Tribuna

Giuseppe “Bepi” Quintarelli, figura mitica della Valpolicella

Giuseppe "Bepi" Quintarelli, figura mitica della Valpolicella

Giuseppe “Bepi” Quintarelli, figura mitica della Valpolicella

La top ten delle migliori etichette italiane: Quintarelli, Secondo Marco, Rinaldi, Solaia, Sassicaia, Ornellaia, Romano Dal Forno, Antinori, Casanova di Neri, Biserno

Fiorenza Quintarelli e Christian Marchesini con Andrea Lonardi e Mauro Bustaggi

Dieci anni fa moriva Giuseppe Quintarelli, il mitico “Bepi”, re dell’Amarone e della Valpolicella. Una figura mitica alla quale il vino italiano deve molto in fatto di notorietà e soprattutto prestigio.

 

Figure, spesso poco capite se non ostacolate, che hanno segnato la storia di molte denominazioni e di molti territori vitivinicoli che oggi sono conosciuti nel mondo proprio grazie al loro lavoro. 

In Piemonte, come in Toscana, per citare solo le due regioni che producono i vini più blasonati d’Italia, gli inizi sono costellati da pionieri che hanno impresso ai vini bandiera del loro territorio identità e personalità rendendoli delle vere e proprie icone, osannate e apprezzate nel mondo.

 

Nomi, solo per citare due territori, come Tancredi e Franco Biondi-Santi per il Brunello di Montalcino, Mario e Niccolò Incisa della Rocchetta per Bolgheri. In Veneto, ad illuminare la Valpolicella con l’eccellenza dei suoi vini, è stato lui, il mitico “Bepi” Quintarelli.

Amarcord: il mio primo incontro nella sua cantina di Cerè a Negrar

Amarcord personale.

Fiorenza, figlia di Bepi Quintarelli, con il nipote Francesco

“Incontrai Bepi Quintarelli per la prima volta 30 anni fa a Negrar nella sua storica cantina sulla collinetta di Cerè. Qualche tempo prima durante un incontro conviviale al ristorante “Dodici Apostoli” di Giorgio Gioco mi avevano incuriosito, sullo scaffale, quelle etichette scritte a mano con una calligrafia d’altri tempi firmate Giuseppe Quintarelli.

 

Il primo incontro a Cerè quando mi presentai come giornalista – lo confesso – fu tutt’altro che entusiasmante.

Probabilmente mi aveva scambiato per uno dei tanti rappresentanti di qualche agenzia di pubbliche relazioni. “Guardi – mi disse – non ho bisogno di pubblicità.

Le mie bottiglie le ho già tutte vendute in Italia e all’estero.

Le ultime casse sono partite proprio ieri per la Svizzera (era il suo primo mercato di riferimento).

Mi dispiace per lei, ma non ho tempo da perdere.

Se vuole  – mi disse sbrigativamente – le faccio assaggiare quest’ultima annata di Valpolicella che aveva sul tavolo della cantina e quel che mi è rimasto dell’ultima bottiglia di Amarone aperta ieri sera.

Assaggiai i due vini velocemente, in piedi (avevo capito che non potevo prolungare oltre la visita) e, dopo avergli lasciato il mio biglietto da visita, mi accomiatai salutandolo non senza un qualche imbarazzo per averlo distolto dal suo lavoro.

Scrissi della sua ritrosia nell’incontrare questo rompiscatole di giornalista

L’Amarone 2009 Quintarelli, premiato come number one

Scrissi dell’incontro con il mitico “Bepi” e della sua ritrosia nell’incontrare questo rompiscatole di giornalista qualche giorno dopo nella mia rubrica settimanale sul quotidiano “L’Adige” dedicata al vino e alla gastronomia.

Evidentemente gli piacque il taglio che diedi a questa mia “non intervista”.

Tant’è che, a distanza di qualche settimana, mi furono recapitate a casa due sue bottiglie del mitico Amarone Quintarelli, anni Novanta, con etichetta scritta a mano, che conservo gelosamente nella mia cantinetta”.   

