Solaris, Bronner, Johanniter le nuove sfide del vino Trentino

Solaris, Bronner, Johanniter le nuove sfide del vino Trentino

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I vitigni Piwi resistenti alle malattie fungine rappresentano la nuova frontiera. Pionieri: Morandell, Pojer&Sandri, Silvano Clementi e altri coraggiosi vignaioli trentini.

Solaris, Bronner, Johanniter, Aromera, Muscaris, Souvignier Gris, Regent, Sevar sono i nomi più gettonati, di una nuova grande famiglia di vitigni con l’acronimo Piwi.
Acronimo tedesco del termine Pilzwiderstandfahig, vale a dire vitigni resistenti alle malattie fungine che affliggono da tempo la viticoltura mondiale.

I vini resistenti in commercio

Un problema quest’ultimo che si è aggravato alla luce dei recenti cambiamenti climatici e che vede numerosi istituti di ricerca.
La stazione sperimentale di Friburgo e la Fondazione Mach di San Michele in particolare impegnati a debellare il flagello della peronospera, dell’oidio e della botrite. Attualmente le più temute malattie fungine della vite.

Negli ultimi anni sta crescendo tra i consumatori l’interesse per i prodotti ottenuti con tecniche il più possibile rispettose dell’ambiente e della salute.

Nel settore del vino pioniere di questa filosofia legata all’ecosostenibilità e alla biodiversità è l’altoatesino Werner Morandell, titolare dell’Azienda Lieselehof di Caldaro. Autore di una bellissima pubblicazione sui vitigni resistenti, lui stesso ne ha selezionati 340.

La messa al bando di pesticidi, insetticidi e anticrittogamici è stato il primo passo per abbracciare con convinzione l’agricoltura biologica e biodinamica.

In Trentino Morandell ha trovato una nutrita pattuglia di seguaci. Questi hanno già messo o stanno mettendo in pratica i suoi insegnamenti puntando sulla naturalità del vino.

Tra coloro che hanno creduto per primi a questo progetto meritano sicuramente un plauso Mario Pojer e Fiorentino Sandri.
Con le uve Solaris hanno lanciato sul mercato, in Giappone va a ruba, lo “Zero infinito”, un vino frizzante naturale prodotto con una tecnica ancestrale.

Nasce a Grumes, in Alta Val di Cembra, su un terreno che era stato abbandonato negli anni Cinquanta e che Pojer&Sandri hanno restituito a nuova vita.
Con una intelligente operazione di recupero storico-ambientale. Terrazze, muretti a secco e tutt’attorno un bosco che fa da barriera protettiva ad eventuali trattamenti chimici dei vicini.

Il nome “Zero infinito” lo aveva suggerito a Mario Pojer il giornalista Francesco Arrigoni, allievo prediletto di Veronelli, che lo aveva assaggiato nella versione naturale.
Laddove la parola “zero” sta a significare zero trattamenti chimici, zero insetticidi, zero solfiti aggiunti, zero lieviti liofilizzati, zero charifiche, zero antiossidanti.

Naturale come natura lo ha fatto.

Tra i produttori che hanno aderito al progetto Piwi meritano altresì un incoraggiamento l’azienda Pravis di Lasino, con il Solaris Naran.
El Zeremia di Revò, con lo Johanniter.  Nicola Biasi di Coredo, con il “Vin de la Neu”, Johanniter in purezza.
I fratelli Luca e Massimiliano Calari di Santa Croce del Bleggio, con il Lingera da uve Solaris e il Sonata da uve Souvignier Gris.
Francesco Poli di Santa Massenza, con il Naranis, blend di Bronner e Solaris.
Le Terre del Lagorai di Castel Ivano, con il Solaris.

Ed ancora: Emma Clauser Molino dei Lessi di Lavis, con lo Johanniter.
Filippo Scienza della Vallarom con i vini biovegan. Nicola Del Monte dell’azienda Filanda De Boron di Tione che propone il Dedit, un Solaris bianco affinato in barrique d’acacia, sapido, elegante, floreale.
Il Lauro, uno spumante millesimato Extra Dry sempre da uve Solaris.

Un discorso a parte merita Silvano Clementi, nume tutelare di Villa Persani. Persani di Lavis che alla Fondazione Edmund Mach svolge la funzione di ricercatore nel settore vitivinicolo.

In particolare per quanto riguarda la selezione di nuovi vitigni resistenti agli attacchi della peronospora e dell’oidio.

Già dall’impianto dei nuovi vigneti e frutteti della tenuta di famiglia, l’impronta filosofica di Silvano Clementi. Ed è stata quella di abbandonare la chimica e puntare all’agricoltura più attenta alla salvaguardia dell’ambiente e del territorio abbracciando il biologico.

E i suoi vini ne sono la testimonianza.

Piacevolmente aromatico l’Aromatta Piwi Cuvée, da varietà resistenti, freschi e sapidi. Il Molin, un blend di Incrocio Manzoni e Riesling Renano, la Nosiola Raetica, il Pinot Grigio Performance.
Il Nerosilvo, blend di Teroldego e Lagrein, lo spumante Silvo Brut Nature con il fondo da uve Souvignier Gris con altri vitigni resistenti.

“ L’uso della chimica in agricoltura – sostiene Silvano Clementi – è un paradosso ambientale.
Il settore secondario non può sostenere il settore primario cosi come le pratiche chimiche non possono sostenere la fertilità della terra.

La nostra mission è quella di avvicinare il palato dei consumatori ad una nuova, ma che è antica, sensazione di naturalità.”
Parole sante. (GIUSEPPE CASAGRANDE)

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