I Viaggi di Graspo

GRAPE TRACKER, vitigni dal passato per i vini del futuro G.R.A.S.P.O.

Con GRAPE TRACKER, vitigni dal passato per i vini del futuro G.R.A.S.P.O. fa il pieno ad Anphora Revolution

Con GRAPE TRACKER, vitigni dal passato per i vini del futuro G.R.A.S.P.O. fa il pieno ad Anphora Revolution

 

Antonio Tebaldi in primo piano e Daniele Dal Cerè al ban co di assaggio di Graspo
Manna Crespan

Tra i tanti momenti di riflessione proposti ad Amphora Revolution, il nuovo format creato da Vinitaly e Merano Wine Festival, andato recentemente in scena alle Gallerie Mercatali di Verona Fiere, il panel di ricerca presentato da G.R.A.S.P.O. dal titolo GRAPE TRACKER, vitigni dal passato per vini del futuro ha registrato il tutto esaurito merito crediamo della qualità delle quattro relazioni presentate e dell’autorevolezza dei relatori. Un confronto serrato ricco di stimoli per i tanti produttori custodi di vitigni rari e concluso con la degustazione di una selezione di vini arrivati da tutta Italia selezionati tra i 100 raccontati nell’ultimo libro di Graspo.

Attilio Scienza
Foto di gruppo con al centro Federico Bricolo Presidente di Vinitaly

“Risulta ormai chiaro come il cambiamento climatico in atto sta fortemente condizionando le scelte tecniche in vigna e stilistiche in cantina per mitigare gli effetti di temperature sempre più alte e la carenza sempre più impattante della risorsa acqua, ha esordito Aldo Lorenzoni fondatore di GRASPO, una rivoluzione che si accompagna anche all’evoluzione  del gusto dei consumatori.

Non si tratta quindi solo di uno spostamento ormai certificato dal vino rosso al vino bianco ma da vini importanti e strutturati verso vini più immediati, freschi ed eleganti.

Gianni dell’azieda La rabiosa spiega la sua Vernazola
Andrea Lonardi

Si cercano e si scelgono vini non troppo alcolici, non troppo concentrati con acidità più curiose ed originali e pH più bassi, vini immediati e sinceri con meno condizionamenti enologici.

Un cambiamento di stile epocale che vede spostare la viticoltura verso areali più freschi, scalando sensibilmente altitudini e pendenze con l’evidente rischio che questo possa comprometta in maniera definitiva equilibri ambientali ed identità paesaggistiche di grande suggestione.

Non conviene forse utilizzare invece quei vitigni originali di ogni territorio che in passato hanno manifestato caratteri di resilienza ai climi caldi?

 


In sostanza se cambia il clima e cambiano i gusti meglio cambiare i vigneti o i vitigni?”

Ed è il Prof. Attilio Scienza tra i massimi esperti al mondo di viticoltura ed enologia a raccogliere questa provocazione.

la Master class

“Le viticolture europee sono più ingessate ed impossibilitate a modificare la base ampelografica dei dei loro vigneti, spiega Scienza, in Italia abbiamo invece la grande fortuna di avere una storica ricchezza di vitigni originali di ogni territorio che possono oggi tornare utilissimi per ritrovare identità e freschezze perdute.”

“Sono vitigni, rimarca Andrea Lonardi agronomo ed oggi anche Master of Wine, che se una volta potevano sembrare esili con il cambio climatico e il miglioramento viticolo si sono ‘rafforzati’ acquisendo una identità anche organolettica più decisa.

Luigino Bertolazzi Grape

Al contempo, sono vitigni che mal si prestano a blend perché subiscono fortemente il taglio di altri vitigni, così come non sono adatti a ‘tagliare’ altri uvaggi, ma sono anche estremamente flessibili e sanno trasmettere e descrivere le variazioni dei climi e dei suoli del territorio dal quale provengono. Sono vitigni che si adattano a specifici territori perchè esprimono il loro meglio in modelli territoriali specifici; non sono ‘trattori’ aromatici ma hanno una interessante minore capacità di produrre zuccheri, e quindi alcol.

