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Inaugurazione di Olio Capitale con Giappone e Calabria

Ieri, venerdì 7 marzo, alla Stazione Marittima di Trieste si è aperta l’ottava edizione di Olio Capitale, il Salone degli Oli Extra Vergini tipici e di qualità, che prosegue fino al 10 marzo.

Ad inaugurare l’appuntamento fieristico è stato il Presidente della Camera di Commercio di Trieste, Antonio Paoletti, presenziando il convegno «L’olio extra vergine d’oliva tra Occidente e Oriente», che ha visto la partecipazione dell’Ambasciatore del Giappone, Masaharu Kohno, di Curtis Cord, direttore di Olive Oil Times Usa, e di Enrico Lupi, Presidente dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio.

Il Giappone, in fiera a Trieste con speciali osservatori e buyer molto attenti, ha per tradizione millenaria una cultura gastronomica in cui oli vegetali e grassi sono impiegati più per le fritture che per i condimenti, perché i cibi unti non danno una buona immagine. Il successo dell’olio d’oliva parte una 15ina di anni fa, a seguito di programmi televisivi che ne illustravano le proprietà salutari e in concomitanza alla diffusione dei ristoranti italiani e della cucina mediterranea in generale. Nel Sol Levante, l’Italia è la prima importatrice di olio d’oliva extravergine, seguita a distacco dalla Spagna. I giapponesi sono molto attenti alla salute e nella cucina domestica utilizzano l’olio d’oliva quasi come “medicina”, considerato l’alto prezzo di mercato, mentre i ristoranti italiani sono valutati come i migliori al mondo.

Il secondo Convegno era dedicato a «Calabria – Friuli Venezia Giulia: la qualità dell’olio extra vergine d’oliva agli estremi della penisola italiana». Marco Oreggia, curatore della guida “Flos Olei”, moderatore del simposio, ha imposto i binari della conversazione sulle differenze e uniformità tra le due regioni.
Paolo Stefanelli, attuale direttore generale dell’ERSA FVG, dopo aver ricordato che il territorio ha conosciuto sicuramente prima l’olio dell’ulivo, avendo avuto in Aquileia d’epoca romana un porto importantissimo per lo smistamento di tanti prodotti dell’area mediterranea, soprattutto vinicoli ed oleari, ha spiegato brevemente le condizioni climatiche dell’ultimo secolo che hanno messo a dura prova le vegetazioni, con tre storiche gelate. Ma ha anche precisato che il FVG è stata la prima regione ad assicurarsi la DOP per l’olio.

La situazione olearia della Calabria illustrata da Giuseppe Zimbalatti, direttore dell’Assessorato Agricoltura di quella Regione, che dopo la Puglia è la seconda per produzione di olive, è alquanto diversificata e poco omogenea in termini qualitativi. Circa 180 mila ettari del territorio ospitano olivi, di cui quasi il 40% nelle zone collinari o montagnose, con una estrema biodiversità e un’alta varietà di cultivar. Migliaia sono i frantoi, per la maggior parte di piccole e piccolissime aziende famigliari. Solo nella parte centro-settentrionale della regione l’olivo-agricoltura risulta più omogenea.
Situazione confermata da Marco Oreggia, il quale ha riconosciuto che c’è ancora molto da lavorare e che, effettivamente, non esiste per ora uno standard aromatico condivisibile tra gli assaggiatori.

Antonio Paoletti, intervenendo in chiusura, ha tenuto a precisare che, per quanto poche siano le coltivazioni a ulivo nella regione FVG e risalenti ad una trentina di anni orsono soprattutto concentrate nella provincia di Trieste, «noi qui produciamo olio per consumo nostro, interno».
Effettivamente, è una produzione di nicchia, al minimo esiste uno scambio di prossimità interconfinaria, senza, ancora, ambizioni di diffusione tramite la grande distribuzione commerciale. Ciò salvaguarda l’estrema qualità e genuinità del prodotto giuliano.

Maura Sacher


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