L’Amarone 2009 Quintarelli al 1° posto nella top ten delle migliori etichette italiane


Perchè vi ho raccontato questo episodio?

Semplicemente perchè ci sono personaggi e vini (l’Amarone di “Bepi” Quintarelli è uno di questi) che non avrebbero nemmemo bisogno di venire recensiti, dal momento che riescono a mettere d’accordo tutti: critici, sommelier, collezionisti e, ovviamente, consumatori.

A partire dai wine lovers che animano il sito Vivino https://www.vivino.com/IT/it/, la più grande comunità di appassionati di vino al mondo, a cui tutti possono accedere liberamente.

Sono più di 50 milioni di persone che condividono giudizi e pareri sulle bottiglie che assaggiano. 

Il risultato è un database sconfinato fatto da milioni e milioni di recensioni su decine di migliaia di bottiglie, con voti (da 1 a 5), prezzi, note di degustazione e, ovviamente, classifiche. 

Come quella delle migliori 10 etichette italiane, resa nota nei giorni scorsi. A questo punto vi chiederete chi figura in testa alla “top ten”. Ancora una volta sul gradino più alto del podio troviamo l’Amarone della Valpolicella 2009 di Giuseppe Quintarelli, icona e punto di riferimento per l’intero territorio, la Valpolicella.

 

Un territorio, famosissimo fin dall’antichità per i suoi vini, che ha conquistato anche il secondo gradino del podio con il “Solo per un amico” 2012 di Secondo Marco, la griffe della Valpolicella di Marco Speri, e il terzo poso con il “Corpus Amarone” della Valpolicella 2008 di Villa Rinaldi. 

Tra i vini toscani il Solaia di Antinori, il Sassicaia e l’Ornellaia di Frescobaldi

Al quarto posto di questa classifica troviamo il Solaia 2017 di Antinori, il “supertuscan” chiantigiano diventato un pezzo di storia dell’enologia mondiale, seguito al quinto posto da un altro vino mitico: il Sassicaia 2006 della Tenuta San Guido.

Da Bolgheri arriva anche il vino classificato al sesto posto: l’Ornellaia 2007, punta di diamante della galassia produttiva della famiglia Frescobaldi, seguito al settimo posto dall’Amarone della Valpolicella Monte Lodoletta 2008 di Romano Dal Forno e all’ottavo posto dal Tignanello 2018 di Antinori, tra i fine wine italiani più recensiti su Vivino, con ben 6.957 voti.

Chiude la “top ten” al nono posto il Brunello di Montalcino Cerretalto 2012 di Casanova di Neri e al decimo posto il Lodovico 2017 della Tenuta di Biserno, firmato da Lodovico Antinori.

L’omaggio del Consorzio della Valpolicella al mitico “Bepi” Quintarelli

Una storica annata (1983) di Amarone della Valpolicella di Giuseppe Quintarelli

Nei giorni scorsi, a dieci anni dalla scomparsa di Giuseppe “Bepi” Quintarelli, a Villa Brenzoni Bassani di Sant’Ambrogio, quartier generale del Consorzio per la tutela dei Vini della Valpolicella, il mondo del vino ha reso omaggio al grande maestro togliendo i veli ad una scultura che rappresenta il territorio e i suoi vini.

Giuseppe “Bepi” Quintarelli – ha detto il presidente del Consorzio veronese, Christian Marchesini – è stato un pioniere per il mondo del vino in generale, un riferimento per il territorio e un padre putativo per la nostra  denominazione.

“Nel periodo più buio per i vini Valpolicella, tra gli anni Ottanta e Novanta del Novecento, l’azienda di Bepi Quintarelli era l’unica fiaccola accesa.

 

Bepi è stato l’innovatore della Valpolicella moderna e ha posto le basi della Valpolicella contemporanea che viviamo oggi. Il suo ricordo riesce ad incarnare al tempo stesso la storia e l’evoluzione della Valpolicella, e ancora oggi il suo nome è sinonimo di Amarone in tutto il mondo. 

