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“Chi parla di armi con la stampa?”, Trump usa la macchina della verità: test tra i militari

(Adnkronos) –
La macchina della verità per scoprire chi ha parlato. Donald Trump è pronto a tutto per scoprire chi abbia spifferato ai media le informazioni sulle dotazioni di armi e munizioni degli Stati Uniti. La guerra contro l’Iran, iniziata a febbraio e proseguita a singhiozzo, ha assorbito una quantità notevole di risorse. Secondo i media americani, gli Usa non dispongono di quantità sufficienti di missili intercettori e devono fare i conti anche con una carenza di Tomahawk. “Sono solo fake news, abbiamo armi e munizioni in abbondanza”, ha detto e ripetuto il presidente. 

Ora, come scrive il New York Times, Trump vuole sapere chi ha fornito le informazioni ai media. Circa 50 membri dello stato maggiore congiunto delle forze armate statunitensi sono stati sottoposti al test del poligrafo in relazione alle fughe di notizie, scrive il New York times citando alcuni funzionari. Solo un ristretto gruppo di persone aveva accesso ai dettagli riservati sulle munizioni, spiega invece la Cbs sottolineando anche che il test del poligrafo rientra nella prassi abituale per gli alti funzionari militari e civili, ma il numero elevato di persone sottoposte all’esame in questo caso è da considerare un evento estremamente raro. 

Secondo il NYT, è stato chiesto agli ufficiali militari e ai dipendenti civili dello Stato Maggiore Congiunto se avessero divulgato informazioni classificate ai media e se avessero fornito informazioni sulla diminuzione delle scorte di munizioni. I test con la ‘macchina della verità’ sono stati effettuati a agosto. L’operazione non serve solo a individuare l’eventuale ‘gola profonda’ ma anche a evitare che, in futuro, figure all’interno dei quadri militari possano fornire informazioni e dati alla stampa. Si calcola che tra 1.500 e 2.000 persone, tra ufficiali e funzionari, lavorino per lo Stato Maggiore Congiunto, che coordina operazioni e piani di guerra con i comandanti delle forze armate in tutto il mondo. 

Il Pentagono, con una dichiarazione del portavoce Sean Parnell, si limita a evidenziare che il dipartimento “non commenta questioni interne relative al personale o alle indagini in corso, ma prende estremamente sul serio tutte le fughe di notizie classificate relative alla sicurezza nazionale e, di conseguenza, indaga. La protezione delle informazioni classificate è fondamentale per garantire la sicurezza degli Stati Uniti e delle nostre truppe dislocate in tutto il mondo”. 

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