Tribuna

Addio Nadia Santini, mitica cuoca del mio ristorante del cuore 

Addio Nadia Santini, mitica cuoca del mio ristorante del cuore   Il mondo della cucina è in lutto per la morte di una cuoca straordinari

Addio Nadia Santini, mitica cuoca del mio ristorante del cuore  

 
Nadia Santini con il figlio Giovanni che ne ha raccolto il testimone.

Il mondo della cucina è in lutto per la morte di una cuoca straordinaria che ha saputo trasformare una modesta trattoria di campagna in tempio della gastronomia. Prima e unica donna italiana premiata con le tre stelle Michelin, ha fatto conoscere Runate (minuscolo borgo di sole 34 anime del comune di Canneto sull’Oglio, nel Mantovano) al mondo intero.

 
 
 
Quando gli amici buongustai e gli amanti della buona tavola mi chiedevano un consiglio sul ristorante che meritava il viaggio rispondevo sempre, senza esitazione alcuna: “Al Pescatore” di Canneto sull’Oglio (Mantova), il locale-bomboniera della mitica Nadia Santini che ier l’altro ci ha lasciato lasciando nel rimpianto il mondo della ristorazione. Un mondo che aveva abbracciato nel 1974 lavorando nella trattoria del marito Antonio che poi sposò.
 
Una donna straordinaria, Nadia, che con umiltà ha saputo trasformare una modesta trattoria di campagna in un tempio dell’alta cucina raggiungendo vertici assoluti di eccellenza. Eccellenza riconosciuta 30 anni fa dalla Michelin che l’ha consacrata con l’assegnazione, prima e finora unica italiana cuoca italiana, delle mitiche tre stelle. E qualche anno dopo la proclamazione di miglior lady chef al mondo da parte di una giuria internazionale.
 

Umile, gentile, cordiale, accoglieva gli ospiti con un sorriso contagioso

 
Nadia Santini con il marito Antonio e i figli Giovanni (chef) e Alberto (maître-sommelier)

Vicentina d’origine, con i suoi piatti ha fatto conoscere Runate (questo minuscolo borgo di sole 34 anime del comune di Canneto sull’Oglio, nel cuore della Pianura Padana) al mondo intero. Umile, gentile, cordiale, accoglieva gli ospiti con un sorriso contagioso.

Ai suoi tavoli si sono seduti personaggi importanti del mondo della politica, della moda, dell’imprenditoria e molti chef stellati, tra questi il leggendario Paul Bocuse che, quando era in visita in Italia non mancava mai di farsi accompagnare da Nadia per assaggiare le sue prelibatezze.
 
Tra gli “aficionados” mi ci metto anch’io. Il “Pescatore” è da sempre – lo confesso – il mio ristorante del cuore (oggi affidato alle mani sapienti del figlio Giovanni) per quei tortelli di zucca paradisiaci, per quegli agnoli in brodo sublimi e per quei risotti da standing ovation che, ad ogni stagione dell’anno, regalavano emozioni. Piatti della memoria contadina mantovana che Nadia riusciva a trasformare in capolavori di straordinaria raffinatezza.
 

Il ricordo della Fondazione Masi che nel 2004 la premiò per la Civilità Veneta

 
Nadia Santini, premio Masi Civiltà Veneta 2004, firma la botte di Amarone

La Fondazione Masi ricorda con commozione Nadia Santini, la cui perdita ha suscitato profondo cordoglio nella presidente Isabella Bossi Fedrigotti e in quanti operano nella Fondazione e nel Premio Masi.

 

La Fondazione Masi rese omaggio al suo talento di grande chef e alla sua straordinaria sensibilità già nel 2004, conferendole il Premio Masi Civiltà Veneta nell’ambito della XXIII edizione. Insieme a lei, a firmare la Botte di Amarone alle Cantine Masi, anche Ferruccio de Bortoli, Andrea Muccioli e Ettore Sottsass.

Nel discorso di accettazione, pronunciato nella suggestiva Pieve romanica di San Giorgio nel cuore della Valpolicella, Nadia Santini, volle ricordare con parole cariche di affetto il legame con le proprie radici venete: «Mi sento sempre come una rondine, […] e quando torno a casa, nel mio Veneto, qualcosa di molto soave mi tocca nel profondo del cuore».

Sandro Boscaini: “Una grande donna, ricca di umanità, un’amica”

Sandro Boscaini, vicepresidente della Fondazione Masi e presidente di Masi Agricola: «Se n’è andata una grande donna, ricca di umanità, raffinata cuoca, un’amica» e ricorda i profondi concetti da lei pronunciati in occasione della premiazione: «A distanza di oltre vent’anni suonano attualissimi: autenticità, identità e cultura, immagine sociale, risveglio economico e diversità territoriali».

Nadia Santini: “Cibo e vino sono il simbolo della nostra cultura”

Di seguito ecco le parole di Nadia: «Pane e vino ci parlano di perfetto convivio fin dai tempi più lontani […] La cucina, la complicità tra cibo e vino, diventa il modo migliore per incontrare il mondo: il più immediato e apprezzato biglietto da visita di ogni paese».

«La magia della cucina è come la magia del teatro. Gli spettatori, come i gourmets, cercano l’essenziale: quella sorta di benessere che si manifesta e cresce solamente quando c’è la percezione dell’autenticità».

 «Cibo e vino, segni di cultura, di comunicazione del nostro gusto, sono anche componenti della nostra immagine sociale e contribuiscono al risveglio della nostra economia».

«Se salvaguardiamo le nostre diversità manteniamo vivo il nostro valore, la nostra cultura e il nostro territorio, la nostra economia, la nostra indipendenza e la nostra storia. Solo così contribuiamo a rendere grande il nostro paese».

In alto i calici. Prosit! (GIUSEPPE CASAGRANDE)


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