Punti di Vista

Piccolo è bello

Il luogo comune della sfida alla globalizzazione sta dando alla testa, soprattutto nel mondo del vino. Si danno i numeri e si fanno identikit innaturali, dimenticando la storia di questo Paese. Non può ridursi tutto a una questione di dimensioni!

 
Francamente sentire che le piccole aziende vinicole siano diventate un handicap che impedisce al nostro Paese di crescere e competere, mi sembra un’analisi semplicistica. Ci sono molte più profonde ragioni cui attribuire la mancata crescita della nostra economia.

 

Certo sono cambiati gli scenari, ci avviamo verso una fase di capitalismo maturo, ma questo non vuol dire che le aziende di piccole dimensioni sono destinate a scomparire. Sono convinto che la globalizzazione, portando con sé l’omologazione col tempo darà forza ai piccoli.

 

Noi siamo il Paese della biodiversità, della ricchezza culturale, della variegata geografia, delle nicchie del gusto, tutti punti di forza del made in Italy che ci distinguono dal resto del mondo. Non condivido chi costruisce in laboratorio identikit di aziende indicando il milione di bottiglie come quota ideale di produzione.

 

Il futuro del vino italiano si gioca su altri campi. In primis la qualità. Senza qualità non si compete sui mercati mondiali e le grandi aziende difettano in questo ambito.

 

Altro campo importante è la capacità di fare marketing e riuscire a vendere i prodotti. Qua se è vero che i grandi sono avvantaggiati, i piccoli sono cresciuti, utilizzando nuovi strumenti e consorziandosi per raggiungere nuovi e più interessanti traguardi.

 

Infine, la sostenibilità ambientale: chi sceglie il vino attribuisce al rispetto per l’ambiente, la stessa importanza del prezzo e dell’origine.

 

Se l’export del vino italiano vale oltre 3 miliardi di euro, con una quota di mercato del 18 per cento, non è certo merito dei pochi grandi!


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Piero Rotolo

Direttore Responsabile vive a Castellammare del Golfo Trapani

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