Impressioni e considerazioni dei Vignaioli dei Colli Bolognesi

Impressioni e considerazioni dei Vignaioli dei Colli Bolognesi

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Le impressioni e le considerazioni dei Vignaioli dei Colli Bolognesi non sono certo molto positive.

Carlo Gaggioli è uno dei fondatori del Consorzio dei Colli Bolognesi. La cantina che dirige assieme alla figlia Letizia si trova sulle colline di Zola Predosa.

L’azienda ebbe origine nel 1960 quando Carlo acquistò il Podere Bagazzana e attualmente sono 22 gli ettari coltivati a vite.

Afferma che in una situazione normale sarebbe molto contento dato che le vigne sono in ottimo stato grazie alla pioggia degli ultimi giorni.

Prevede una ottima vendemmia nel mese di Agosto. Per Carlo occorre meno burocrazia per le cantine che producono fino a 1000 ettolitri di vini, meno registri e conseguentemente meno spese per i piccoli/medi produttori.

È preoccupato per tutte le bottiglie che ha in cantina.

I vini rossi non hanno problemi di tenuta, mentre i bianchi e soprattutto gli spumanti e i frizzanti col tempo perdono freschezza.

Le vendite sono molto diminuite a causa del blocco, i ristoranti sono in difficoltà e non comprano come prima.

La distillazione e la vendemmia verde non agevolano i piccoli e medi produttori bensì le grosse aziende.

I ristoratori della provincia e della regione dovrebbero essere aiutati ed incentivati dalle istituzioni ad acquistare i vini del territorio.

In calo pure le vendite dei vini di seconda scelta.

Per il momento ci sono pochi clienti nel ristorante dell’agriturismo che ha riaperto da pochi giorni.

Fabio Bottonelli dirige assieme alla moglie Donatella l’azienda Manaresi Agricoltura e Vini ubicata sulle colline di Zola Predosa.

Afferma che fatto 100 il fatturato normale rispetto al 2019 hanno realizzato un 10 %. Questo grazie alle consegne a domicilio e agli acquisti dei privati, la ristorazione è ferma.

La gravissima crisi è determinata da un blocco eccessivo e da una comunicazione paranoica.

In pochi mesi è stato distrutto il turismo, l’hotelleri e la ristorazione con tutto l’indotto.

L’ e – commerce non è decisivo e non influenzerà più di tanto il bacino di utenza dei Colli Bolognesi.

Può essere interessante per i clienti stranieri al netto delle spese di spedizione. I produttori indipendenti avranno più bottiglie o più vino nelle vasche.

A Gennaio però loro avevano quasi terminato il vino quindi se ci fosse stata una domanda normale non avrebbero potuto soddisfarla.

È stato deciso di imbottigliare ugualmente anche se tra il blocco e i prossimi mesi stima un calo del 50% delle vendite.

Non abbasseranno i prezzi nonostante  le sirene che arrivano da altri territori.

Gli sconti selvaggi che verranno offerti dall’Horeca non interessano.

Il territorio è situato in posizione strategica tra Bologna e Modena ed è in crescita ma è una delle oltre 500 tante buone zone vitivinicole. 

Le prime bottiglie di vino uscirono dalla Cantina Lodi Corazza nel 1877.

L’azienda agricola è ubicata a Ponte Ronca di Zola Predosa.

Silvia e Cesare gestiscono le vigne e i 50 ettari di terreni coltivati a seminativo.

Cesare afferma che l’agricoltura è un settore che produce beni di prima necessità ma che purtroppo dal dopoguerra ad oggi ha perso importanza a livelli economico,  produttivo e sociale.

A lui personalmente quindi del covid – 19 non importa molto, gli agricoltori e i viticoltori resistono da sempre.

I Lodi Corazza sono abituati ad adattarsi.

I vigneti sono carichi e procede l’imbottigliamento, stanno tornando gli ordini dei distributori per la linea tradizionale e per i Cru come il Pignoletto Zigant e il Venti che sta almeno un anno sui lieviti secondo il Metodo Martinotti.

Cesare dice che se non hai l’uva non vai comunque da nessuna parte. Secondo lui niente sarà più come prima.

Non hanno mai smesso di produrre uva per i privati che prendono lo sfuso, e questo ha permesso di stare a contatto con le persone durante il blocco. Bisogna restare coi piedi per terra e investire sulle persone. 

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Umberto Faedi

Vicedirettore

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