Vini e Ristorazione

Il futuro del vino italiano in Usa dopo l’elezione di Joe Biden

Il nuovo presidente americano si è messo subito al lavoro per invertire la rotta sciagurata tracciata dal suo insulso e pericoloso predecessore.

Il nuovo presidente americano si è messo subito al lavoro per invertire la rotta sciagurata tracciata dal suo insulso e pericoloso predecessore.

Fra gli sciocchi e ritorsivi provvedimenti adottati dal patetico affarista di origini germaniche vi è quello dei dazi imposti su tutta una serie di prodotti provenienti dall’Europa.

Per quanto riguarda l’Italia non si sa ancora se le cantine possano dormire sonni tranquilli.

L’incubo dei dazi aggiuntivi è purtroppo tuttora incombente.

Le contromisure adottate dal’Europa lo scorso Novembre non sono state affatto gradite a Washington.

Il prossimo 26 Marzo entrerà in vigore la digital tax sul commercio elettronico per 2/3 appannaggio degli Usa e che dovrebbe portare nelle anemiche casse italiane oltre 700 milioni di euro.

A metà Febbraio è prevista la nuova lista dei prodotti che saranno colpiti dai nuovi dazi Usa. L’USTR – United States Trade Representative ha pubblicato nella prima settimana di Gennaio i risultati delle indagini sulle tasse concernenti i prodotti e i servizi digitali adottate da Italia, India e Turchia.

La conclusione di questo rapporto è che le misure introdotte da ciascun paese discriminano le società e le aziende statunitensi.

Contrastano con i principi della tassazione internazionale e limitano il commercio di esportazione degli Usa gravando sulle imprese.

Certo che detto e scritto da loro fa un certo effetto. Non sono state le nazioni europee né tantomeno l’India, la Turchia o la Cina a cominciare questa guerra sui dazi.

L’assurda condotta del collerico e instabile ex presidente incentrata sullo slogan “America first” gli ha consentito di vincere le elezioni recuperando vaste fette di elettorato e lavoratori che hanno sostenuto la sua antistorica politica autarchica.

Il casus belli che ha fatto scatenare le ire del dispotico ex primo (?) cittadino Usa è la contesa concernente i sussidi di stato erogati alla compagnia europea Airbus.

Concorrente della storica azienda nordamericana Boeing il consorzio europeo ha goduto di forti contributi in violazione secondo gli Usa delle regole del commercio stabilite dal WTO – World Trade Organisation.

Al WTO aderiscono la quasi totalità delle nazioni mondiali e secondo l’USTR gli aiuti non erano consentiti.

Il WTO ha autorizzato gli Usa a introdurre i dazi contro alcune categorie di prodotti europei per un ammontare complessivo di 7,5 miliardi di dollari.

Ma si noti bene che il Consorzio Airbus è costituito da Francia, Germania, Regno Unito e Spagna e l’Italia non ne fa assolutamente parte.

Quindi non si capisce perché i nostri eccellenti prosciutti, l’ottimo Parmigiano Reggiano, il gustoso Pecorino, il delizioso Provolone, gli yogurt, il burro, la frutta, liquori, distillati, amari e cordiali debbano subire astiose anacronistiche gabelle. 

La nuova lista nera è attesa per Febbraio e finora non ha riguardato il vino italiano. L’ auspicio è che si vada avanti così per quanto concerne i nostri vini.

Umberto Faedi 


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