I bar italiani non temono la concorrenza al loro caffè

I bar italiani non temono la concorrenza al loro caffè

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Aperto in centro a Milano una caffetteria della catena americana Starbucks, tra molte iniziali polemiche, i classici bar italiani non temono la concorrenza, secondo il punto di vista di Fipe.

“Le nuove iniziative commerciali come l’apertura di Starbucks trovano sempre il nostro favore, a maggior ragione quando creano posti di lavoro”, è il commento della Federazione Italiana Pubblici Esercizi, ritenendo che “sarà il mercato a decretare ogni risultato, e da questo punto di vista i nostri bar non temono il confronto, che, anzi, sarà uno stimolo per migliorare qualità e servizio”.

Anche il nostro punto di vista non è dissimile, facendo leva sulla tradizione, i valori e la dimensione dell’offerta italiana di tazzine di caffè che copre oltre tre secoli di storia dall’introduzione in Europa dei chicchi, la cui frantumazione in polvere e filtrata con l’acqua produceva un effetto più energizzante che a masticarli.
Al pari di altre spezie importate negli scambi mercantili con l’Oriente e il Continente Africano, e successivamente quelli coloniali con il Sudamerica, il caffè inizialmente era prerogativa delle tavole degli aristocratici, dato l’alto costo. Con l’apertura di sale aperte al pubblico, specie nella Mitteleuropa ottocentesca, che vennero chiamati “Caffè”, la clientela era fortemente caratterizzata: c’erano i Caffè spiccatamente sede di incontro di politici o riservati agli uomini d’affari dove stringevano contratti commerciali, e ancor più numerosi quelli letterari, prediletti da una certa borghesia professionista delle arti. E vi si faceva pure musica con orchestrine.
Il Caffè fu considerato luogo in cui si potevano veramente condividere opinioni ed esperienze.

Oggi, è superata l’idea di rapportare il caffè a bevanda socializzante tra gruppi di persone che condividano un ideale, ma non è tramontata l’abitudine di sedersi ad un tavolino o di accostarsi al bancone di quei locali che in Italia sono prevalentemente definiti caffetterie o “Bar”, tout court, sia in compagnia sia individualmente, di passaggio o per passare piacevolmente il proprio tempo libero.

Secondo i dati della Federazione Italiana Pubblici Esercizi, sono 149.154 i bar oggi in attività in Italia con un volume di affari di 18 miliardi di euro: un universo di bar e caffetterie che ogni anno servono 6 miliardi di tazzine di un caffè aromatico, pieno, corposo, lungo, corto, macchiato, schiumato e via di seguito, sempre preparato ad arte.

Niente da temere con l’invasione di Starbucks da parte di Fipe, augurandoci anche noi che “da questa apertura ci sia da imparare per quanto riguarda le tecniche di marketing e i processi di innovazione”.

Maura Sacher

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