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Il Nutriscore stende il velo dell’inquisizione sul mondo del vino

In nome del falso moralismo salutista nutriscore il mondo del vino rischia lo stravolgimento di contenuti e valori

Il Nutriscore stende il velo dell’inquisizione sul mondo del vino

Per il momento non c’è nulla di fatto ma l’aria che tira non fa presagire nulla di buono per il vino europeo, grazie  allo scienziato francese Serge Hercberg che con un tweet, ha proposto di applicare il sistema di valutazione Nutriscore sollevando un gran polverone, che partendo dal mondo social sta planando rapidamente sui tavoli istituzionali.

Noto come “ etichetta a semaforo”  da applicare sui prodotti, il Nutriscore è una proposta francese dedicata all’agroalimentare. Datata 2017 e approvata dall’UE senza obbligo di adozione da parte degli stati dell’unione è attualmente recepita da alcuni paesi tra cui Francia, Belgio e Germania.

Il sistema prevede una scala di pericolosità da A ad E legata ai colori dal verde al rosso, che rappresenta gli alimenti da assumere con attenzione. Uno strumento di valutazione delle qualità nutrizionali che per ora non è applicato al vino. Nel tweet invece lo scienziato avrebbe proprio proposto di applicare il Nutriscore anche alle produzioni enologiche, aggiungendo la lettera F di colore nero ad indicarlo come elemento di  massima pericolosità.

Soltanto una proposta che per ora non è stata oggetto di discussione da parte del parlamento UE, ma davanti alla quale il comparto vino deve rapidamente cominciare a mettere dei solidi paletti sotto forma di strategia in sede comunitaria, per evitare di essere travolto da un’improvvisa ondata di fanatismo salutista come spesso capita in questa epoca.

 

Il Nutriscore stende il velo dell’inquisizione sul mondo del vino

 

L’Italia che al Nutriscore ha sempre opposto la “NutrInform Battery”, una sorta di valutazione dei diversi alimenti  nel contesto generale della dieta, per quanto riguarda il vino non ha mai preso in considerazione valutazioni o azioni di sorta oltre a quella delle campagne informative del bere consapevole.

Evidentemente misure insufficienti per Hercberg che tramite lo strumento social ha esternato: “Per informare correttamente i consumatori è necessario indicare sui contenitori di tutte le bevande alcoliche: la quantità in grammi di alcol e zucchero, il numero di calorie e un Nutriscore F nero riservato alle bevande che contengono alcol anche in piccole quantità”.

Un attacco frontale al mondo del vino che lo condannerebbe ad una connotazione negativa a tutto tondo, cancellando la sua storia ed i suoi legami culturali con la nostra società. Una deflagrazione che ha proiettato immediatamente il tweet tra i più visualizzati del momento.

Nella moltitudine di commenti anche la reazione di Gian Marco Centinaio sottosegretario italiano alle Politiche agricole alimentari e forestali che ha chiesto al presidente Francese Macron di esprimere il suo pensiero a riguardo. A seguire si sono espressi anche Matteo Salvini: “Non scherziamo, giù le mani dai nostri prodotti, dal nostro lavoro, dalla nostra cultura e dalla nostra identità”.

Pronta la risposta dell’europarlamentare Paolo De Castro (coordinatore del Gruppo S&D alla commissione Agricoltura del Parlamento europeo: “Bersaglio sbagliato caro @matteosalvini. Bruxelles ad oggi non ha proposto alcuna etichettatura nutrizionale. Piuttosto sarebbe utile che Marine Le Pen e tuoi amici de la Rassemblement National si esprimessero contro il nutriscore francese. La difesa del Made in Italy ha bisogno di alleati”.

 

Il Nutriscore stende il velo dell’inquisizione sul mondo del vino

 

Anche Dario Stefàno (Pd) ha voluto aggiungere il suo punto di vista: “Da chi boccia l’uso dell’olio evo e del parmigiano non potevamo che aspettarci bollino nero e lettera F per il vino. Solleciterò il ministro Patuanelli a rispondere all’interrogazione che ho presentato circa un anno fa sul nutriscore. L’Europa del Next Generation Eu è altra cosa”.

Da queste prime dichiarazioni dei nostri politici si preannuncia il rischio che sul vino si consumi una nuova battaglia ideologica anziché costruire il fronte comune di cui il comparto avrebbe bisogno in questo momento di allerta. Intanto a giorni l’UE sarà chiamata a votare in assemblea plenaria il Cancer Plan e sarà l’occasione giusta per vedere l’aria che tira.

