Vini e Ristorazione

Wine Intelligence e le abitudini di consumo del vino dopo la pandemia

All’indomani di un evento così forte come il Covid19 che ha scosso le abitudini di chiunque, si prova a fare un check per verificare come sono cambiati i nostri modi di fare. Il periodo di lockdown è stato abbastanza lungo, quel tanto da dar fondo alle scorte casalinghe di tutti i generi di largo consumo o meno.

La situazione ha riguardato anche i wine lovers che esaurita anche l’ultima bottiglia, si sono ingegnati analizzando lo spettro delle possibilità per potersi assicurare in qualche modo un po’ di piacere enoico, provando le varie opzioni disponibili. Dalle forme di acquisto on line ai siti specializzati, oppure rivolgendosi direttamente a quelle aziende che hanno tenuto botta in questo periodo continuando imperterrite a sfruttare le potenzialità della rete.

Wine Intelligence alla luce della ripresa e quindi della possibilità di riprendere ad utilizzare le consuete modalità, ha analizzato come l’esperienza di questo periodo abbia influito sulle intenzioni  di acquisto degli eno appassionati e, più in generale, sulle modalità di approccio verso il mondo del vino.

Il dato principale e quello che evidenzia come il 50% dei consumatori pur attratto da forma diverse di acquisto, non muterà quelle che erano le sue abitudini all’alba della pandemia. La metà dei consumatori quindi riprenderà a comportarsi come aveva fatto fino ai primi di marzo di questo anno funesto. In egual percentuale, i partecipanti al sondaggio hanno dichiarano che non cambieranno abitudini alimentari, ne rinunceranno a sperimentare novità e a curiosare tra le diverse cucine e  i nuovi trend in campo enogastronomico.

Questo almeno secondo un campione di consumatori abituali di vino di mille unità che però evidenzia anche una certa cautela generale. Emerge infatti come la preoccupazione rimanga un aspetto ben presente, che almeno fino alla fine dell’anno scoraggerà gli acquisti costosi così come la partecipazione ad eventi, manifestazioni  e viaggi a tema.

Tra gli altri aspetti della ricerca promossa da Wine intelligence e comunicati da Pierpaolo Penco, Country Manager per l’Italia, si evidenzia come il Prosecco rappresenti la Doc più conosciuta e prima anche nelle classifiche consumo /acquisto, ma anche come gli italiani siano sensibilmente influenzati dal cibo nella scelta del vino.

Il cosiddetto Food Pairing termine tanto caro ai Millenials, che si dimostrano molto attenti nello sperimentare etichette alternative ai trend principali di consumo. Per la tipologia, gli spumanti sono al vertice del gradimento, mentre le analisi di mercato lasciano intravedere per le Aziende “green” che centrano la loro immagine su sostenibilità e genuinità, ottime prospettive per l’immediato.

Tirando le somme delle informazioni che emergono da questo lavoro, per quanto riguarda le abitudini di consumi e consumatori la situazione non sembrerebbe poi variata così tanto. Il dato più triste forse è quello che fotografa la cautela degli appassionati nel partecipare agli eventi e alle esplorazioni sul territorio, aspetto limitante anche per molte Aziende, che dovranno in parte rivedere le loro modalità di comunicazione almeno fino a quando la nebbia dell’apprensione si sarà diradata. Speriamo presto.

Bruno Fulco


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