Alla cieca il Bursòn si conferma un grande vino

Alla cieca il Bursòn si conferma un grande vino

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Non si chiama Amarone, non si chiama Montepulciano, non si chiama Barolo e neppure Brunello, si chiama Bursòn. Vive nell’antica pianura Padana, nella zona di Bagnacavallo, e farete bene a ricordarvene, perché le sue qualità vi sorprenderanno.

Anticamente i navigatori Fenici, Greci e di altre etnie, che si avventuravano nelle insidiose acque dell’Adriatico avevano l’usanza di portare sementi e animali sulle imbarcazioni per poi piantarle nelle zone costiere, questo per creare le condizioni ottimali per un eventuale loro ritorno. In particolare la zona del ravennate si prestava perfettamente a far crescere la vite, infatti, ne furono seminate oltre 140 specie in quel periodo. Alcune delle quali arrivò fino alla zona di Bagnacavallo grazie all’intervento delle popolazioni che abitavano l’entroterra.

Negli anni cinquanta il signor Longanesi possedeva una pianta che produceva un’uva rossa diversa da tutte le altre, decise per questo di provare a vinificare accorgendosi che questa dava un ottimo vino, con una gradazione alcolica molto alta rispetto agli altri vini. A quel punto decise di impiantare un vigneto e fu così che ebbe inizio la storia del Bursòn.

In seguito altri produttori si misero in gioco e piantarono il Bursòn ottenendo risultati di prestigio. Da qualche anno si svolge una sfida tutta alla cieca, una cena, dove il vino Bursòn sfida altri grandi vini italiani. Nell’edizione di quest’anno solo uno dei vini in gara si è piazzato davanti.

La piacevolezza di questo grande vino sta veramente incantando i pochi fortunati che hanno la possibilità di berlo.

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