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Attentato Ranucci, Lavitola a gip: “Chiesi spari contro il muro di casa, non una bomba”

(Adnkronos) –
“Non avevo chiesto una bomba ma spari, 4-5, contro il muro della casa di Sigfrido Ranucci”. Questa la “diversa modalità” che Valter Lavitola aveva immaginato per l’attentato di cui mercoledì ha confessato di essere il mandante davanti al gip, nel corso dell’interrogatorio di garanzia. Ma una volta appresa la notizia che l’attentato era avvenuto tramite l’esplosione di un ordigno rudimentale che ha danneggiato le auto del conduttore di Report, a quanto si apprende, non avrebbe avuto da obiettare perché avrebbe comunque ritenuto anche quella modalità
dimostrativa.  

L’ex editore e imprenditore, in carcere in alta sicurezza a Rebibbia da lunedì – quando i carabinieri gli hanno notifcato l’ordinanza del gip emessa dopo le indagini della procura di Roma e al quale viene contestato il metodo mafioso -, nella sua confessione ha sostenuto di aver fatto tutto per far innalzare il livello di protezione al giornalista. 

La procura darà parere negativo – a quanto si apprende – alla richiesta di arresti domiciliari per Valter Lavitola. Ad avanzarla ieri, dopo l’interrogatorio di garanzia, il difensore di Lavitola. Alla luce dell’ammissione e di altri elementi a suo parere emersi, l’avvocato Sergio Cola ha chiesto l’attenuazione della misura ritenendo che non sussistano il pericolo di fuga, la mancata collaborazione e l’inquinamento probatorio. L’ultima parola sulla decisione spetterà al gip. 

L’inchiesta ha già portato a fine giugno all’esecuzione di quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna ritenuti esecutori materiali dell’attentato e accusati a vario titolo di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. Destinatario della misura emessa dal gip è anche Gomes Clesio Tavares, factotum di Lavitola, che attualmente si troverebbe in Africa. Nei suoi confronti i pm capitolini avvieranno l’iter per l’estradizione. Gli avvocati dei componenti della banda questa mattina hanno incontrato in carcere i loro assistiti e non è escluso che possano chiedere di essere ascoltati. 

Una volta terminata l’analisi dei dispositivi sequestrati a Valter Lavitola gli inquirenti potrebbero poi convocare Sigfrido Ranucci per sentirlo come persona informata sui fatti. Un’audizione che non dovrebbe avvenire prima di settembre tenuto conto delle procedure e dei tempi per l’esame sul cellulare e sul computer sequestrati lunedì scorso all’ex editore e imprenditore quando i carabinieri del Nucleo Investigativo gli hanno notificato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere e sui dispositivi acquisiti a luglio durante la perquisizione a casa di Lavitola.  

Sigrido Ranucci dovrebbe “assolutamente” fare un passo indietro dalla conduzione di Report. “Fosse coinvolto un giornalista della Lega o di centrodestra nella metà delle cose che stanno uscendo, ci sarebbero già i cortei della Cgil e dell’Usigrai, quindi un po’ di cautela fino a che non verrà fatta chiarezza. Può prendersi una pausa” afferma il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, oggi a margine di una visita a Mario Roggero, nel carcere di Bollate. “Al di là dei deliri e degli accostamenti con Falcone, Borsellino, Aldo Moro, che spero che siano frutto del caldo, d’altronde ci sono 40gradi, fa caldo e tutti possono sfasare. Però da un attentato organizzato da quello che lui affermava essere un carissimo amico per potenziargli la scorta… se solo solo fosse vero questo diciamo che scegliti meglio gli amici e non andare in conduzione in Rai” ha sottolineato Salvini. 

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