La tassa sulla plastica può distruggere un intero settore con tanto di indotto

La tassa sulla plastica può distruggere un intero settore con tanto di indotto

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La tassa sulla plastica e sullo zucchero nelle bevande (sugar tax e plastic tax) non crea problemi solo alle imprese e i produttori dell’Emilia Romagna, regione in cui tra poco si gioca una partita elettorale dove il loro voto alle urne sarà determinante, forse, ma anche in Sicilia.

In un articolo dei primi di dicembre scorso avevamo già recepito l’allarme lanciato dalla SNIBEG, Società Napoletana Imbottigliamento Bevande Gassate, che gestisce l’industria della Coca-Cola per l’Italia, in fibrillazione per l’avviso di sospensione degli investimenti in Italia da parte del Gruppo Coca-Cola Hbc, con il conseguente paventato trasferimento delle linee produttive negli stabilimenti di Tirana, in Albania, e il taglio di 151 posti di lavoro nello stabilimento di Catania, il 50 per cento della forza lavoro, il che equivarrebbe ad un aumento del numero di disoccupati dello 0,3 per cento in Sicilia.

Con la tassa sulla plastica e sullo zucchero, le sugar tax e plastic tax, ormai entrate a pieno titolo nella finanziaria 2020, SIBEG rischia di dover pagare 18 milioni di tasse in più su un fatturato di 115 milioni.

«Le minacce da affrontare sono tante. Un quadro legislativo incerto e punitivo per un intero settore – commenta l’ad SIBEG Luca Busi – e, adesso che i giochi sono fatti e i nostri appelli sono rimasti inascoltati, come prima cosa abbiamo cercato un confronto con i sindacati per condividere preoccupazioni e linee da seguire».

Sull’effetto Sugar e Plastic Tax, SIBEG Coca-Cola ha incontrato tutte i sindacati, i quali concordano di fare fronte comune con l’azienda per salvaguardare tutti i posti di lavoro. Un incontro avvenuto in azienda con tutte le sigle del comparto (Flai Cgil, Uila Uil, Fai Cisl e Ugl) si è concluso con la volontà di richiedere un confronto diretto con il premier Giuseppe Conte su «un tavolo di lavoro utile a concertare possibili aggiustamenti e compensazioni per attutire il colpo», dal momento che sono rimaste inevase tutte le precedenti sollecitazioni poste sui tavoli di lavoro del Ministero dello Sviluppo dei passati Governi, e per ultime quelle sottoposte al vice ministro allo Sviluppo economico Stefano Buffagni nella sua visita proprio nella sede dell’azienda imbottigliatrice alla zona industriale di Catania, a novembre.

«Un Governo che rimane in silenzio mentre le imprese gridano “allarme”, ha fallito nell’obiettivo di generare valore economico ma soprattutto sociale».
È l’amara conclusione che non possiamo che condividere.

Maura Sacher

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