornare in Italia, con buona pace per i produttori onesti che con il loro lavoro assicurano la qualità dei prodotti originali.

 

E’ chiaro che senza un sistema di complicità, non potrebbe essere possibile una vergogna del genere. Un Paese che non sa difendere le proprie eccellenze, in ogni campo, è destinato al declino dal punto di vista economico e sociale.

 

Al nuovo ministro delle Politiche agricole e alimentari, Maurizio Martino, il compito di intervenire per rivedere i sistemi di controllo nell’agroalimentare a tutela delle produzioni di qualità di casa nostra. Non è facile, ma non possiamo continuare a farci male!


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Piero Rotolo

Direttore Responsabile vive a Castellammare del Golfo Trapani

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