
E’ durata tre giorni come stabilito, ma non un minuto in più, la tregua reciproca sulle capitali di Russia e Ucraina fissata in occasione della visita degli inviati americani Witkoff e Kushner a Mosca e Kiev. La capitale ucraina si è svegliata di nuovo sotto le bombe russe. Attacchi anche su Odessa, Sumy e altre città. In risposta, un raid di droni ha colpito la città russa di Saratov.
Un viaggio quello dei mediatori americani, che i telegiornali di Stato russi hanno descritto come un ‘foro nella ciambella’, il corrispettivo del nostro buco nell’acqua. Mentre oggi il presidente ucraino Volodymyr Zelensky annuncia che conta “di incontrare Trump intorno al 20 settembre”. Sul tavolo, ancora una volta, il nodo della fornitura degli scudi Patriot.
Intanto l’Ungheria ha espulso dieci diplomatici russi accusati di aver compiuto “attività inaccettabili”. Netta la replica del Cremlino: “La risposta sarà dura e dolorosa”.
Sullo sfondo l’ok alla deroga concessa a Kiev per l’acquisto dei Patriot con fondi Ue.
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