Non c’è tregua per gli ottimi prodotti italiani, avanti il prossimo

Non c’è tregua per gli ottimi prodotti italiani, avanti il prossimo

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aLa querelle sul latte nonostante le promesse e le rassicurazioni del vicepremier scarsissimo emulo di Fregoli si è conclusa.
Mi viene in mente la canzone “Blowin’ in the wind” di Bob Dylan, le parole le porta il vento come quelle del vicepremier.
Dopo i proclami di risolvere in 48 ore l’annosa questione prezzo del latte pagato ai pastori in funzione delle elezioni sarde.
Si è completamente eclissato in tutt’altre faccende affacendato.

E chi semina vento raccoglie tempesta.

Difatti siamo in questi giorni ad assistere alla triste storia degli agrumi italiani, una eccellenza mondiale.

In Puglia, Calabria e Sicilia sono rimaste invendute 1.500.000 tonnellate di agrumi su 2.500.000 prodotte.

Le clementine vengono pagate 50 centesimi al chilo, mezzo euro, e alcuni agricoltori hanno deciso di tagliare gli alberi e vendere i pezzi come legna da ardere.
Calcolato che rende assai di più che coltivare gli agrumi, nemmeno le spese ed il lavoro ripagati.

La massiccia importazione soprattutto dall’Africa di agrumi che non hanno gusto e sapore, ma che è permessa dalla comunità europea.
Non ci si accorge che sta sgretolando un altro importante settore della nostra economia contadina.

Sempre in Puglia si aggrava la situazione degli olivicoltori.

La infausta xilella sta infettando moltissime piante: sono 21.000.000 gli olivi anche plurisecolari ammalati e moltissimi gli eradicamenti.

Misure inadeguate sono state varate dal ministro dell’agricoltura che forse non distingue un melo da un pero, ma le nomine politiche non azzeccano nulla con la competenza specifica.

L’ultima raccolta di olive è risultata dimezzata rispetto alla precedente a causa della siccità e della xilella: le organizzazioni degli olivicoltori stimano che in cinque anni l’intero patrimonio olivicolo potrebbe azzerarsi con ripercussioni devastanti sull’economia italiana e sulla occupazione.

E continuano ad arrivare nei porti italiani tonnellate di oli di scarsa qualità e salubrità che grazie alle sciagurate direttive della UE possono essere imbottigliate come olio italiano.

In Friuli Venezia Giulia 152 agricoltori sono indagati e oltre 238 terreni sono sotto sequestro giudiziario: per conciare le sementi del mais e renderle più resistenti hanno intossicato vaste aree con pesticidi in eccesso con il tragico risultato di uccidere milioni di api.

E così si importeranno da paesi europei nei quali i controlli sono blandi e scarsa qualità del prodotto tonnellate di mieli che si possono fregiare della ambigua dicitura “miele comunitario” che saranno messi in vasetto e venduto in Italia.

A quale eccellenza italiana toccherà prossimamente il triste destino di essere quasi azzerata?
E questo governicchio che non fa altro che litigare non si accorge di nulla?
Umberto Faedi

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Umberto Faedi

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