
(Adnkronos) – La diffusione delle terapie long acting in Sicilia richiede un rafforzamento dell’organizzazione dei centri che seguono le persone con Hiv. “Il modello organizzativo deve puntare su un lavoro integrato tra medici e infermieri e su un’attenta condivisione della scelta terapeutica con il paziente”. Lo ha detto Antonio Cascio, direttore dell’unità Malattie infettive e Centro regionale di riferimento Aids del Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo, intervenendo oggi, nel capoluogo siciliano all’evento ‘Hiv e terapie Long-Acting: un passo verso infezioni zero’.
“L’ambulatorio deve essere strutturato – ha continuato Cascio – con un database per accedere alle cartelle elettroniche, così come è importante il supporto infermieristico perché, ovviamente, sono gli infermieri che devono somministrare la terapia. La long acting, oltre a migliorare l’aderenza alle cure, riduce il peso psicologico della terapia quotidiana, contribuendo ad attenuare lo stigma e il continuo richiamo alla malattia”.
Al policlinico di Palermo “sono circa 115 le persone in cura con long acting, un numero uguale a quelli trattati dagli ospedali Civico di Palermo e Garibaldi di Catania – ha illustrato l’esperto – Inoltre, il tasso di abbandono è molto contenuto, ed è legato soprattutto al dolore nel sito di iniezione, generalmente limitato alle prime somministrazioni. L’obiettivo resta quello di ampliare ulteriormente l’accesso a queste cure, nella consapevolezza che oggi l’Hiv, se adeguatamente trattato – ha concluso – è una condizione cronica che consente una qualità e un’aspettativa di vita paragonabili a quelle della popolazione generale”.
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cronaca
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