Tribuna

L’egocentrico a tavola

Tra le varie categorie di persone che ci capitano come commensali, una in particolare si nota immediatamente: l’egocentrico, colui che è convinto il mondo ruoti attorno a lui e le sue esigenze personali valgano di più rispetto a quelle degli altri.

Tale personaggio può essere scambiato per un insofferente, quando in ristorante si comporta apparentemente “in rappresentanza” degli altri commensali, scegliendo il posto a sedere per sé e indicando dove il resto della comitiva può sistemarsi, o richiamando l’attenzione del personale per sollecitare il servizio, o brontolando per un disguido oppure un ritardo.
In realtà, egli pensa solo a sé stesso, volendo accanto a sé chi gli fa comodo.

Ed è un buon narcisista. Si fa consegnare primo tra tutti la carta dei vini, decide e poi si aspetta di venir lodato per la scelta. Se qualcuno obietta qualcosa, sommerge costui e la tavolata intera con le proprie conoscenze enologiche.

Spesso è un “pensatore” solitario, si estranea dalla conversazione, quando l’argomento non lo tocca, e si assume una tale aria che per gentilezza qualche persona cortese alla fine gli rivolge la parola. E potrebbe uscire un fiume di malinconie e di sventure che solo a lui sono capitate.
A tavola si sta «come si conviene, cortese, gentile, allegro e di buon umore e vivace; non devi stare pensieroso né corrucciato» è la quinta “Cortesia della tavola” di Bonvesin da la Riva, esponente della letteratura didascalica del 1200, che ben tre secoli prima di Mons. Della Casa ha scritto un manuale della buona creanza a tavola. Con ciò voleva dire che una positiva predisposizione d’animo contribuisce all’armonia della compagnia, una negativa, rivolta alle proprie disgrazie o semplicemente alla preoccupazione di cosa verrà servito e se piacerà, disturba gli altri commensali.

Già, perché l’egocentrico in questione osserverà per bene i piatti di chi è servito prima di lui, e avrà sicuramente qualcosa di far osservare sia sul servizio sia sulle pietanze.
La diciannovesima cortesia di Bonvesin, ancora valida nel Galateo moderno, era questa: «non biasimare i cibi quando partecipi ai banchetti, ma dì che sono tutti buoni. Ho già trovato molti uomini con questa cattiva abitudine, che dicono: questo è mal cotto o questo è mal salato».
Ognuno pensi per sé e non influenzi i gusti dei vicini di mensa né biasimi pubblicamente il cibo e chi lo ha preparato, non è proprio educato.

Pure quest’altra cortesia, la quindicesima, è di estrema attualità: «anche se arriva qualcuno, non alzarti da tavola, se non per un motivo importante. Finché mangi a tavola non è lecito muoversi neppure per far convenevoli con quelli che sopraggiungono». In effetti, anche il galateo moderno dice che l’alzarsi per andare a salutare un personaggio adocchiato nella sala, palesa una indifferenza verso i compagni di tavolata.
Nessuno può essere più importante di quelli con cui condividi il desco, ma per l’egocentrico conta niente questa sia considerata scorrettezza, a lui sta a cuore farsi gli interessi propri e la persona da andare a riverire è molto più considerevole degli amici presenti!

Un altro gesto ad un egocentrico riesce spontaneo: piantare la compagnia per andare a fumare tra una portata e l’altra, senza nemmeno scusarsi e senza cercare un compagno di fumata, non ha bisogno di una vicinanza umana. Il suo “io” gli basta.

donna Maura
m.sacher@egnews.it


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