Matteo Gambarini delle aziende La Marchesa e Tenuta di Pietrea Porzia

Danno vini che poco si prestano a modelli enologici di altre zone (es. barrique o macerazioni) e al contrario esprimono il loro meglio in modelli territoriali specifici, vini con grande longevità ed evoluzione organolettica, ricordando nella loro evoluzione alcuni grandi vitigni come il Riesling o il Pinot nero. Infine, sono vitigni che danno origine a vini che oggi incontrano un forte interesse da parte della comunità dei sommelier e degli opinion leader, ma anche il palato dei consumatori internazionali, sia quelli più educati che quelli curiosi di scoprire cose nuove”.

in primo piano Lorenzo Bulfon con Luigino Bertolazzi

La chiave di volta è l’approccio enologico, attraverso cui gli antichi vitigni restituiscono una fedele interpretazione territoriale, attraverso vini che hanno la forza comunicativa di rendere un territorio e un brand identitario.

“I vitigni antichi – riprende Scienza – hanno una composizione di partenza molto diversa rispetto, ad esempio, a un Cabernet, che oggi, in Italia, non garantisce più una composizione adatta al vino che vogliamo produrre, obbligandoci a intervenire in cantina in maniera più incisiva. Lavorare invece su vitigni naturalmente resilienti è molto più facile perchè hanno geneticamente una capacità maggiore di tollerare vinificazioni più semplici e lunghi invecchiamenti, garantendo acidità più alte, pH più bassi e buoni tannini.”

In primo piano da sx Ivano Asperti con tre custodi vitigni  di Graspo

“Tutte caratteristiche, conferma Lonardi, che li rendono perfetti per il consumatore del futuro, oggi orientato verso due nuove categorie di vino, per i rossi uno stile che ho chiamato Pinosophi e quindi vini che pur caratterizzati dal colore più scarico non rinunciano però ad una vibrante complessità rincorrendo le sensazioni del Pinot Nero e per i bianchi vini molto sapidi e salati che possano richiamare suggestioni marine oggi molto ricercate.” Ma quanto può essere utile conoscere intimamente l’identità genetica dei vitigni per un nuovo stimolante loro racconto ai consumatori curiosi? Quanto conta l’analisi del DNA per capire il percorso storico di un vitigno?

Attilio Scienza apre il convegno alle gallerie mercatali Vitigni e viti

“Questa recente tecnologia ha di fatto rivoluzionato o confermato quanto prima conosciuto per ogni singola varietà presa in esame, ha spiegato Manna Crespan ricercatrice presso il CREA-VE di Conegliano.

Per la vite, la storia di questi marcatori si sviluppa negli anni novanta quando ricerche effettuate in Australia, California e Austria individuarono una serie di SSR che si cominciarono a testare con successo nei laboratori di tutto il mondo. 

L’uso comune di queste tecnologie, codificato in seguito su una selezione di nove SSR ed applicato su larga scala dalla comunità scientifica viticola, ha consentito di implementare database molecolari che continuano ad arricchirsi di nuovi profili SSR, si veda per esempio il Vitis International Variety Catalogue (https://www.vivc.de) ed il sito del Registro italiano delle varietà di vite (http://catalogoviti.politicheagricole.it). 

Il germoplasma viticolo italiano risulta sistematicamente “rimescolato”, a differenza di quello di tutte le altre regioni viticole euroasiatiche frutto di due storie evolutive principali e diverse, riflesso della divisione storica, politica e climatica fra Nord e Sud, a dispetto dell’unità geografica.

Le varietà del Sud Italia sono geneticamente più vicine a quelle dei Balcani; quelle del Centro e del Nord Italia alle varietà della Francia e della Germania.  Alcune varietà sono genitori ricorrenti (si conoscono i loro ascendenti) o varietà fondatrici (non si conoscono i loro ascendenti) che hanno dato origine a numerose altre ed anche per il germoplasma italiano sono state individuate varietà che hanno svolto questo ruolo. 

Si è scoperto, per esempio, che la Garganega/Grecanico dorato ha generato discendenze lungo tutta la Penisola, dalla Sicilia al Friuli Venezia Giulia; che il Mantonico Bianco ed il Sangiovese hanno giocato un ruolo importante nella nascita di numerose varietà di pregio della Calabria e della Sicilia ;

che uno dei genitori della Glera è la Vulpea (coltivato in Veneto come Quaiara/ Rossetta /Sciavetta Doretta) e che la Vulpea, a sua volta, deriva dalla Visparola, vitigno dalle ascendenze greche . È stato inoltre ricostruito il pedigree di molte varietà del Friuli Venezia Giulia, fra cui i Refoschi.

