Tribuna

La nuova frontiera dei vitigni resistenti alle malattie fungine

Fondamentale il ruolo dei ricercatori della Fondazione Edmund Mach di San Michele all'Adige. Pionieri di questa filosofia l'altoatesino Werner Morandell e una pattuglia di vignaioli trentini.

La nuova frontiera dei vitigni resistenti alle malattie fungine
Fondamentale il ruolo dei ricercatori della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige. Pionieri di questa filosofia l’altoatesino Werner Morandell e una pattuglia di vignaioli trentini.

 

Solaris, Bronner, Johanniter, Aromera, Muscaris, Souvignier Gris, Regent, Sevar sono alcune delle trenta e più varietà di viti che costituiscono la nuova frontiera vitivinicola del nuovo millennio.

Una nuova grande famiglia di vitigni: la famiglia dei cosiddetti “Piwi”, incroci tra la vite europea, americana e asiatica.

La sigla “Piwi” altro non è che l’acronimo tedesco del termine Pilzwiderstandfahig: sono quei vitigni resistenti alle malattie fungine (oidio, peronospora, botrite, mal dell’esca) che affliggono da tempo la viticoltura mondiale. 

 

La nuova frontiera dei vitigni resistenti alle malattie fungine

Questi vitigni, conosciuti anche come “super-biologici”, permettono di eliminare del tutto o quasi i trattamenti anticrittogamici e di produrre vini di altissima qualità nel totale rispetto dell’ambiente circostante.

Problema quest’ultimo che si è aggravato alla luce dei recenti cambiamenti climatici e che vede impegnati numerosi istituti di ricerca. In particolare la stazione sperimentale di Friburgo (Svizzera) e la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige (Trentino).

L’obiettivo è di contrastare con armi efficaci e rispettose dell’ambiente il flagello della peronospora, dell’oidio e della botrite, le più temute malattie fungine della vite. Alla fine degli anni Novanta del secolo scorso ad Einsiedeln (Svizzera) è stata fondata l’Associazione Piwi International che oggi è presente in dieci Paesi europei: Svizzera, Germania, Austria, Ungheria,  Repubblica Ceca, Francia, Olanda, Belgio, Danimarca, Italia.

Unico Paese extraeuropeo il Canada. 

In Trentino sono sette i vitigni resistenti alle principali patologie fungine che si dimostrano particolarmente performanti.

Si tratta delle già collaudate varietà Solaris, Souvignier Gris e Pinot Regina cui vanno aggiunte e sono disponibili per la coltivazione il Nermantis, il Termantis, il Valnosia e il Charvìr, recentemente iscritte nel registro nazionale delle varietà consentite.

Sono il frutto dell’attività di miglioramento genetico che ha visto impegnata un’equipe di ricercatori della Fondazione Edmund Mach.

Il progetto di ricerca, coordinato dal Consorzio Innovazione Vite (Civit) e per gli aspetti scientifici dall’Istituto di San Michele all’Adige, ha avuto come partner per quanto riguarda il mondo produttivo quattro cantine del Trentino: Cavit, Mezzacorona, La Vis e Ferrari spumanti. 

I tecnici e i ricercatori della Fondazione Edmund Mach hanno testato per tre anni dal punto di vista agronomico ed enologico oltre 30 varietà di vite resistenti presenti sul mercato.

Le hanno attentamente studiate nei campi sperimentali dislocati in Piana Rotaliana, Vallagarina e Valsugana, per capire innanzitutto come si adattano a diverse altitudini e a diverse condizioni climatiche, valutandone anche la fenologia, la fertilità, la produttività, la tolleranza alle principali malattie fitosanitarie e il potenziale enologico rispetto a due varietà tradizionali: Chardonnay e Marzemino.

Tra queste 30 varietà, sette risultano quanto mai promettenti: il Solaris, il Souvignier Gris, il Pinot Regina, il Nermantis, il Termantis, il Charvìr e il Valnosia. Quest’ultima varietà, in particolare, resistente alla peronospora, si caratterizza per la spiccata aromaticità che ricorda la Nosiola dalle cui uve nasce il famoso Vino Santo trentino.

Queste varietà possono rappresentare un’opportunità per areali viticoli confinanti con aree sensibili, dove le limitazioni ai trattamenti fitosanitari rappresentano un grosso limite, e nelle aree dove anche a causa della pendenza la meccanizzazione è impossibile.

Negli ultimi anni sta crescendo sempre più tra i consumatori l’interesse per i prodotti ottenuti con tecniche il più possibile rispettose dell’ambiente.

Nel settore vitivinicolo pioniere di questa filosofia legata all’ecosostenibilità e alla biodiversità è l’altoatesino Werner Morandell, titolare dell’Azienda Lieselehof di Caldaro.

Autore di una bellissima pubblicazione sui vitigni resistenti, lui stesso ne ha selezionati 360. La messa al bando di pesticidi, insetticidi e anticrittogamici è stato il primo passo per abbracciare con convinzione l’agricoltura biologica e biodinamica.

Tra i vini cult della casa meritano una segnalazione il Brut metodo classico da uve Souvignier Gris , il Bronner Julian nella duplice versione tappo a vite e Orange, il Vino del Passo (da vigneti ubicati a 1.300 metri di quota al Passo della Mendola (proprio al confine tra il Trentino e l’Alto Adige) e il mitico Bronner passito Sweet Claire  Riserva, autrentica rarità. 

In Trentino Morandell ha trovato una nutrita pattuglia di seguaci che stanno mettendo in pratica i suoi insegnamenti puntando sulla naturalità del vino. Tra coloro che hanno creduto per primi a questo progetto meritano sicuramente una citazione Mario Pojer e Fiorentino Sandri.

Con le uve Solaris hanno lanciato sul mercato (in Giappone va a ruba) lo “Zero infinito”, un vino frizzante naturale prodotto con una tecnica ancestrale.

Nasce a Grumes, in Alta Val di Cembra, a mille metri di quota, su un terreno che era stato abbandonato negli anni Cinquanta e che Pojer & Sandri hanno restituito a nuova vita.

Con una intelligente operazione di recupero storico-ambientale. Terrazze, muretti a secco e tutt’attorno un bosco che fa da barriera protettiva ad eventuali trattamenti chimici dei vicini. 

Il nome “Zero infinito” lo aveva suggerito a Mario Pojer il giornalista Francesco Arrigoni, allievo prediletto di Veronelli, che lo aveva assaggiato nella versione naturale.

Laddove la parola “zero” sta a significare zero trattamenti chimici, zero insetticidi, zero solfiti aggiunti, zero lieviti liofilizzati, zero charifiche, zero antiossidanti. Naturale come natura lo ha fatto.


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