Alla “ Zoetara” per la notte dei saggi

Nel padovano per una riflessione notturna ed esclusiva su una stagione climatica molto critica ed un approfondimento su alcuni vitigni rari di questo territorio.
Il luogo delle civette
Come in un film la convocazione arriva a sorpresa e solo allora sai che sei tra i pochi eletti per partecipare ad un incontro unico, quasi esclusivo, dove una volta all’anno ci si trova per un confronto sui grandi temi della vite e della vita.
La Zoetara è un vecchio casale disperso nella pianura padovana in comune di Masi, non è facile trovarla ed anche i navigatori più evoluti ogni tanto vanno in difficoltà.
Il suo nome significa luogo delle civette, animali notturni che amano l’isolamento e la tranquillità ma che sono fondamentali per l’equilibrio ambientale.
Forse con questo spirito Santo Boggian, sicuramente il più saggio tra tutti noi, ha voluto circondarsi di amici sinceri, personaggi particolari con storie ed esperienze spesso singolari ma tutte ricche di umanità e di stimoli.
E’ la notte dei saggi.

Santo Boggian classe 35, barba bianca, parlare profondo e grande senso del tempo e rispetto per il territorio, valori che hanno proprio ispirato anche la nascita di una piccola cooperativa chiamata “La Rabiosa” specializzata in produzioni biologiche è impegnata anche nella viticoltura in cui spicca il recupero della Vernazola.
Un vino d’altri tempi spiega Santo tra una citazione di Goethe e il ricordo di quando l’acqua dei fossi da queste parti poteva essere bevuta tranquillamente, un vitigno che probabilmente è arrivato qui nei secoli passati dal Trentino lungo l’asta dell’Adige.
Un vino il cui successo deve essere stato garantito, appunto, dagli aspetti colturali, ma anche dalla duttilità di impiego, indistintamente come uva da pasto oppure nella produzione di vino dolce, visto che ha una naturale predisposizione anche alla spumantizzazione.
Un vino la cui attualità è ancora evidente e che solo un progresso eccessivo fatto di rese per ettaro e di esterofilia a tutti i costi, ha condannato.
Fotografi, giornalisti e scrittori
E di Vernazola ne sa molto anche Gianmarco Guarise, un fotografo professionista che da sempre cura e custodisce con competenza e passione una ultracentenaria piantata di Vernazola, antichissima varietà di uva locale, in quel di Urbana nel Montagnanese.
Si tratta di un filare di vecchie vigne, molte ancora a piede franco maritate con dei monumentali ed altrettanto storic
i salici, un legame questo che tende non solo a dare struttura e sostegno tecnico alle piante ma che nel tempo ne preserva la resilienza e sostanzialmente ne allunga la vita.

Un luogo, come sottolinea sempre Guarise, dove l’uva è protetta dalle malattie perché allevata alta, dalla grandine perché allevata a pergola, dal caldo eccessivo per il particolare microclima che si crea sotto la piantata ed anche dalla fillossera vista l’azione benefica delle radici dei salici. Un luogo veramente magico amato da sempre anche da Mauro Gambin giornalista di territorio, scrittore e fondatore della rivista “Con i piedi per terra” che alla notte dei saggi ha portato il suo ultimo libro “Figli d’acqua dolce”.
Che non è solo un libro sul fiume Adige – spiega – ma sul modo in cui i luoghi vivono dentro le persone. L’Adige è il protagonista ma non è mai citato.
Ma quando si parla di paesaggio, di civiltà contadina, di luoghi della memoria non puoi prescindere dalle riflessioni e dalle testimonianze vissute in tutto il mondo da Renato Malaman, storica penna del Mattino di Padova e specializzato in viaggi ed enogastronomia, insomma il giornalista che ti racconta il Veneto “dal basso”, tra osterie storiche e ristoranti stellati, con pari dignità. Uno strenuo difensore dei Colli Euganei quando minacciati nella loro integrità ambientale.
Naturalisti ed attori

E se parliamo di valori ed emergenze dei Colli Euganei non puoi non coinvolgere nel dibattito anche il naturalista Antonio Mazzetti detto Toni.
Toni non è considerato solo il massimo conoscitore dei Colli Euganei, non è solo un botanico naturalista, escursionista e scrittore ma sa mettere insieme nei suoi dialoghi scienza, storia, lingua e memoria per raccontare di uomini e di paesaggi.
Raccontare la vite e le vite, una magia che riesce bene anche a un attore sagace, curioso, coinvolgente ed esilarante come Dario Carturan.

Dario, è un uomo che ha saputo reinventarsi in modo vincente. Dopo una vita passata a fare il rappresentante e il ristoratore, decidendo di salire su un palcoscenico e di fare l’attore. La sua scelta è stata coronata da successo, e oggi è una figura di spessore nel mondo dell’intrattenimento.
I suoi spettacoli “personalizzati” sono eventi che assicurano il “tutto esaurito” in ogni situazione anche, e per la prima volta, in in contesto unico e suggestivo come la piantata storica di Urbana custodita con generosità da Gianmarco Guarise.
Nel suo ultimo spettacolo “Anca le vigne ga le gambe” recitato proprio sotto la piantata storica di Guarise ha sintetizzato tutta l’avventura di G.R.A.S.P.O. senza dimenticare nessuno e trasformando il tutto in un grande show teatrale pieno di gioia ed energia proprio la’ dove è cominciato tutto tra le vecchie viti di Vernazola.
Vernazola, Pedevenda e Pattaresca

Una varietà storicamente da sempre coltivata nel Padovano ricordato i graspisti presenti.
Era l’uva più pagata sul mercato di Montagnana già nel 1898 e sono ancora numerose le vigne coltivate di questo vitigno sul nostro territorio, certificate da numerosi test del DNA e da alcune piantate storiche ultracentenarie.
Questa varietà è oggi conosciuta ufficialmente come Bianchetta Trevigiana e con questo nome autorizzata per la coltivazione in alcune provincie Venete ma non a Padova.
Un mistero che si ripete anche per un’altro vitigno come la Pedevenda
Si tratta di una varietà molto nota e coltivata da sempre soprattutto sui Colli Euganei (Piè del Venda) nota anche con il sinonimo di Verdise.
Purtroppo oggi questa varietà non può essere coltivata nel Padovano dove da sempre era segnalata, ma ha l’autorizzazione per essere stranamente coltivata solo in un piccolo areale della Provincia di Vicenza.
O come la Pattaresca un altro vitigno straordinario estremamente moderno che può riservare tante soddisfazioni e nuove attenzioni ai nostri produttori e recentemente iscritto al Registro del Ministero grazie al CREA di Conegliano e che attende solo di essere finalmente autorizzato per la sua coltivazione.
Vitigni dal passato che attendono solo un nuovo futuro.
Il Viaggio continua…
Di Aldo Lorenzoni e Luigino Bertolazzi, foto di Gianmarco Guarise
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