l Vino Santo di Toblino incoronato re dei passiti italiani

l Vino Santo di Toblino incoronato re dei passiti italiani

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Si chiude un anno ricco di soddisfazioni per l’enologia trentina premiata con importanti riconoscimenti nazionali ed internazionali sia per quanto riguarda il settore spumantistico sia per quanto riguarda i vini tranquilli.

Madame Martis dell’azienda di Martignano è stata proclamata miglior bollicina d’Italia.

La maison Ferrari è stata insignita a Londra del prestigioso Oscar di cantina mondiale dell’anno al “Wein World Championships” riservato agli spumanti e agli Champagne.

Il Teroldego Rotaliano Le Fron 2016 dell’azienda agricola De Vescovi Ulzbach di Mezzocorona è stato premiato con i riconoscimenti più ambiti dalla guida Veronelli, dal Gambero Rosso e dall’Associazione Sommelier.

Il Teroldego Rotaliano  Sangue di Drago 2016 dell’Azienda Donati di Mezzocorona è stato giudicato il miglior vino rosso di Alpe Adria dalla Guida mitteleuropea Best Gourmet

 Vino Santo della Cantina di Toblino, infine, è stato incoronato dal Gambero Rosso con il riconoscimento di miglior vino dolce passito d’Italia meritevole dell’assegnazione dei mitici Tre Bicchieri.

Quest’ultimo riconoscimento ci consente di parlare di quello che è considerato il fiore all’occhiello dell’enologia trentina: il Vino Santo Trentino Doc.

Questa la denominazione esatta, altra cosa è il Vinsanto Toscano.

Un vino raro e prezioso, unico nel suo genere che nasce da un vitigno umile, quanto generoso: la Nosiola.

Varietà autoctona a bacca bianca, questo vitigno un tempo snobbato dai consumatori con il nomignolo di “Nosioleta”, oggi si sta imponendo come Principe della Valle dei Laghi.

La Nosiola è presente da tempo immemorabile in Trentino. Ne parla Michelangelo Mariani, il cronista del Concilio Tridentino. Citando lo sfarzoso banchetto del 25 luglio 1546 quando parla di «vini squisitissimi, bianchi, rossi, rosati e dolci di Toblino e Santa Massenza».  

E prima ancora Pincio Giano Pirro che rievoca il famoso banchetto preparato il 12 settembre 1536 per festeggiare l’arrivo a  Trento di re Ferdinando. 

In quell’occasione furono serviti «vini dolci tra i quali primeggiavano il Moscato Giallo, il Bianco di Calavino e l’insuperabile Vino Santo della Valle dei Laghi».

la cerimonia di pigiatura delle uve Nosiola a Toblino nella Valle dei Laghi.Ma come nasce il Vino Santo? 

L’uva Nosiola viene raccolta attorno alla metà di ottobre, al culmine di una lunga maturazione sulla pianta.

Il primo passo di un rigoroso processo che trasformerà la Nosiola nell’esclusivo Vino Santo.

Appena raccolti, i grappoli di Nosiola vengono stesi su antichi graticci, le “arèle”.

Qui, l’uva va incontro ad un lento appassimento naturale, tra i più lunghi al mondo. Durante questa fase, all’interno dell’acino si sviluppa la Botrytis Cinerea, muffa nobile che lo arricchisce e ne accentua la disidratazione, favorendo la concentrazione degli zuccheri.

Come da tradizione, l’appassimento si protrae fino alla Settimana Santa, da cui il Vino Santo Trentino prende il nome, quando si procede alla pigiatura. Il mosto, dolcissimo, viene lasciato riposare in piccole botti in rovere che ne affinano le caratteristiche. Raggiunto un discreto contenuto alcolico, la lenta fermentazione si arresta naturalmente, lasciando al vino un notevole residuo zuccherino ed il bouquet tipico del Vino Santo Trentino.

Un nettare che il kellermeister della Cantina di Toblino Lorenzo Tomazzoli ama definire “il vino dell’attesa”.

Un’attesa che comincia quando i grappoli sono in vigna e devono diventare dorati, prosegue quando, riposta sui graticci.

L’uva dovrà pazientemente attendere la Settimana Santa per essere pigiata e si conclude con l’evoluzione del mosto.

L’affinamento e l’imbottigliamento che avviene non prima di dieci, quindici anni dalla spremitura pasquale delle uve.

Ecco perchè – aggiunge il direttore della Cantina di Toblino Carlo De Biasi – il vino ottenuto ha il fascino dell’esclusività.

Nessun vino al mondo, infatti, viene prodotto con uve lasciate in appassimento naturale così a lungo. Un vino talmente prezioso da essere tutelato come “vino a rischio di estinzione”.

Va ricordato che nella tradizione popolare il  Vino Santo Trentino è da sempre considerato un nettare dalle proprietà corroboranti. 

È ideale per accompagnare dolci a base di mandorle, frutta secca, torte di noci. Si sposa splendidamente anche con i formaggi erborinati, abbinamento quest’ultimo che esalta – dicono i buongustai più impenitenti – le sue proprietà afrodisiache.

In alto i calici. 

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