Tribuna

Nuova mossa del Governo alla faccia della trasparenza: firma il CETA

Il Governo ha varato il disegno di legge da mandare alle Camere per l’approvazione del CETA, il Trattato di libero scambio tra Canada e Unione Europea, senza alcun preavviso e senza strombazzamenti mediatici.

L’altro giorno ero affaccendata nella preparazione del pranzo, quando sento intervistato un signore che il mio distratto orecchio coglie presentato come il Ministro dell’economia canadese, si esprimeva in un disinvolto italiano e con la coda dell’occhio mi pareva anche di bell’aspetto.
Al momento ho fatto solo queste superficiali osservazioni, ma dentro al mio cervello, intorpidito dai resoconti sul vertice dei G7 (26-27 maggio) a Taormina più di gossip che di concreti contenuti, si è fatto strada un fulminante dubbio: stanno parlando di CETA come per scontato?

Vero che il Parlamento Europeo ha approvato il CETA, l’accordo commerciale fortemente voluto dal Canada di Trudeau, e spetta ai Parlamenti dei singoli Stati membri il secondo passo per la ratifica ma l’entrata in vigore necessita le unanimità nazionali UE. La sottoscritta, come tanti opinionisti perplessi o contrari con tanto di campagne #NoCETA, ha seguito la questione a partire dal TTIP (a sua volta fortemente voluto da Obama) dedicandovi una serie di articoli.

Fatta la mia ricerca, ecco, il mio retro pensiero aveva ragione.
Digitando le parole giuste in internet, trovo il sito del Governo con questo titolo «Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 31». Vi è scritto che mercoledì 24 maggio 2017, alle ore 18:30, si è riunito il Consiglio dei Ministri, sotto la presidenza del Presidente Paolo Gentiloni, segretario la Sottosegretaria alla Presidenza Maria Elena Boschi. Beh, allora approfondiamo, fidiamoci di google, scorriamo a leggere i provvedimenti oggetto della seduta. Ecco che ne trovo 9 e proprio a metà si colloca l’argomento CETA: «Ratifica ed esecuzione dell’Accordo di partenariato strategico tra l’Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e il Canada, dall’altra, fatto a Bruxelles il 30 ottobre 2016 e dell’Accordo economico e commerciale globale tra il Canada, da una parte, e l’Unione europea e i suoi Stati membri, dall’altra, con allegati, fatto a Bruxelles il 30 ottobre 2016, e relativo strumento interpretativo comune (disegno di legge)».

Andando avanti si legge che la proposta l’ha fatta Angelino Alfano, il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Normale no?
Quello che non è normale è che il CdM si è riunito in tutta fretta il 24 maggio (alla faccia dell’Inno che diceva “non passa lo straniero”), senza neanche la mossa di una conferenza stampa, né prima né dopo, e ancora più che per approvare ben nove provvedimenti sono bastati neanche 20 minuti (seduta aperta alle h 18:50 e chiusa alle 19:16), ossia nemmeno il tempo di leggere i testi (provateci: http://www.governo.it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-31/7447).

Come mai non è stata data la notizia? Mossa astuta? mentre tutti commentavano su perché Melania rifiuta la manina/manona di Trump, su come The Donald si mette in prima fila per le foto, sui sorrisetti e le pacche sulle spalle tra la Merkel e Macron, sulle first lady e le loro passeggiate, su quanto è bello lo sfondo di Taormina al tramonto, tanto che le dichiarazioni di Gentiloni, padrone di casa (meno male non lo era Renzi) quasi non si sono recepite.

A questo punto non si potrebbe altro che credere che il pensiero davvero democratico (non quello che si cela nella sigla del Pd) debba gettare la spugna.

Maura Sacher


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