Siamo il Paese delle eccellenze enogastronomiche, ma a livello internazionale scontiamo il peso delle contraffazioni e alterazioni delle nostre tipicità. La vulnerabilità nel settore si trasforma in un danno economico che supera i 60 miliardi di euro all’anno, una cifra non più accettabile.
Se è vero che il presidente De Gaulle dichiarò che era difficile governare un Paese con 246 qualità differenti di formaggi, pensate quanto sia più difficile governare l’Italia con 254 prodotti Ig registrati a livello europeo (155 Dop, 97 Igp e 2 Stg), in cui deteniamo il primato. Nell’era della globalizzazione, il falso Made in Italy impera a livello internazionale.
Secondo i dati Istat l’agroalimentare è un comparto che gode di ottima salute, ma occorrono degli interventi seri a livello internazionale a tutela delle nostre specificità. Non basta aver fiducia, ci vuole ben altro! Le Istituzioni italiane al di là dei proclami di sostegno all’agroalimentare, devono avere l’autorevolezza e la capacità di difendere gli interessi dell’agricoltura di casa nostra in Europa.
Ancora di più sul versante interno, dove oltre ad un sostegno concreto all’agricoltura facilitando l’accesso al credito e lavorando per una semplificazione amministrativa, si crei un’autorità centrale per il controllo e la tutela dei marchi Dop, Igp e Stg che lavori in intesa con gli organismi europei preposti a tutela del Made in Italy. Proprio in Europa, infatti, circola il 60% dei prodotti contraffatti.
L’inadeguatezza dei controlli pubblici nazionali ed europei sull’origine dei prodotti ha fatto nascere una serie di consorzi e comitati col fine di tutelare il Made in Italy, in questo modo i privati si sono sostituiti all’intervento pubblico. E’ arrivato il momento di mettere in campo una strategia univoca, con azioni coordinate a più livelli per la tutela del Made in Italy, altrimenti gli sforzi realizzati dai nostri produttori sul versante della qualità rischiano di vanificarsi.
Piero Rotolo
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