Vini e Ristorazione

La nuova frontiera dei vini “rosati”: la riscossa parte dall’entroterra gardesano

Nell’anfiteatro morenico di Caprino Veronese la Tenuta “La Presa” rilancia il Chiaretto di Bardolino con la tecnica di vinificazione in bianco (Bandol) dei grandi vini della Provenza.

Bandol vi dice qualcosa? I wine lover più esperti risponderanno: e chi non conosce quella che è universalmente considerata la culla dei grandi “rosati” provenzali, la località della Costa Azzurra che trent’anni fa ha ridato dignità ad un vino, ad una denominazione, ad una tecnica di vinificazione (in bianco) e ad un colore (rosa antico brillante) che ha rivoluzionato il mondo dell’enologia al punto da identificarlo con la stessa località: “Colore Bandol”. 

Luogo magico e privilegiato, Bandol, per il clima (tremila ore di sole nel corso dell’anno), per la piovosità moderata, per quel venticello che profuma di lavanda e rinfresca le notti senza gli eccessi di altre località della Provenza sferzate dal Mistral, infine per la  conformazione geografica: un anfiteatro naturale con le colline della Sainte-Baume che fungono da ostacolo alle perturbazioni, alle gelate primaverili e alle grandinate estive.

Un luogo magico – dicevo – che ricorda alcune nostre località dell’entroterra gardesano, Caprino Veronese ad esempio, che beneficia del clima mite del Benaco, dei venti freschi che scendono dalla Val d’Adige e, non ultimo, del baluardo del Monte Baldo che funge da barriera protettiva avvolgendo in un abbraccio sensuale i vigneti che fanno da corona all’anfiteatro morenico del Garda. 

In questo angolo di paradiso negli anni Novanta Adelino Dei Micheli, vignaiolo vecchio stampo, la moglie Marilena e i figli Fabio e Serena hanno creato con spirito imprenditoriale il loro gioiello di famiglia: la Tenuta Wine Resort “La Presa” che con i suoi 130 ettari di superficie vitata è diventata una delle più importanti realtà vitivinicole del Veronese con vigneti distribuiti nei comuni di Caprino, Rivoli, Costermano, Affi, San Benedetto di Lugana, Sirmione, San Martino della Battaglia, Pozzolengo.

Al centro della tenuta è stata ristrutturata un’antica dimora del Quattrocento oggi agriturismo Wine Relais dotato di 14 suite, piscina, sala degustazione, cantina, bottaia. “Il nostro obiettivo – ci ha dichiarato il responsabile della cantina, l’enologo Fabio Dei Micheli, con master all’Istituto Agrario Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige, era quello di trasformare la piccola azienda agricola di famiglia in una realtà moderna passando da viticoltori e vinificatori a produttori di grandi vini affiancando alla cantina una struttura ricettiva in grado di far conoscere anche agli ospiti stranieri il nostro territorio”. Un territorio unico al mondo non solo dal punto di vista paesaggistico, ma anche storico e culturale.

In questo contesto s’inserisce il lancio della nuova linea “Selezioni” e il restyling grafico (curato dal team Civinization) delle etichette.

Vini di alta gamma che rappresentano la massima espressione qualitativa del territorio nel panorama non solo nazionale, ma anche internazionale. La prova regina l’abbiamo toccata con mano, meglio con il palato, mettendo a confronto nel corso di una degustazione alla cieca (guidata da Mauro De Paolo) sette etichette di “rosati” e otto etichette di “rossi”.

Il responso è stato oltremodo lusinghiero per il Chiaretto selezione “La Presa” (Corvina 70%, Rondinella 20%, Molinara 10%) al cospetto dei grandi rosati provenzali Chateau Miraval, Chateau Minuty, Mip Domaine Des Diables solo per citarne alcuni. Il Chiaretto “Tenuta La Presa” annata 2020 si è confermato vino di grande fascino, delizioso nei profumi (fiori rosa, piccoli frutti, fragoline di bosco, note agrumate di pompelmo, nuances di erbe aromatiche) ed esplosivo in bocca: fresco, sapido, elegante con un piacevolissimo finale agrumato.

La tecnica di produzione ricalca il metodo Bandol: raffreddamento degli acini, macerazione a freddo sulle bucce, pressatura soffice e selezione del mosto fiore, fermentazione a temperatura controllata di 12 gradi per venti giorni, quindi affinamento in serbatoi di acciaio termocondizionati. Piccoli segreti che consentono di ottenere un rosato dal color rosa antico luminoso, fresco in bocca e sapido al palato. Ideale per antipasti, piatti di pesce, carni bianche e formaggi di pasta morbida.

Giudizio oltremdo positivo anche per il Bardolino selezione “Tenuta La Presa” che si è confrontato con alcuni grandi rossi (annate 2018-2019) internazionali: i Pinot Nero della Borgogna, dell’Alsazia, del Sudafrica, della Napa Valley, il Gamay transalpino del Chateau Moulin à Vent, il rosso dell’Etna della cantina Tornatore. Vino dal colore rosso rubino brillante, con un bouquet di profumi che ricordano i piccoli frutti (fragoline di bosco, lamponi, ribes) oltre alle marasche, sapore piacevolmente tannico, il Bardolino è come un vecchio amico che sa adattarsi a diverse situazioni, sempre affidabile, ma allo stesso tempo in grado di allietare la tavola con una buona dose di simpatia e spensieratezza. Si sposa con i primi piatti al ragù, le carni e i pesci alla griglia.

Oltre al Chiaretto e al Bardolino, la Tenuta propone una selezione di Pinot Grigio della Valdadige (il San Isidoro con riflessi ramati e uno spumante brut), il Rosso selezione Salassa (da uve Corvina, Corvinone e Molinara), il Lugana Superiore San Martino (da uve Turbiana) e la Selezione Lugana (100% Turbiana) che sfida il tempo grazie ad una longevità senza fine.

 

L’azienda produce 500 mila bottiglie (il 70% vola verso i mercati internazionali, Germania in primis), ma l’obiettivo, grazie ai nuovi impianti, è di arrivare a quota un milione e mezzo. In attesa della certificazione biologica, il vigneto rispetta rigorosamente i parametri della sostenibilità ambientale come prescrive il disciplinare di qualità e produzione integrata con drastica riduzione di antiparassitari e utilizzo di concimi organici. I vini che vogliamo produrre – conclude Fabio Dei Micheli – devono rispondere a tre requisiti fondamentali: l’eleganza, la fragranza e la freschezza. Parole sante. In alto i calici. (GIUSEPPE CASAGRANDE)

 


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