Il respiro della terra

Il respiro della terra

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Il respiro della terra potrebbe esaurirsi presto e con lui tutti noi. No, non è una visione catastrofica, al contrario, è che siamo ancora in tempo. Pare che una parte di popolazione non si stia accorgendo che il meccanismo innestato sta per diventare irreversibile. E allora bisogna far qualcosa. Tutti., nessuno escluso.

Reduce dal Forum “Il respiro della terra: le foreste” organizzato da Greenaccord, dove sono intervenuti esperti e giornalisti da tutto il mondo, posso affermare che se tutti noi che ci riteniamo “civilizzati” non facciamo qualcosa partendo dalle nostre comode abitudini, poi (un poi non molto lontano) sarà troppo tardi.

Ambiente, agricoltura, foreste

Di ambiente,  agricoltura, cibo sano e suolo mi occupo da tempo.  Da tempo studio e seguo l’argomento e mi son resa conto che la maggior parte della gente pensa e agisce nel modo più comodo senza neanche darsi la possibilità di capire cosa sta accadendo.
Lo dimostrano le foto di manicaretti  e ricette senza neanche domandarsi da dove viene quel prodotto che è in quel piatto. Lo dicono  le  “fotine” varie che ritraggono fiori e natura quando poi le stesse persone son quelle che lanciano bottigliette e pacchetti di sigarette dall’auto in corsa. Non hanno la benchè minima idea  di quanto tempo ci voglia a smaltire un mozzicone o una bottiglia di plastica. Anni, secoli e anche mai. Anzi tornano a noi, per esempio sotto forma di microparticelle, proprio nelle carni di quel pesce prelibato che abbiamo fotografato.

La giornalista   Ugochi Oluigbo di TVC News Nigeria che si occupa di un programma green in un paese dove l’ambiente viene sfruttato al massimo.

Greta, salverà il mondo?

 

Ma c’è anche tanta gente che ha capito, tanto movimento a partire dai giovani e giovanissimi. Per esempio Greta la ragazzina svedese che con le parole “You have no excuse, and we have no time” e i con i suoi scioperi autogestiti ha lentamente ma inarrestabilmente coinvolto il mondo studentesco a seguirla. Non un atto di disobbedienza, ma di educazione civica per far capire che cambiare si deve e si può fino a che siamo in tempo.
La filiera del cibo deve fare un cambiamento di rotta, Non basta più indignarsi per i pomodori , le arance, il latte buttato e intanto comprare tanto, spesso troppo, sempre ad un prezzo più basso.

Lo sfruttamento delle foreste, che sono davvero il nostro respiro, va veloce come un treno lanciato per una discesa a forte velocità senza conduttore. Giornalisti che si occupano di ambiente e ambientalisti uccisi, 200 specie tra animali e vegetali che scompaiono ogni giorno a causa dei disboscamenti, le multinazionali che continuano con il favore di governi corrotti a distruggere vita per sostituire la foresta con piantagioni che danno lavoro sfruttando suolo e persone.

Per far crescere un centimetro di terreno realmente fertile in natura occorrono almeno 100 anni

Tutti i concimi chimici del mondo non potranno mai far tornare fertile un terreno sfruttato.  Il terreno disboscato a monte porta inondazioni a valle, erosione del suolo, povertà e fame.
La maggior parte della gente pensa: “Ma io cosa posso fare? Non dipende certo da me.” Invece sì perché se tutti comprassimo meno imballaggi servirebbe meno legno e le foreste sarebbero meno sfruttate, se tutti mangiassimo meno carne, ci sarebbero meno allevamenti intensivi e quindi meno necessita di sconfinate piantagioni di soia o granturco geneticamente modificato.

Se imparassimo a comprare solo quello che serve e davvero a km zero (quello che io chiamo a chilometro vero) andando dal contadino e guadando che prodotti usa per coltivare, se è naturale o fintamente biologico. Se comprando dei mobili nuovi cercassimo solo aziende con legni certificati cioè di foreste sottoposte a controllo e non sfruttate.

Il dramma della foresta primaria di Hamback

 

Germania, foresta di hamback l’unica foresta primaria rimasta in Europa. Gia parzialmente distrutta rischia di essere cancellata perchè la compagnia mineraria che ne è proprietaria vuole sfruttare anche l’ultimo pezzetto rimasto almeno fino al 2030. Ma gli accordi di Parigi che la Germania ha siglato? Il primo grosso obiettivo era di produrre, entro il 2030, 56 miliardi di tonnellate di anidride carbonica su scala globale invece dei 69 miliardi di tonnellate che si avrebbero mantenendo gli attuali ritmi di crescita. E ogni paese doveva fare la sua parte. Ma la Germania si sa è uno dei maggiori paesi che trae energia dal carbone.Finti accordi della Merkel e altre amenità varie.

Alcuni governi come quello cinese si stanno muovendo per un futuro di salvezza ma se  se nel  paese ha fermato, con alcune leggi grossi scempi e ridotto le emisisoni, continua a sfruttare territorio di altri paesi. Poi ci sono le lobby e Governi corrotti o deboli  come nell’America del sud dove sono gli ambientalisti a cercare di combattere contro i colossi delle multinazionali che stanno distruggendo la floresta pluviale, che fa respirare questo pianeta.

Cosa possiamo fare noi giornalisti enogastronomici? Oltre che cambiare le nostre abitudini di vita per esempio fare più domande ed “entrare” nel merito del piatto e promuovere una viticultura più salubre, che non vuol dire per forza biologica. Un consiglio? Guardatevi il Metodo Corino.

Roberta Capanni

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