L’Italia ha firmato il CETA, il balletto di Dop e Igp

L’Italia ha firmato il CETA, il balletto di Dop e Igp

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Nel giro di pochi giorni ci sono giunte in Redazione due Note sulle quali mi è servito del tempo per riflettere e inquadrare bene la questione. Ora mi è chiaro, ma bisognerà ritornare sul tema.

Il primo testo arrivato, firmato dall’Ufficio Stampa dell’AICIG, esordiva: «AICIG, l’Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche, esprime piena soddisfazione per la tutela delle Indicazioni Geografiche che il ministro Carlo Calenda ha espresso nell’informativa alla Camera dei deputati sul TTIP».
Il secondo, firmato dall’Ufficio Stampa del MIPAAF, informava che il Ministro Michele Martina ha sottoscritto il rinnovo di un accordo con ICQRF, consorzi ed e-bay, avente «l’obiettivo di rafforzare la protezione, la promozione e la valorizzazione delle produzioni italiane Dop e Igp online, attraverso il programma di verifica dei diritti di proprietà (Verified Rights Owner – VeRO), tutelando i consumatori che utilizzano eBay».

Perché possono stare assieme i due comunicati? Perché è la sottile filosofia di base sulle prospettive future per il made in Italy che fa raffrontare le rispettive dichiarazioni. Da un lato il Ministro dello Sviluppo economico e dall’altro il Ministro per le politiche agricole e alimentari. Uno che deve guardare all’economia “globale” e l’altro a quella “locale”, come a dire uno ha le competenze nella macroeconomia e l’altro nella microeconomia.
È sempre stato apprezzato l’impegno del Ministro Martina, che in questi anni ci ha messo la faccia in prima persona a fianco sia delle istanze dei produttori sia delle esigenze dei consumatori a difesa del Made in Italy e delle sue eccellenze, DOP, IGP e di tutti i prodotti agroalimentari certificati.
In comune i due Ministeri hanno la lotta alle contraffazioni del Made in Italy.

Ma Calenda, informandoci (attraverso il comunicato di AICIG) che è stato “concluso” il negoziato CETA con il Canada, «un paese di diritto anglosassone cioè basato sul sistema del marchio d’impresa e non sulle denominazioni di origine», ha il coraggio di dire che questo trattato «può rappresentare un riferimento importante verso il riconoscimento a livello internazionale delle Indicazioni Geografiche e può servire da modello per altri accordi, incluso il TTIP» (parole che nel testo hanno la paternità del Segretario Generale di AICIG).

Se ci credono anche i Consorzi Indicazioni Geografiche, ci fidiamo.
Sono dunque inutili le preoccupazioni dei cittadini che continuano a mobilitarsi sotto Comitati No-Stop-TTIP e cercano firme per bloccare anche il CETA, di cui si conosce poco e niente e la massa dei cittadini ignora completamente, tanto sono stati pure questi trattati segretissimi (financo per i nostri parlamentari).

Maura Sacher

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