Editoriali

Tra paura, rabbia e perdita di speranza, nel caos gli Italiani

Nella paura in cui l’ultimo provvedimento governativo ha gettato gli italiani, a causa del caos sulla diffusione del covid, molte persone si sono trovate psicologicamente impreparate, e sono andate nel pallone.

Basta leggere i vari post e i relativi messaggi sui social per capire a quale grado è salita la temperatura emotiva della gente.
Vengono dileggiati coloro che contestano i coprifuoco e quelli che non prendono in minima considerazione la congettura che con queste misure di restrizione ci sarà più gente a morire di fame che di virus. Altri fotografano gli assembramenti giovanili alla sera e altri sbraitano contro gli assiepamenti dei ragazzi sui bus per andare a scuola.
Poi ci sono quelli convinti che solo gli imbecilli girino senza la mascherina sulla faccia e altrettanto se con la mascherina, quelli che prendono per buoni i numeri dei “contagiati” e ce li sbattono in faccia quando vengono citate le parole degli uomini di scienze mediche nel ricordare che “positivo” non vuol dire “malato” né tantomeno sempre “contagioso”.
Poi ci sono quelli che citano il numero dei ricoverati in terapia intensiva e i morti, senza neppure sapere (né è dato da sapere) di quale malattia sono effettivamente deceduti i diagnosticati positivi.

È scontato andare fuori di testa nell’ascoltare religiosamente le tv ormai tutte allineate sul piano della “emergenza sanitaria” e del terrore del contagio senza remissione.

Ormai, dopo tante acclamazioni all’insurrezione contro le limitazioni alle libertà personali e contro le chiusure delle attività economiche quali bar, ristoranti, discoteche, di fiere e sagre, di convegni e ogni altra manifestazione culturale, dell’attività scolastica e di istruzione superiore, contro l’isolamento sociale imposto e le “forti raccomandazioni” riguardo alla vita privata ed intima dei cittadini, chi ha più voglia di lottare?

È storicamente assodato che un popolo china la testa e la schiena solo per la paura, diventa sottomesso di propria iniziativa, tanto più se i cittadini vengono moralmente incolpati del mancato rispetto delle regole imposte.
Non c’è altra arma di sottomissione più forte che criminalizzare la coscienza individuale.
Oggi ci hanno inculcato la paura di morire e siamo tutti apprensivi, agitati, allarmati.

Non possiamo più avere le nostre consuete relazioni amicali, e addirittura familiari, non ci possiamo abbracciare quando ci incontriamo, dobbiamo guardare l’altro come fosse uno sciagurato trasmettitore di un danno nei nostri confronti.
I nostri rapporti sociali, che ci facevano sentire vivi e a volte utili, sono svaniti, dissolti, lasciandoci nel vuoto affettivo.
E naturalmente non ci viene voglia di andare per negozi né di affrontare una trafila burocratica per cenare in ristorante, e quelli falliranno, mentre noi (assieme ai parlamentari) – a stipendio fisso – staremo caldi e protetti nelle nostre dimore e nel contempo aumenta il numero dei disperati, privati di un qualsiasi introito.

Siamo tutti esitanti, tutti stressati e pure arrabbiati. Ma la rabbia gli Italiani non riescono più neppure a manifestarla, il Governo non ha mai dato una risposta alle piazze invase da manifestanti che gli hanno protestato contro in varie occasioni.
Abbiamo perso la speranza, ogni speranza è spenta.

Neanche dopo le due Grandi Guerre gli Italiani si sono sentiti così distrutti, impotenti. Allora c’era il futuro di rinascita all’orizzonte, ora all’orizzonte c’è solo la responsabilità di un’ecatombe, buttata addosso ad ognuno di noi cittadini.

Maura Sacher


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