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In assenza del Ministro, sugli Ogm l’agricoltura aspetta e spera

Parliamo dei quattro Decreti del Ministero dell’Agricoltura, firmati da Teresa Bellanova, che, mimetizzati nell’aggiornamento delle misure fitosanitarie e riorganizzazione del sistema sementiero nazionale, di fatto stavano aprendo la strada alla diffusione degli Organismi Geneticamente Modificati (Ogm) e dei cosiddetti “nuovi” Ogm, ottenuti tramite le New Breeding Techniques – Nbt.

Approvati dalla Commissione Agricoltura e produzione alimentare del Senato lo scorso anno, sembra piuttosto frettolosamente con scarsa presenza dei componenti, e dando per accertate le “ermetiche” interpretazioni delle analisi di comunità scientifiche internazionali e del parere al Comitato Nazionale per la Biosicurezza, Biotecnologie e Scienze della Vita, i decreti sono poi andati al vaglio della omologa Commissione della Camera, ed una settimana fa sono stati stoppati, con richiesta di “pareri condizionati”.

Secondo le associazioni ambientaliste, i decreti Bellanova tentavano di forzare un’apertura agli OGM vecchi e ai nuovi (le New Breeding Techniques – NBT), in sostanza una manovra per sdoganare gli OGM.
Inoltre, queste tecniche di «genome editing» (Nbt), modificazioni genetiche che intervengono sul Dna di varietà vegetali simili tra loro, non vengono etichettate come “transgeniche” e pertanto non saranno riconoscibili per i consumatori come ogm free.

La Corte di Giustizia dell’Unione europea, in passato, ha già equiparato l’Nbt ai tradizionali Ogm.
E la legislazione italiana esclude esplicitamente le coltivazione di varietà Ogm.

Trincerandosi dietro il parere che, in ogni caso, le tecniche NBT sono oggetto di brevetto con una particolare protezione, tali decreti miravano di fatto a negare la possibilità per gli agricoltori di svolgere attività quali il reimpiego delle sementi o lo scambio di parte del raccolto come sementi o materiale di moltiplicazione.
Vi erano contemplate anche la propagazione della vite e di altre varietà frutticole e orticole.

Gli oppositori a tali convalide si preoccupano che i prodotti dei territori, le varietà locali e i tradizionali Dop, Igp, vini di qualità, e quant’altro di produzione biologica, potranno essere contaminate da prodotti ottenuti con le Nbt.

Dello stop alla Camera esultano le 25 associazioni ambientaliste (da Greenpeace a Legambiente, da Slow Food a Wwf, Lipu, più Campagna Stop Ttip-Ceta), firmatarie dell’impegno a monitorare le future decisioni del Mipaaf.

È ovvio che, quando si parla di Ogm, la stragrande maggioranza delle persone si dichiara contrario, tuttavia dobbiamo registrare che si fanno sentire pure le proteste dei produttori di mangimi, in particolare della soia, che non si capacitano perché gli Nbt debbano essere considerati contro le regole nazionali e comunitarie.
Costoro ritengono che le piante geneticamente modificate più diffuse presentano tolleranza agli erbicidi, primo fra tutti il glifosato, risultando il metodo relativamente più economico ed efficace per il controllo in campo delle infestanti, parassiti e virus.

Tutti, a cui sta a cuore la salute da ulteriori minacce oltre al Covid, confidano che il futuro ministro dell’Agricoltura tenga in considerazione i vincoli posti dai pareri espressi alla Camera.

Maura Sacher


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