Agricoltura europea: futuro incerto

Agricoltura europea: futuro incerto

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Conclusi i negoziati sulla Politica agricola comune (Pac 2014-2020), ci si attendeva maggiori sforzi per un’agricoltura più verde e giovane. Posizione critica di Solw Food.

Si poteva fare di più, molto di più. I negoziati tra Consiglio dei ministri dei Paesi membri, Commissione Agricoltura del Parlamento europeo e Commissione europea per la Politica agricola comune dell’immediato futuro ormai è stata oggi definita in quasi tutti i suoi aspetti principali.

 

Secondo Slow Food, la nuova Pac non ha centrato gli obiettivi prefissati volti a orientare l’agricoltura europea in maniera più verde e più equa. Secondo l’autorevole associazione internazionale non-profit fondata da Carlo Petrini nel 1986, è stata lasciata troppa discrezionalità agli Stati membri su questioni fondamentali, come il supporto ai piccoli agricoltori, il tetto massimo e la riduzione dei pagamenti più ingenti in favore di chi riceve meno (l’80 per cento degli agricoltori europei). Il vecchio vizio dell’Europa della prevalenza degli interessi nazionali, ritorna sempre.

 

“Una vera Politica Comune – ha commentato Carlo Petrini, presidente di Slow Food – dovrebbe essere comune, e non interpretabile o ridefinibile a seconda degli interessi nazionali, che purtroppo generalmente vengono facilmente orientati dalle lobbies in favore di grandi produzioni e monocolture”. C’è il rischio di una “de-europeizzazione” della Pac, con la penalizzazione della piccola agricoltura sostenibile.

 

Dov’è finita l’Europa dei popoli? Desta maggiore preoccupazione per Slow Food, infatti, la mancanza di un meccanismo di monitoraggio sull’impatto che la Pac potrà avere sui Paesi poveri o in via di sviluppo, non intervenendo sui problemi della fame e della malnutrizione. La Politica agricola comune per il periodo 2014-2020 è la quinta riforma che la Pac subisce nel giro di soli vent’anni, a dimostrazione della obiettiva difficoltà di trovare un assetto stabile e definitivo per una politica articolata e complessa.

 

L’incapacità del decisore comunitario a scegliere in nome dell’Europa, trasferirà alle scelte discrezionali dei governi nazionali su molti aspetti applicativi della nuova Pac di una certa rilevanza, con buona pace delle Istituzioni di governo europeo!

 

 

                                                                                                 Piero Rotolo

                                                                                           p.rotolo@egnews.it

 

 

 

 

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Piero Rotolo

Direttore Responsabile vive a Castellammare del Golfo Trapani

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