Curiosità

L’ONAV Roma celebra l’8 marzo con il Culto della Dea Madre

L’essenza dell’elemento femminino e il suo legame con il vino attraversando la storia

In attesa del corso romano di Assaggiatore di Vino in partenza presso Eataly il 16/03, Onav Roma scalda i motori proseguendo nel suo calendario di degustazioni aperto ai soci e a chiunque abbia voglia di partecipare.

Per la serata dell’otto marzo l’Organizzazione ha presentato presso l’Oly Hotel  “I Vini della Dea Madre” un omaggio al mondo femminile e al culto ancestrale della fertilità e dei suoi legami simbolici con la viticoltura arcaica, attraverso i vini del Lazio di oggi.

Un lungo viaggio nel culto di questa divinità primordiale comune a diversi popoli dell’antichità per simboleggiare fertilità, creazione, nascita, sessualità e nutrimento e che ritroviamo in diverse forme già dalla preistoria.

Venerazione che trova un suo parallelismo con il ciclo della vite, pianta anch’essa capace fin dalla sua comparsa di rigenerarsi e di crescere anche nei posti più impervi.  Tracce di questo connubio si rintracciano ad esempio nell’Altopiano Anatolico in Turchia, più precisamente a Çatalhöyük. Una zona limitrofa a quell’area geografica a cui appartiene anche la Georgia e in cui la vite, tra i 6000 è gli 8000 anni fa ha abbandonato il suo stato selvatico per essere domesticata grazie alla mano dell’uomo.

Li negli scavi di un deposito di grano risalente a all’incirca allo stesso periodo, è stata ritrovata una statuetta in terracotta raffigurante la divinità sul trono del parto. Iniziando da Çatalhöyük il delegato Alessandro Brizi ha attraversato i miti di vita, rigenerazione e morte inseguendo il legame tra essenza femminile e vino, toccando la simbologia Greca con i miti di Potnia Theròn e Artemide, Arianna e Dioniso, fino ad arrivare al ruolo femminile e alle presenze legate alle Domus di Janas in Sardegna.

Una percorso tra i riferimenti storici per arrivare al Culto della Dea Madre nel Lazio ed ai vini e i territori a cui questi sono legati. Il Mater Divini Amoris Malvasia Puntinata Roma Doc di Capizucchi ha aperto la degustazione.

Prodotto nei territori vicini al Santuario della Madonna del Divino Amore che i riferimenti storici legano ad un episodio del 1740, in cui un viandante assalito dai cani si salvo invocando l’aiuto della Vergine guardando la sua immagine sulla Torre del Castello dei Leoni.

A seguire il Frascati Docg Riserva Luna Mater di Fontana Candida, splendido esempio del progresso qualitativo costante della viticoltura Laziale degli ultimi anni. Quindi il Lazio Igt Donnaluce di Poggio le Volpi da Malvasia del Lazio Greco e Chardonnay vendemmiati tardivamente e il cui nome richiama il culto di Diana.

Poi è stata la volta dell’Azienda Agricola Raimondo con il Lazio Igt Cybele,  rosato da Cesanese di Affile che si richiama alla divinità anatolica Dea della natura adottata anche nel Lazio. Ancora Cesanese ma di Olevano Romano con l’Alma Mater Doc dell’Azienda Consoli.

Ha concluso la serata il Mater Matuta di Casale del Giglio, Syrah con un saldo di Petit Verdot. Vino dedicato all’omonima divinità protettrice della nascita degli uomini e delle cose, di cui è stato scoperto un tempio negli anni 80 presso gli scavi di Satricum vicino a Le Ferriere dov’è l’Azienda che lo produce.

 

 

 

 


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