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Viticoltura salentina senza le barbatelle

A rischio la viticoltura salentina senza le barbatelle di Otranto, è l’allarme lanciato dal Consorzio di Tutela Vini D.O.P. Salice Salentino: “Il blocco della commercializzazione delle barbatelle compromette la biodiversità viticola del nostro territorio”.

Lo spettro Xylella allunga la sua ombra sul comparto vitivinicolo, o meglio è sempre la UE che allunga le sue mani. E non perché l’epidemia degli ulivi intacchi le viti, malgrado molte ne siano 20151021_109379_20151021-104735-resized-1.jpg.pagespeed.ce.rIA8BC4zvQcoinvolte di riflesso nell’obbligo di estirpo di ogni tipo di vegetazione nel raggio di 100 metri dall’ulivo malato, l’allarme e la vibrata protesta dei vivaisti pugliesi produttori di barbatelle in verità si basa sull’iscrizione anche della vite nella lista nera delle piante possibili ospiti del batterio.

La Decisione UE riguardante misure per impedire la diffusione della Xylella fastidiosa colpisce, dunque, anche i viticoltori e i vivaisti di Terra d’Otranto. L’inclusione della vite nell’elenco delle piante sensibili all’organismo nocivo fin da subito apparsa molto grave, perché va a vietare la commercializzazione delle barbatelle prodotte nel Salento, il maggiore polo di produzione del Sud d’Italia, dopo quello di Rauscedo nel Pordenonese (Friuli Venezia Giulia).

Per i vivaisti salentini la Decisione UE è completamente immotivata, perché il ceppo di Xylella fastidiosa non sarebbe in grado di svilupparsi sulla vite. Nonostante undici mesi di osservazioni ed analisi da parte del Cnr e dell’Università di Bari, e una nutrita letteratura scientifica internazionale, dimostrino l’estraneità della pianta di vite al contagio, sarebbe al vaglio del Comitato Fitosanitario Permanente dell’UE l’ipotesi di un’estensione del blocco alla commercializzazione delle barbatelle di Otranto, di cui usufruivano anche Algeria e Marocco, oltre Francia, Albania e Grecia.

Il Consorzio di Tutela dei Vini D.O.P. del Salice Salentino Consorzio di Tutela dei Vini D.O.P. del Salice Salentinoesprime la sua inquietudine che la questione Xylella, estesa addirittura alle barbatelle, possa compromettere l’identità genetica del patrimonio viticolo salentino, timori condivisi dai circa 3.000 viticoltori associati (produttori di uve destinate ai vini della DOC e dell’IGT Salento). «Le barbatelle idruntine sono di assoluta qualità con DNA assolutamente locale. Bloccarne la vendita è un danno economico enorme per i vivaisti e per noi vitivinicoltori. Ancora più preoccupante è il rischio di compromettere la biodiversità viticola del nostro territorio», spiega Damiano Reale, Presidente del Consorzio del Salice Salentino. Considerando che gli elementi di propagazione si trovano entro le zone considerate infette, e stiamo parlando di un’area regionale dal Gargano a Taranto, passando dal Leccese (!), tra qualche anno sarà difficoltoso trovare barbatelle di Negroamaro, Malvasia Nera, Primitivo e altre varietà.

L’intera filiera rischia di scomparire. Innegabile il danno: da una parte l’indotto vivaistico idruntino con 800 posti di lavoro, 10 milioni di piantine e un giro d’affari complessivo di 20 milioni di euro; dall’altra i tanti viticoltori, tra cui molti soci del Consorzio, che hanno investito per mezzo dell’OCM Vino regolata dalla Regione Puglia e che rischiano di perdere i benefici perché impediti all’acquisto delle barbatelle dai vivaisti di zona.
Senza contare che tutto ciò, in poco meno di due mesi, ha già provocato al settore una perdita di fatturato export stimato intorno ai 600mila euro.

Maura Sacher


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