Con IRVO la viticultura Siciliana sperimenta il futuro

Con IRVO la viticultura Siciliana sperimenta il futuro

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Che la Sicilia sia una delle regioni italiane più interessanti del panorama vitivinicolo nazionale non è solamente una attestazione di stima ma un dato di fatto. Basta analizzare i dati del “bio”, per rendersi conto che la regione guida la classifica di queste produzioni. I motivi di questo fermento della viticultura isolana degli ultimi anni, sono da rintracciarsi in diversi fattori e uno di questi è certamente il virtuosismo delle giovani leve tra i produttori, che invece di sedersi sugli allori esplorano le possibilità del vigneto Sicilia.

Altro elemento importante è la voglia di sperimentazione ed in questo l’IRVO, Istituto Regionale del Vino e dell’Olio, fornisce un supporto importante, che trae spunto dalle esperienze del passato per allargare l’orizzonte sul futuro. A margine della premiazione del Concorso Mediterraneo Packaging 2019, giunto alla sua settima edizione in quel di Castellammare del Golfo, è stata presentata presso l’Hotel Marina di Petrolo la ricerca “Viaggio nella viticultura e nell’enologia sperimentale”, lavoro condotto e presentato da Antonio Sparacio e Salvatore Sparla dell’U.O. Ricerca, sperimentazione e trasferimento innovazione dell’Istituto.

La sperimentazione effettuata ha  riguardato il recupero di antichi vitigni e nel contempo, ha allargato l’indagine sulle pratiche  vitivinicole del passato e sulle differenti azioni in vigna che condizionano l’andamento del ciclo produttivo della vite e la qualità delle uve prodotte. I vini ottenuti e presentati alla stampa sono stati il Catarratto bianco lucido, spumantizzato metodo classico 2014, poi Lucignola, Bracau, Merlese, Frappato e Frappato defogliato, tutti in versione ferma 2018.

Attraverso la degustazione sono state evidenziate e riscoperte tendenze passate, oltre ad illustrate risorse possibili per il futuro della viticultura isolana. Per gli spumanti ad esempio si è ricordato come già nel 1870 sull’Etna e precisamente a Biancavilla, quota altimetrica 800 m.slm, il Barone Spitalieri di Muglia produceva il suo “Champagne Etna” da uve Pinot Nero, con cui riscuoteva successi ai concorsi internazionali ponendo la Sicilia tra i  territori italiani di elezione per la produzione di spumante.

Osservando l’ascesa del consumo mondiale di bollicine, l’IRVO ha pensato di stimolare i produttori nello sviluppo di questa opportunità attraverso il “Progetto Nebrodi”, impiantando un piccolo vigneto sperimentale ad un’altitudine di 1.250  m.slm nel comune di Ucria (ME) con Chardonnay, Catarratto b. lucido e Catarratto b. extralucido. Un impulso alla Valorizzazione dei territori montani attraverso la produzione di spumanti di qualità che impiegano prevalentemente vitigni autoctoni.

Contemporaneamente l’impianto vitato è servito come test sulla potenzialità dei Nebrodi, anche attraverso la sperimentazione delle tecniche di allevamento e di conduzione del vigneto. Esperienza che probabilmente verrà riprodotta dall’ IRVO in altri territori siciliani, includendo altri autoctoni come Frappato, Zibibbo e Moscato.

Un’altra parte importante della ricerca è rappresentata dal “Progetto Verbumcaudo”, sull’omonimo feudo confiscato alla mafia e situato nel comune di Polizzi Generosa (PA). Scopo di questo progetto è l’impianto di un vigneto sperimentale per costruire la “Banca del germoplasma viticolo siciliano”. Un contributo alla salvaguardia della biodiversità ottenuto attraverso la selezione di trenta vitigni autoctoni e recuperati sull’orlo dell’oblio.

Iniziativa molto importante anche in chiave di riconversione e rilancio, per quei territori interni della Sicilia fortemente influenzati dalla mafia nelle attività produttive. Per questo motivo il vigneto è stato intitolato simbolicamente a Placido Rizzotto. Le varietà impiantate sono Racinedda, Lucignola, Catanese nera, Prunesta, Bracau, Anonima, Preventivo, Barbera, Inzolia nera, Dolcetta, Vitrarolo, Orisi, Recuno, Visparola, Moscato, Zu’ Matteo, Dunnuni, Albanello, Canina, Maiulina, Catanisi Bianca, Cutrera, Alzano, Precoce, Fiore d’arancio, Rucignola, Oriddu, Reliquia Bianca e  Nave.

Queste uve sono state poi vinificate nella cantina di microvinificazione “G. Dalmasso” a Marsala (TP) fornendo importanti indicazioni tecniche sulle possibilità di sviluppo delle stesse e sulla capacità del territorio di sostenerle. Un’altra parte importante della Sperimentazione  che IRVO sta conducendo è quella che si sviluppa sul Campo Biesina (TP), dove si opera un’attività di selezione per individuare vitigni già pronti ad essere inseriti con successo tra le produzioni locali aumentando la varietà ampelografia locale.

Un esempio di questi è il Merlese che l’intuito rivela subito essere un incrocio tra Sangiovese e Merlot, ottenuto dal Prof. Cesare Intrieri dell’Università di Bologna nel 1983 e che da buoni risultati in termini di  adattamento e produttività. Le altre attività praticate in questo impianto sono volte a perfezionare le tecniche agronomiche per migliorare le uve in funzione di destinarle alla progettazione di vini finiti. Come ad esempio la sperimentazione su frappato e frappato defogliato, che misura la resa dei parametri finali delle uve allevate con differente trattamento dell’apparato fogliare.

Lo scopo è quello di mettere a punto il sistema ottimale per ottenere la qualità delle uve in funzione della tipologia dei vini verso le quali saranno destinate. Parlando della degustazione in se, bisogna specificare che più che altro si è trattato di valutare la possibilità di queste uve in chiave progettuale di un vino. Certamente lo spumante da Catarratto b. lucido presentava già le gli elementi centrali di un metodo classico, quali i sentori di crosta di pane e derivanti dai lieviti e finezza del profilo gusto olfattivo, così come il Merlese evidenziava frutto maturo, corpo e morbidezza e i bianchi si presentavano equilibrati.

La presentazione era però finalizzata ad evidenziare la qualità delle uve, cosa esse possono dare in termini di resa, di parametri ed anche l’importanza della mano dell’uomo  sulle pratiche in vigna in relazione alle condizioni pedoclimatiche. Non è stata tanto questione di valutare i vini ma più che altro le basi su cui costruire  progetti di vini diversi. La sensazione è stata comunque di uve sane e di grande qualità. Risultati molto utili per i produttori più attenti e aperti all’innovazione, che sapranno trarre le giuste indicazioni dal lavoro dell’IRVO per chiudere il cerchio capitalizzando l’enorme valore della sperimentazione.

Bruno Fulco

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