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Testo Unico sul Vino, bel lavoro e ora?

Legge 12 dicembre 2016, n. 238, «Disciplina organica della coltivazione della vite e della produzione e del commercio del vino», semplicemente legge 238/2016 e ormai arcinota come “Testo Unico sul vino”, pubblicata sulla GU del 28.12.2016 è entrata in vigore con il 12 gennaio 2017.

È un testo di 91 articoli che riassumono le oltre 4 mila pagine di leggi e provvedimenti esistenti nel settore, un lungo lavoro di revisione e ‘collage’ che mira a mettere ordine in una materia che negli anni ha registrato una caterva di provvedimenti legislativi.

Con l’introduzione delle ultime norme legislative, quali appunto il Testo Unico e la dematerializzazione dei registri, registri da tenersi in formato elettronico e solo online iscrivendosi al SIAN – Sistema Informativo Agricolo Nazionale, sembra che non tutte le procedure siano chiare da comprendere, facili da attuare, proficue nelle finalità di semplificazione.

Per fare un po’ il punto sulla situazione, si è mossa anche l’AIS, l’Associazione Italiana Sommelier, che  ha voluto riunire a convegno alcune delle voci più rappresentative del mondo del vino, anche con competenze giuridiche, per un’analisi sui risvolti di tali normative sull’intero settore e sulla sua filiera. Il Convegno, promosso dall’AIS, con il patrocinio del Mipaaf, si è svolto a Roma martedì 21 marzo 2017 presso il Ministero della Politiche agricole, alimentari e forestali, alla presenza del Vice Ministro Andrea Olivero.

In sostanza, nonostante gli apprezzamenti che le associazioni di categoria hanno espresso al riguardo della “normalizzazione”, a detta di molti il quadro è ancora confuso, e si attendono i decreti attuativi che il Mipaaf dovrà emanare. O sarà necessario modificare i decreti vigenti non più coerenti con la legge 238/2016, al di là delle abrogazioni contenute nell’ultimo articolo del Testo Unico?
Tutti si chiedono quali saranno i tempi effettivi. E nel frattempo?

Molte sono le riflessioni post convegno, stanti l’evidenza di vincoli burocratici nelle procedure di controllo (sono una decina gli enti deputati al controllo delle produzioni e delle certificazioni DOP e IGP), le difficoltà nei processi di informatizzazione (aggiungendo i dubbi che le banche dati dei controlli parlino fra loro), e di molte altre incongruenze che emergeranno con il tempo.

Chi vivrà, vedrà.

Maura Sacher


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