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La situazione dell’export dopo oltre 50 giorni di brexit

Sono passati più di 50 giorni dall'entrata in vigore della brexit e le conseguenze si fanno già sentire.

Sono passati più di 50 giorni dall’entrata in vigore della brexit e le conseguenze si fanno già sentire.

Intanto gli inglesi in cambio della ritrovata autonomia ci hanno fatto il regalo della variante british del covid che sembra la più pericolosa.

Oltretutto la sterlina dopo decenni di doppia moneta durante i quali si era notevolmente rinforzata si è molto deprezzata nello scambio valuta con l’euro.

L’apprezzamento dell’euro sulla sterlina ha avuto un notevole incremento nel 2020.

È arrivato a Gennaio di quest’anno a un + 23 % sul valore rispetto alla data del referendum brexit del 2015.

Il Canale della Manica si è fatto decisamente più stretto per l’export dalla UE verso il Regno Unito.

La causa sono le nuove procedure burocratiche scattate in contemporanea con l’abbandono della Comunità Europea da parte dei britannici.

E la situazione potrebbe addirittura peggiorare nei prossimi mesi. Dal 1 Aprile, bello scherzo davvero, entreranno in vigore nuovi adempimenti doganali ed eventuali addebiti daziari aggiuntivi.

La situazione non è molto incoraggiante.

Le aziende italiane sono preoccupate su più fronti, cominciando dal settore logistico.

Il traffico dell’Eurotunnel sotto il Canale della Manica si è rallentato vistosamente a causa dei nuovi adempimenti burocratici.

Code interminabili di tir si aggregano a Bordeaux.

Il sistema doganale inglese sta soffrendo a causa dei nuovi documenti necessari che sovraccaricano di lavoro gli uffici. I sistemi informatici della UE si sono dis-allineati e viceversa rispetto a quelli del Regno Unito.

I costi del sistema di sdoganamento sono aumentati in maniera a volte poco chiara.

È paventato un cambio di formule sugli accordi di gestione dei trasporti e delle pratiche doganali con ulteriori oneri a carico delle imprese di trasporti.

Visto che oltre l’88% delle merci che hanno come destinazione l’Inghilterra viaggiano su gomma le preoccupazioni per le aziende esportatrici italiane sono molteplici.

La maggior parte dei settori produttivi fa registrare controvalori in contrazione rispetto ai primi nove mesi del 2019.

Davvero un bello scherzo questa brexit in un anno già particolarmente devastante come questo. Non tutti coloro che abitano la fredda isola al di là della Manica però sono d’accordo.

Nicole Ferguson Sturgeon prima ministra della Scozia ha già chiesto di indire un referendum per ottenere l’indipendenza e rientrare in Europa.

Gli scozzesi che non hanno molto a che spartire con coloro che abitano sotto il Vallo di Adriano vogliono tornare nella UE.

Umberto Faedi 


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