Punti di Vista

Il blablabla e la mania di dividersi in tifoserie

Gli Italiani amano i blablabla e non riescono ad evitare di aggregarsi sempre in tifoserie, di litigare sostenendo convintamente una o l’altra delle parti, e non solo per le squadre di calcio.

E poi ci sono quelli che si astengono dal parteggiare e si cimentano in slalom verbali e cerebrali per non dar torto a nessuno.
A certi, però, non va bene il “né né”, si deve decidere: o si sta di qua o di là.

Coloro che si dissociano dal prendere posizioni vengono canzonati, disprezzati, persino discriminati, quasi criminalizzati.
Così è successo da oltre due anni, e sapete cosa intendo.

Ma le persone abituate ad essere caute nel lanciarsi in giudizi, sapendo forse far funzionare un po’ meglio la propria materia grigia, prudentemente attendono, perché prima o dopo emergono le false notizie, le “fake”, sbandierate come realtà indiscutibile, e la verità trionfa.

Da due mesi il circo mediatico ha spostato la sua attenzione dal tema Covid al tema Guerra.
Nei talk show e nei programmi del mainstream, e sulle prime pagine dei giornali, la cronaca bellica ha sostituito la narrazione pandemica.

Mentre l’economia italiana è in ginocchio, l’inflazione galoppa e vengono prospettati i panorami più angoscianti per il futuro immediato, ancora una volta le opinioni dividono le amicizie e le famiglie.

Si può ragionare un po’ di più, al di là dell’imprescindibile concetto che “c’è un aggressore e c’è un aggredito” (come viene tanto spesso ribadito quasi per pulirsi la coscienza)?

Come allora, anche ora è caccia alle fake. E come è successo per quelle di allora, presto scopriremo che molte delle odierne si ribalteranno di posizione.

Blablabla e il solito pensiero comune

Intanto, è sempre vietato porsi domande.
In precedenza non si poteva parlare delle vittime da effetti avversi ai vaccini, perché non “c’è prova della correlazione”, oggi non ci si deve nemmeno porre il dubbio sulle matrici delle bombe che distruggono asili ed ospedali nonché palazzi residenziali, al posto di obiettivi militari, nonostante le migliaia di reportage degli inviati.
Ad esempio come documentato l’altra sera nel programma Report, di rete nazionale.

Voler ascoltare una sola campana significa aver già accettato il lavaggio del cervello.
D’altronde è più facile stare in linea con il pensiero comune che perdere le amicizie o farsi dei denigratori.

Quanta ipocrisia.
Come ce la giochiamo con la contro-informazione? Sempre tutte fake news?
Chi ha in tasca la verità?

Altri blablabla

L’ho sentito dire a mezza voce (da increduli giornalisti) che nel nostro Paese cresce ogni giorno la contrarietà della gente a fomentare la belligeranza mandando armi, e che pure aumenta la sollevazione contro chi sostiene, a prescindere, la propaganda filo ucraina.
In effetti, il pensiero piatto sostiene che solo dai russofili viene la propaganda.

Sono sconcertata dal polverone scatenatosi a seguito dell’intervista al Ministro della Difesa russa.
Politici e opinionisti si sono lanciati nei peggiori e disgustosi epiteti, bollando come “inaccettabile propaganda” le sue affermazioni.

Proprio nella Giornata Mondiale della Libertà di Stampa!

Insomma, prima ci si vanta che in Italia non c’è censura e poi si vogliono zittire i non allineati con la unica campagna pubblicitaria approvata dall’ipocrita Pensiero Unico.

Ogni telespettatore ha diritto di farsi la sua idea, di valutare con la propria testa, o no?
E smettiamola di fare gli ultras!

Maura Sacher

 


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