Gli europarlamentari Herman Dorfmann e Paolo De Castro presenteranno quattro emendamenti, il cui punto cardine sarà la differenza tra uso e abuso e che chiedono venga ignorata la richiesta di applicare avvertenze sanitarie, immagini e comunicazioni simili a quelle utilizzate per i pacchetti di sigarette. Il pericolo è grande perché come sottolinea anche l’Associazione Città del Vino: “Fatevi promotori delle istanze dei nostri territori affinché le politiche di prevenzione contro il cancro e per la tutela della salute dei cittadini non si trasformino in battaglie ideologiche contro le produzioni tipiche italiane”.

Si tratta infatti di difendere il vino da chi vorrebbe connotarlo come elemento negativo a prescindere, indipendentemente dalle modalità di assunzione e dalla quantità, praticamente una dichiarazione di guerra al comparto vitivinicolo ed alla sua esistenza come afferma UIV: “Se il Parlamento votasse il testo così com’è il 15 febbraio a Strasburgo andrà in scena l’inizio della fine del vino italiano”.

E il  segretario generale Uiv Paolo Castelletti aggiunge: “Le recenti proposte in Francia sul Nutriscore confermano purtroppo questo trend a monte del quale vi è un disegno più largo su scala globale, ossia un attacco al mondo della produzione agricola tradizionale. L’allarme di Uiv si rivolge non solo alla politica e agli attori del settore, ma a tutti i consumatori per la stragrande maggioranza moderati e responsabili, che hanno il diritto all’autodeterminazione alimentare anche in nome della Dieta mediterranea e dei suoi valori identitari”.

Nella stessa direzione va anche Federvini che fa sentire la sua voce per bocca della Presidente Micaela Pallini: “Il piano europeo di lotta contro il cancro prima, il documento dell’Oms sulla lotta all’alcol e infine la proposta del Nutriscore. Mi sembra chiaro il tentativo di attacco concentrico nei confronti di quei prodotti e di quei Paesi che guarda caso da sempre sono stati portabandiera di uno stile di vita corretto, alimentazione bilanciata, cultura del bere e bellezza associata ai propri territori. Il tutto con una base scientifica approssimativa e grossolana, che non fa le necessarie distinzioni.

I prossimi mesi saranno cruciali: difendiamo i nostri settori, le nostre abitudini, la nostra socialità ma soprattutto difendiamo il buon senso – e conclude – crediamo sia arrivato il momento di dare una risposta forte attraverso una strategia nazionale, che vada oltre le dichiarazioni per i media e, si esprima con conseguenti prese di posizione puntuali e concrete su tutti i tavoli di discussione a livello europeo e internazionale. Non si tratta di battere i pugni sul tavolo, bensì di lavorare sui dossier con continuità, cercando alleati e costruendo coalizioni ampie per difendere le proprie posizioni, senza timidezze e complessi di inferiorità.

Troppo spesso siamo assenti o non parliamo dove serve”. Intervento che ha accompagnato la richiesta di Federvini di istituire un tavolo assieme al Ministero delle Politiche Agricole, Ministero della Salute e Ministero degli Affari Esteri, per coordinare azioni ed iniziative volte a difendere gli interessi Italiani ovunque ve ne sia la necessità internazionale.

Se il testo del Cancer Plan dovesse passare senza emendamenti lo scenario previsionale di Uiv annuncia una catastrofe epocale capace di ridurre drasticamente  tutti i numeri del comparto, dai consumi ai fatturati a tutto ciò che ruota intorno a quello che è uno dei comparti produttivi Italiani tra i più importanti. Un disastro capace di tradursi in un abbattimento del 50% sul margine lordo della produzione e che porterebbe alla cancellazione di migliaia di aziende agricole, con danni incalcolabili per il territorio anche al di la della produzione vitivinicola.

Insomma una grande battaglia di importanza vitale davanti alla quale la politica Italiana è chiamata a sotterrare l’ascia di guerra per far fronte comune a quello che si presenta come una grande minaccia per l’economia produttiva. Un mondo fatto da milioni di Italiani, elettori di ogni partito che oggi si aspettano una prova di maturità da una politica che spesso ha fallito nella difesa del Made in Italy, ma che ora non può permettersi di sbagliare.

Bruno Fulco

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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