Marsala: prove tecniche di rilancio

Marsala: prove tecniche di rilancio

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Analisi e proposte per superare la crisi del settore vinicolo marsalese, il tema della tavola rotonda al Circolo Lilybeo. Tra le proposte emerse, restringere la zona di produzione delle tipologie del vino Marsala e la rifondazione del Consorzio di Tutela.

 

Lo storico Circolo Lilybeo, col suo presidente Gaetano Vita, si è fatto promotore di una discussione fra studiosi e operatori della cooperazione e delle imprese private per promuovere il Marsala e l’intero settore vinicolo collegato. Al centro del dibattito il ruolo delle cantine sociali e delle Pmi vinicole. Tra gli interventi più appassionati, quello del professor Nicola Trapani, che in apertura ha denunciato “il pericolo del settore vinicolo marsalese avviato alla quiescenza”. Una quiescenza pericolosa per un territorio che ha basato la sua economia su un vino divenuto una leggenda a livello mondiale.

 

“Il brand Sicilia è forte – ha affermato Rino Bonomo, esperto di agricoltura – e la Doc isolana continua a essere una grande risorsa, ma ci sono ancora agricoltori che non fanno reddito. La speranza è la diversificazione, in un’isola che è naturalmente sostenibile e che ha tutte le opportunità per tornare a essere vera protagonista”. Ripartire dal Brand Marsala e farlo ritornare a essere volano di sviluppo del territorio, anche dal punto di vista turistico.

 

Ercole Alagna (Alagna Vini), profondo conoscitore del vino Marsala ha puntato il dito sulla gran confusione che è stata creata negli anni attorno al vino Marsala, e la relativa necessità di semplificare il disciplinare e restringere l’area di produzione oggi composta da 21 comuni. Infatti, sono oltre 1.226,00 ettari di superficie vitata e oltre 106 mila quintali di uve destinate al vino Marsala, troppe, e con 29 tipologie previste dal disciplinare (prima erano soltanto quattro). Ercole Alagna, nel corso della sua relazione su “La crisi del vino Marsala: debolezze e possibili prospettive per il rilancio”, ha posto l’attenzione sulla ricostruzione del Consorzio di Tutela di Marsala, che lo ritiene fondamentale per la tutela e la promozione dello stesso vino, ma soprattutto determinante per rimodulare il nuovo disciplinare di produzione.

 

Questo uno dei motivi per il quale il professor Trapani ha chiesto al sindaco Alberto Di Girolamo, presente in sala insieme ai deputati regionali Eleonora Lo Curto e Stefano Pellegrino “di attivarsi per la promozione della cultura del più famoso vino liquoroso, qual è il Marsala e la sburocratizzazione regionale che rallenta e non aiuta il tessuto imprenditoriale agricolo e nello specifico, quello del vino siciliano. Al convegno sono intervenuti anche i produttori e rappresentanti di diverse cantine siciliane: Stefano Caruso (Caruso&Minini, Marsala), Gianfranco Paladino (Alcesti, Marsala), Roberta Urso (Cantine Settesoli, Menfi), Gaspare Baiata (Cantine Paolini, Marsala), Giuseppe Monteleone (Cantine Birgi, Marsala). Grazie ai loro interventi è stato possibile allargare il quadro allo stato di salute del vino siciliano.

 

Tra le problematiche più pressanti, il cambiamento delle abitudini dei consumatori, la riduzione del consumo di vino e la resa dell’uva all’ettaro nazionale ritenuta molto alta. Le cantine sociali della Sicilia oggi risultano fortemente ridimensionate. Basti pensare che erano 251 nel 1985, di cui 125 solo in provincia di Trapani come sottolineato dall’Enologo Giacomo Alberto Manzo, moderatore della tavola rotonda.

 

Tutti i relatori hanno evidenziato il ruolo strategico dell’Istituto Regionale Vite e Vino negli anni Ottanta e Novanta, crocevia importante per la viticoltura siciliana e soprattutto “driver” del nuovo rinascimento vitivinicolo regionale. L’Istituto Regionale Vite e Vino (ora Istituto regionale Vino e Olio) con l’attività di ricerca, di sperimentazione e di promozione dei vini nel mondo, definiva le basi di un successo che dura ancora oggi. Altro elemento importante è il consolidamento del ruolo svolto dalle Cantine sociali locali, come Paolini con oltre 10 milioni di bottiglie prodotte, Birgi con quasi 2 milioni di bottiglie e Settesoli con oltre 24 milioni di bottiglie.

 

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Piero Rotolo

Direttore Responsabile vive a Castellammare del Golfo Trapani

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