Punti di Vista

I sentimenti di un anno di Covid

Contrariamente al mio solito, in questo pezzo non voglio essere né polemica né provocatoria.
Voglio parlare di quello che è stato vissuto in questo lunghissimo anno nell’intimo di ognuno di noi.

Voglio parlare di sentimenti, di emozioni, di quegli stati d’animo che tutti in vari modi e secondo diverse esperienze abbiamo provato da quando ci hanno chiuso in casa, privandoci di ogni occasione di gioia, degli abbracci con le persone più care, di ogni attività motoria, del conforto spirituale della Messa, della vicinanza ai famigliari dal momento in cui entravano in ospedale e poi morivano in solitudine.

Costernazione, fiducia, speranza.
Siamo rimasti tutti storditi dagli eventi, increduli che una tale calamità si fosse abbattuta sulla cittadinanza. All’inizio sembrava necessaria e utile la privazione della libertà, ci raccontavano dei decessi e ci rassicuravano di avere il controllo dell’epidemia. Epidemia diventata presto pandemia! Si esponevano dalle finestre cartelli con la scritta “andrà tutto bene” e si cantava esponendo il Tricolore, fiduciosi e speranzosi.

Oppressione, ribellione, disordine.
Dopo qualche mese, queste altalene dell’apri-chiudi ci sono apparse un’oppressione, una persecuzione, una prova di dominazione totale, globale, e non importava se era condivisa anche in altri Governi di questa Europa, da alcuni considerata matrigna da altri sorella dispettosa. La gente, ha tentato di ribellarsi. Sono cominciate le proteste nelle piazze delle categorie di lavoratori, vittime, e martiri, penalizzate degli effetti dei provvedimenti governativi. E si faceva il tifo per loro.

Disorientamento, distanziamento sociale, distacco emotivo.
Qualcuno ha cominciato ad appendere cartelli del tipo “Ma di testa si può uscire?”. Perché ormai di testa uscivano un po’ tutti, tanto che sono aumentati le depressioni, i casi di suicidi anche giovanili, i maltrattamenti in famiglia con vittime donne e persino bambini. Si sono di colpo raggelate tutte le abitudini a dimostrare affetto, neanche in casa ci si poteva abbracciare senza provare un brivido di angoscia. I giovani sono stati privati delle emozioni di nuove conoscenze, di flirtare, di fare esperienze socializzanti. Molte relazioni sentimentali sono state interrotte o hanno patito la sofferenza del distacco, del distanziamento, a causa dei colori rosso o arancione delle località di residenza.

Odio rancore, spionaggio.
Gli animi si inacidivano. C’è stato chi ha odiato il vicino di casa perché aveva il cane e poteva uscire anche la sera. Chi aggrediva e insultava gli indisciplinati senza mascherina, chi postava sui social i filmati degli assembramenti e scriveva “state a casa!” mentre lo stesso autore era in strada. O chi chiamava i carabinieri perché sentiva musica nel palazzo di fronte e sospettava folli riunioni in casa altrui C’era un rincorrersi a fare la spia.

Isolamento e rassegnazione.
Tanta gente si è rassegnata, ma ancora confidava che il sacrificio dell’isolamento fosse utile. A malincuore ci siamo rassegnati ad essere privati delle celebrazioni religiose, delle Festività Pasquali, delle cerimonie nuziali. Ci siamo rassegnati a non frequentare ristoranti, cinema, teatri, discoteche, mentre i gestori di queste attività tiravano giù le serrande ad orari precisi e molti non le riaprivano nemmeno. L’atmosfera cittadina era lugubre. Come lugubre lo stato d’animo di tanti.

Amarezza.
Poi la gente ha perso la speranza nel Governo e la fiducia nella Scienza, mentre la malattia si diffondeva lo stesso e ogni giorno i tg leggevano numeri su numeri, tanto che in molti è subentrata una assuefazione e pure il rifiuto della gravità della situazione. E intanto sono aumentate di centinaia di metri le file delle persone per un pasto caldo, e ci hanno detto che i “nuovi poveri” sono 4 milioni. E pure c’è stato chi ha gongolato per l’aumento dei risparmi in banca degli Italiani.

Ho provato a descrivere i sentimenti, gli stati d’animo degli Italiani lungo l’anno di Covid, i più eclatanti. Non ho attribuito colpe né sono andata ad affondare il coltello sulle responsabilità. È inutile.
Quello che è stato vissuto nel proprio intimo lo conosce ognuno. Speriamo davvero che finisca presto. Ma niente sarà come prima!

Maura Sacher

 


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