Conoscenze queste che possono arricchire di molto il racconto dei nostri tantissimi vitigni italici.

Un concetto confermato anche da Gianluca Telloli di Proposta vini fondata da Gianpaolo Girardi un’azienda che da oltre quaranta anni distribuisce  vini, spumanti, distillati od oli, non solo nel mercato italiano, con una particolare attenzione ai produttori che realizzano i loro vini nel rispetto del mantenimento delle tradizioni produttive dei loro territori.

Ed il Progetto dei Vini dell’Angelo rappresenta al meglio questa filosofia coinvolgendo una ventina di aziende che sono diventate custodi di una trentina di antichi vitigni proposti con soddisfazione ai consumatori più curiosi o con l’allestimento della Collezione Matonari  che non è un semplice campo di conservazione della biodiversità viticola del Trentino, ma è un vero e proprio museo vivente della memoria dei viticoltori, della loro saggezza e delle loro conoscenze ancestrali, una biodiversità culturale altrimenti destinata ad essere dimenticata.

Manifesto ufficiale e concreto di questa filosofia è il catalogo di proposta Vini che ogni anno diventa un affascinante viaggio alla (ri)scoperta della straordinaria ricchezza di biodiversità che caratterizza territori ed aziende valorizzandoli con progetti coraggiosi ed originali.

Tra i più suggestivi quelli legati ai Vini Estremi realizzati in zone impervie a forte pendenza, vini figli della fatica, del sudore e della laboriosità dei vignaioli, vini rari e preziosi ma carichi di storia o come i Vini Vulcanici, realizzati su suoli a matrice vulcanica, sia ancora attiva che dormiente, un arcobaleno di colori, di vitigni e terroirs che ritroviamo, quasi come una colonna vertebrale della nostra penisola, dalle Alpi alla Sicilia, isole comprese. Ma sono tante altre le originali tematiche affrontate con coraggio e lungimiranza da Proposta Vini come i Vini Franchi realizzati su areali particolari dove non è necessario l’innesto, le Viti Centenarie, i Vini delle Abbazie, i Vini delle Isole Minori. 

Quasi a far sintesi di tutte queste, non scontate, sensibilità, Gianpaolo Girardi ha ritenuto di condividere con GRASPO il progetto Ritorno per la salvaguardia dei vitigni storici dell’Etna che, partendo dal ricordo e passando dalla ricerca e dalla conservazione arriva nei calici. 

Come è successo alla master class guidata da Luigino Bertolazzi enologo di Graspo presentando vitigni, vini e produttori custodi di storie enologiche uniche come quelle di Stefano Turbil de la La Chimera con  Avanà declinato nel metodo classico spumante, Gianni Boggian de La Rabiosa con  la Vernazola in anfora, Lorenzo Bulfon con Sciaglin, Forgiarin, Piculit Neri e Cordenossa, Ilaria Nidini e Nicola Campagnola di Tenuta Santa Maria Valverde con Denela e Dindarella, Giovanni Leopoldo Mancassola de In Sordina con Leonicena e Cenerente, Vittorio Giulini della Tenuta la Marchesa e Tenuta Pietra Porzia con Uvalino, Pelaverga e Lecinaro, Robert Cassar di Margreid con la sua Hoertroete forte dei suoi 424 anni di storia, Antonio Brandellero di Sacramundi con la Saccola ed Edoardo Ventimiglia di Sassotondo con il Nocchianello Nero. Amphora Revolution è stata però l’occasione per degustare anche i vini impossibili di Graspo realizzati nell’ambito del progetto Verona, scrigno di Biodiversita viticola sostenuto dalla Camera di Commercio di Verona come Brepona, Liseiret, Ottavia, Pontedara, Saccola Bianca, Ua che Liga, Bigolona, Denela, Forselina, Invernenga, Marcobona, Quaiara e Simesara.

Vitigni dal passato, appunto ma per vini del futuro.

Il viaggio continua……..

 

Aldo Lorenzoni e Luigino Bertolazzi

Foto di Gianmarco Guarise

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