Tribuna

Go Wine rinnova a Roma con “Buono non lo conoscevo” l’appuntamento annuale con gli autoctoni

Uno dei classici dell’associazione si ripete per l’edizione 2022

Fino a qualche anno fa parlare degli autoctoni era uno dei discorsi di tendenza nel mondo del vino. La critica, i consumatori e tutti quelli che gravitavano attorno alle questioni enoiche erano esclusivamente concentrati sulle grandi denominazioni.

Il Blasone delle Doc e Docg storiche era esclusivo protagonista della scena ed anche oggi intendiamoci ha ancora un ruolo fondamentale nel mercato del vino e soprattutto per l’export, voce economicamente fondamentale del movimento enologico italiano.

Nel frattempo il discorso degli autoctoni è uscito dal limbo degli addetti ai lavori diventando di dominio pubblico o meglio di gradimento pubblico. Sono infatti sempre più quelli che legano le esperienze di degustazione all’espressione della viticoltura di territorio.

Del resto sarebbe stato un atto di ciclopica miopia continuare ad ignorare quella che è forse la prerogativa più grande della viticoltura Italiana. Il nostro paese insieme a pochissimi altri, come ad esempio la Giorgia, ha infatti la fortuna di poter contare su un registro ampelografico di grande vastità.

Ne consegue la possibilità di uscire dall’obbligo di produzioni stereotipate e concentrate su un numero di vitigni limitato in favore di una grande varietà della proposta, che attraverso gli autoctoni riesce a proporre l’identità di ogni territorio e della sua tradizione rurale.

Il merito di Go Wine è quello di aver creduto già dalla prima ora a questo potenziale a cui dedica ogni anno un ciclo di degustazioni itinerante dal nome  “Buono non lo conoscevo”.  L’edizione  2022 è appena passata per Roma aprendo il calendario stagionale delle attività associative di Go Wine  nella ormai storica sede dell’Hotel Savoy.

Come sempre in sala tanti produttori ed etichette da ogni parte d’Italia per fare la conoscenza con vini e vitigni che non è proprio facile incontrare nell’enoteca dietro casa. Tipo, per fare solo qualche nome, i grandi Lambrusco Mantovani della Cantina Sociale di Quistello, i vini Marchigiani di Tenuta Piano di Rustano o gli autoctoni siciliani di Caruso e Minini tra cui lo splendido Perricone, di gusto estremo centrato sulla mora matura che ben lungi dall’essere un “succo di frutta” regala grazie alla sua freschezza un sorso dinamico che investe di piacere il palato distendendosi in piacevole e duratura lunghezza. Ma nessuna menzione potrebbe essere esaustiva della qualità presente in sala, meglio sbirciare nella lista completa delle presenze.

Tutti i vini in degustazione: https://www.gowinet.it/evento/buono-non-lo-conoscevo-roma/

Bruno Fulco

 

 

 

 


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