Tribuna

La magia del Chianti Classico

Arrivare nella tenuta di Castellina equivale ad entrare nel cuore del Chianti Classico. Davanti agli occhi si apre una valle pettinata a vigneto che ruba espressioni di stupore ad ogni appassionato.
Quelli che una volta erano quattro differenti poderi oggi sono stati riuniti in un’unica azienda. Operazione intrapresa da Paolo Panerai, editore milanese che negli anni settanta ha sentito il richiamo delle proprie origini toscane.
Castellare che da il nome alla tenuta, Caselle, Le Case e soprattutto San Niccolò che da le uve e il nome al vino più famoso della cantina. Il pluripremiato “I Sodi di San Niccolo” il super tuscan che con il millesimo 2012 è finito tra i migliori cinque vini d’Italia secondo le maggiori guide italiane e a cui anche Robert Parker del celebre magazine Wine Spectator ha dato 96 punti.

Visitando la bottaia è subito chiaro che i risultati di oggi affondano le loro radici nel passato e ne sono la naturale continuità.
Il grande torchio all’ingresso non è un fattore coreografico ma una testimonianza che sembra li apposta per ricordarlo. La prima parte è quella più antica ed è li che trova posto lo storico della cantina distribuito in oltre 40 anni di bottiglie che immobili attraversano il tempo.
Ci sono anche due fiaschi, icone sempiterne dell’intera cultura Chiantigiana. La produzione è distribuita su diverse etichette ma nell’assaggio di alcune si misura l’aderenza al territorio.
Il “Governo di Castellare 2015” è uno di questi, vino prodotto con il vecchio metodo ormai in disuso del governo alla toscana, che consiste nell’aggiunta di una quota di uva appassita dopo la prima fermentazione.
Una sorta di parente dell’Amarone, morbido, floreale e di grande bevibilità.
Il Chianti Classico annata 2015 invece, nella sua tipicità riporta l’esuberanza del frutto giovane e carnoso con note floreali fresche ed erbe aromatiche appena accennate, fresco e gustoso.
Totalmente diverso i Sodi di San Niccolò in cui il bouquet olfattivo del Sangiovese evolve in complessità, balsamico su note e di tabacco, liquerizia e spezie dolci. Un grande vino da bere anche da solo per concludere la visita in bellezza.
Bruno Fulco


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