Progressi zero, problemi cento, paura e coraggio

Progressi zero, problemi cento, paura e coraggio

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Coraggio, si sapeva che doveva andare a finire così, ci si doveva aspettare un prolungamento delle misure di sicurezza sanitaria, e attendevamo trepidanti la smania di protagonismo del nostro Premier e di altri con lui.

Non più a reti unificate, sicuramente per le studiate accortezze del suo “dominus” comunicatore, che gli filtra quello che fa comodo per creargli intorno un’aureola di “salvatore della patria”, con sondaggi “domesticati”.
Delle troppe bozze non ci siamo mai fidati, le fanno arrivare ai media e poi le modificano a seconda dell’effetto che fanno sull’opinione pubblica, anche complici certe testate giornalistiche spiccatamente ideologiche.
Lavorano nottetempo e fanno le ore piccole, forse perché la notte porta consiglio. Ma di veri Consigli dei Ministri, tutti i Ministri assieme, non c’è proprio verso di vederli. Poi dicono che ne discuteranno ampiamente in Parlamento; già faranno parlare l’opposizione per poi sottomettere i provvedimenti “alla fiducia”. Sembra che il coraggio del confronto difetti, meglio tentennare.

È vero che chiudere tutto ha salvato moltissime vite umane dal contagio, e pure l’obbligo del distanziamento sociale, decisione tuttavia arrivata un tantino in ritardo rispetto all’allarme, ma ora, dopo 6 mesi di “pieni poteri” non approvati da nessuno, si continua a tenere sotto scacco gli italiani ed a terrorizzare gli stranieri possibili turisti.
Si dà al mondo l’immagine di un’Italia tutta infetta, prorogando lo stato d’emergenza fino al 31 dicembre, no anzi al 31 ottobre, e intanto fino al 31 luglio.

Migliaia di negozi non riaprono e rischiano di non riaprire mai.
Un milione di lavoratori non hanno ancora visto la cassa integrazione, i lavoratori privati, le partite IVA, i commercianti sono cittadini che non esistono per il governo.
E intanto, le decine di miliardi di euro di danni all’economia nazionale, chi li paga?

Ci hanno detto che dobbiamo “convivere” con il virus, e allora, coraggio!, bando la paura, che ci lascino liberi di farlo, di vivere, perché gli italiani non sono così incoscienti dall’andarselo a cercare, per ammalarsi o per morire.
È inutile elencare i numeri dei contagi a livello mondiale per confrontarli con i nostri, e ricavarne conforto e consenso per le decisioni prese.

Nemmeno si può sottovalutare che possiamo importare il virus a causa dell’ingresso di persone dall’estero, ma il principio della massima precauzione riguardi loro che arrivano, non noi che siamo qui, con le nostre regole.
Il Ministro della Salute fa il suo lavoro per salvaguardare la salute degli Italiani, ma esistono anche altre esigenze, come il diritto al lavoro, alla retribuzione, alla libertà.

Giustamente l’obiettivo primario (secondo il discorso del Ministro Speranza oggi al Senato) è la riapertura in tutta sicurezza della scuola per la salute degli studenti, ma non basta.

Aumentando le attività e liberalizzando gli spostamenti c’è sicuramente il rischio che alcune persone contraggano il virus, ma non si può pretendere che l’economia si fermi per motivi di salute.
Certo i soldi non si portano nella tomba, ma almeno non fanno morire di fame.

Per rimettere in piedi l’economia del Paese il denaro deve circolare.
Se nei negozi e nei ristoranti la gente non ci va, se una moltitudine di persone non può andare nei bar e nelle discoteche, se i mercatini e le sagre non possono riavere il loro pubblico di sempre, come si fa a rialzare il Pil?

Cosa ne fanno dei loro soldi coloro che li hanno e non li possono spendere per immetterli nel mercato e farli entrare nelle tasche di chi non li ha?

Maura Sacher

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