 

È stato definito da molti un artigiano del vino: della sua professionalità e umanità vogliamo conservare l’attenzione devota alla qualità, lo sguardo visionario verso il futuro e l’intuito capace di leggere e intercettare il mercato, contribuendo a tracciare la strada dell’internazionalità della denominazione”.

“Con la sua flemma incarnava perfettamente il vino che produceva”

Commosso il ricordo di Lorenzo Simeoni, cavaliere benemerito dell’Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona e paladino del Recioto della Valpolicella, passione condivisa con Bepi Quintarelli:

“Ho conosciuto Bepi quando avevo 19 anni e rimpiango di non aver avuto la testa di oggi quando trascorrevamo a parlare e discutere insieme molte ore. Con la sua flemma, con il suo modo di pensare, Bepi incarnava perfettamente il vino che produceva.

Non era enologo e ragionava in base alla sua esperienza e agli insegnamenti dei suoi maestri. Metteva davanti a tutti i vini il Recioto, e per tutti i vini dava il giusto peso al tempo, aspettandoli senza fretta.

Non guardava l’aspetto commerciale, ma la giusta ricompensa gli è stata riconosciuta dal vino stesso.”

L’azienda oggi è guidata, nel solco della tradizione, dalla figlia Fiorenza

“Bepi” Quintarelli, produttore, artigiano, artista e visionario devoto al territorio, è subentrato negli Anni

Quintarelli Giuseppe – La Tradizone che dura nel Tempo

Cinquanta del Novecento nella conduzione dell’azienda familiare a Negrar (località Cerè) continuando la tradizione paterna in vigna e in cantina e producendo vini di elevata qualità, anche grazie a scelte drastiche, che vengono apprezzati in tutto il mondo.

 

Sempre legato ad affinamenti molto lunghi in legni grandi, non ha mai usato barrique, neppure negli anni Novanta, quando sembrava inevitabile, perché riteneva che standardizzassero il vino.

 

Ecco che aspettava per sei anni il Valpolicella Classico Superiore, per otto l’Amarone della Valpolicella Classico, prodotto non tutti gli anni, ma solo nelle vendemmie meritevoli, e per dieci l’Amarone della Valpolicella Classico Riserva, prodotto solo nelle annate eccellenti, mediamente tre su dieci. Nelle altre subentra il “Rosso del Bepi”, stessa tecnica ma “soltanto” otto anni in legno. 

L’azienda oggi è guidata dalla figlia Fiorenza, a cui aveva lasciato le redini nel 2010, che continua nel solco da lui tracciato:

“Oggi – ha detto Fiorenza Quintarelli – provo al tempo stesso un misto di gioia e di riconoscenza per questo riconoscimento dedicato a mio padre da parte del Consorzio e delle persone che rappresenta.

A dieci anni dalla sua morte voglio ricordare anche l’importanza che in azienda ha avuto mia madre.”

Una scultura che rappresenta il territorio e i vini della Valpolicella

L’opera svelata in una delle sale della Villa Brenzoni Bassani è stata realizzata dal “sarto del ferro” e fabbro d’arte, Simone Scapini e dal suo maestro Claudio Bottero.

 “La scultura dedicata a Bepi Quintarelli – ha spiegato il direttore del Consorzio, Matteo Tedeschi – vuole rappresentare tutti gli ingredienti dei vini e del territorio della Valpolicella. E per questo non poteva che essere un’opera concettuale.” 

Concetti che si leggono sulle superfici di tre strati di metallo in sequenza. Strati attraverso i quali lo sguardo passa oltre la materia nel perimetro del simbolo della denominazione Vini Valpolicella. 

“La prima lastra rappresenta la texture del suolo, ma anche del marmo che caratterizza questo territorio – ha spiegato Simone Scapini – la seconda richiama le rotondità degli acini, anche quelli in appassimento, e del movimento sinuoso del mosto in fermentazione.

Il terzo, invece, è scavato da solchi diversi che rappresentano i percorsi e le impronte dei produttori, tra cui quelli importanti di Bepi Quintarelli.” In alto i calici. Prosit. (GIUSEPPE CASAGRANDE)


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